L'Unità: fondata da Gramsci, affondata da Renzi

Dal primo agosto stop alle pubblicazioni. Titolo shock sull'ex quotidiano del Pci-Pds-Ds: «Hanno ucciso l'Unità». Il direttore Landò attacca il Pd

Paola Sacchi

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Emanuele Macaluso che piangeva come un bambino nel corridoio antistante l’open space, nella storica sede di Via dei Taurini, la notte del malore di Enrico Berlinguer; Massimo D’Alema che giocava ai videogame mentre qualche incauto redattore provava a sottoporgli una grana; e ancora l’apparentemente burbero D’Alema che disse a Renzo Foa e Piero Sansonetti: «I giornalisti siete voi», dando in sostanza il là a un titolo «C’era una volta Togliatti» che fece infuriare Botteghe oscure; Walter Veltroni che mandava la sua squadra di inviati a intervistare anche «il diavolo», per la sinistra si intende, da Emilio Fede a Cesare Previti: Giuliano Ferrara, ministro del primo governo Berlusconi che era praticamente di casa, veniva intervistato un giorno sì e uno no. Peppino Caldarola che osò scrivere un fondo dal titolo: «Fate rientrare in Italia Craxi». E andando indietro: Alfredo Reichlin che la mattina si infuriava con il redattore capo centrale, Carlo Ricchini, con espressioni del genere: «Ricchini, questo giornale (qualche centinaio di migliaia di copie ndr) fa schifo al c… con risate sotto i tavoli della redazione…». 

C’era rigore nel giornale del Pci-Pds-Ds, l’ordine tassativo di tenere i fatti separati dalle opinioni, a quelle pensavano i direttori e gli editorialisti. Per cercare di vendere sempre più bisognava dare spazio a tutte le voci, anche a quelle degli avversari politici. Non è un caso che «L’Unità» è stata considerata anche da personaggi di centrodestra una scuola di giornalismo.  

 Questo e tanto altro ancora, andando a ritroso nel tempo, da quando Palmiro Togliatti disse: «Voglio il Corriere della sera del popolo», era «L’Unità», il giornale fondato da Antonio Gramsci  nel 1924. E ora «affondato» da Matteo Renzi? Certamente il premier e segretario del Pd non ha responsabilità alcuna nella gestione del giornale che dal primo agosto non sarà più in edicola. I problemi vengono da lontano, si intrecciano con tutta la storia del Pci-Pds-Ds. Ma è un fatto che con Renzi imperante l’ex organo del Pci se ne esca con un titolo shock: «Hanno ucciso l’Unità» e giù un provocatoria sequela di pagine bianche. Accusa il direttore Luca Landò: «La verità, inutile girarci intorno, è che il Pd non ha fatto molto per impedire che l’Unità cadesse di nuovo nel buio della chiusura. Certo, L’Unità ha criticato più volte le scelte di Renzi, ma lo stesso abbiamo fatto con Cuperlo e Civati…».

Come ricorda Landò, l’Unità chiuse già un’altra volta. Era il 16 luglio del 2000, con Caldarola direttore e Veltroni segretario dei Ds.   Ma riaprì dopo alcuni mesi facendo una cesura con il passato. Per la prima volta alla guida del giornale non ci fu più un direttore ex pci. Vennero insediati Furio Colombo e  Antonio Padellaro che cavalcarono il giustizialismo girotondino, mantenendo un discreto livello di vendite, anche se molto lontano dal passato.  Poi, la sbornia dei girotondi finì e il giornale si avvitò sempre più su se stesso, raccontando la storia di una sinistra che in realtà non ha mai saputo rinnovarsi, fino a diventare veramente socialdemocratica. Probabilmente la chiusura, speriamo davvero momentanea del giornale, sembra l’immagine plastica della lenta agonia di una storia che dal Pci-Pds-Ds è approdata faticosamente a un Pd dove ora c’è un uomo solo al comando, quel Renzi che si considera lontano anni luce dalla storia del partito che dirige. Una storia piena di fallimenti. E però, L’Unità  non è come il Senato. Le opinioni, sono espressione della democrazia, non si tagliano.  Sergio D'Antoni, storico segretario Cisl, e Giacomo Portas, leader dei moderati alleati col Pd, stupiti apprendono la notizia: «Ma come, hanno ripristinato le feste dell'Unità e chiudono L'Unità?»

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