Politica

Chi sono i nuovi presidenti della Camera e del Senato

Alla quarta votazione eletti Roberto Fico (M5S) a Montecitorio e Maria Elisabetta Casellati (FI) a Palazzo Madama

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Redazione

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Roberto Fico (M5S) è stato eletto presidente della Camera con 422 voti, mentre Maria Elisabetta Casellati (FI) è la nuova Presidente del Senato, la prima donna in questo ruolo, eletta con 240 voti.

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Il presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati - Roma, 24 marzo 2018 – Credits: ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Il risultato, alla quarta votazione, è frutto di un accordo: quello tra M5S e Lega, che però non ha messo nell'angolo Forza Italia, che però puntava su Paolo Romani ed è stata spinta ad acettare Casellati dal veto M5S mediato da Salvini che nn voleva in alcun modo la rottura con Di Maio. Operazione che fa pensare a un bis nel momento in cui si dovrà costituire il nuovo governo. Anche se, in entrambi gli schieramenti si fa sapere che nulla è deciso per l'esecutivo.

Il percorso verso le nomine è stato tortuoso. I veti incrociati tra i partiti hanno creato una notevole tensione fra Forza Italia e la Lega a proposito del nome per il Senato. Ecco, in breve, la ricostruzione delle ultime, concitate, ore.

Il 23 marzo si sono tenute due votazioni al Senato e tre alla Camera, con un nulla di fatto.

L'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha aperto la prima seduta della XVIII legislatura e le prime tre votazioni per i rappresentanti delle due camere sono state una fumata nera. Ecco, in sintesi, cosa è accaduto.

  • I due nomi per la Camera da subito sono stati dei cinquestelle Roberto Fico e Riccardo Fraccaro.
  • Il problema è stato invece il Senato. Qui la situazione è ingarbugliata, e ha chiamato in causa la grande trattativa per dare una maggioranza e un governo al paese.
    Si diceva che il Movimento 5 Stelle fosse d'accordo nel lasciare il Senato al centrodestra, dentro il quale Salvini aveva accettato l'indicazione arrivata da Forza Italia per Paolo Romani (che per altro avrebbe anche avuto un sostegno, o perlomeno una non ostilità dal Pd).
    Invece il 22 marzo, convinto forse da malumori della base grillina davanti alla prospettiva di trattative anche con Berlusconi per un supergoverno M5S-centrodestra, Luigi Di Maio su Facebook ha detto che no, i senatori del Movimento proprio non possono votare Romani. Che significa: nessuna trattativa con Silvio Berlusconi.
    Dopo le prime due votazioni andate a vuoto però, Matteo Salvini ha dichiarato che lui e il suo partito avrebbero votato Anna Maria Bernini, sempre di Forza Italia, ma sulla quale il M5S non avrebbe sollevato obiezioni. Il voto è avvenuto ma Bernini ha rifiutato. Questo ha causato una forte tensione Lega-FI.
    Il 24 mattina, alla vigilia della quarta votazione, Berlusconi, Salvini e Meloni si sono incontrati e hanno deciso di portare il nome dell'ex magistrato Maria Elisabetta Casellati per la presidenza del Senato sfiorando la crisi della coalizione.
  • Il Pd, dopo aver votato bianca alle prime votazioni in entrambe le Camere, voterà Fedeli al Senato e Richetti alla Camera.

Cfr: Le maggioranze necessarie per votare i presidenti di Camera e Senato

24 marzo 2018

Quarta votazione alle Camere per l'elezioni dei presidenti di Camera e Senato.

L'incontro a Palazzo Grazioli delle 9 del mattino fra Berlusconi, Salvini e Meloni ha portato alla convergenza della coalizione sul nome dell'ex magistrato Maria Elisabetta Casellati per la presidenza del Senato.

Per la Camera, il leader del M5s Di Maio ha annunciato di avere "sentito Salvini" che gli ha ribadito il via libera per Montecitorio ai Cinquestelle: in questo caso il nome proposto è quello di Roberto Fico.

Il Pd voterà Fedeli al Senato e Richetti alla Camera.

Le votazioni eleggono Roberto Fico alla Camera e Maria Elisabetta Casellati al Senato.

23 marzo 2018

Si è aperta oggi la XVIII Legislatura con le prime votazioni per le nomine del presidente della Camera e del Senato. Ed è stata fumata nera.

La prima votazione, a maggioranza dei due terzi, ha visto una grandissima quantità di schede bianche: 590 a Montecitorio, 312 a Palazzo Madama. Il resto sono voti nulli o dispersi.

Al secondo scrutinio a Montecitorio, sempre a maggioranza dei due terzi, sono state 577 le schede bianche.

Tra i nomi indicati quelli di Rossella Buroni (LeU), Renata Polverini, Nico Stumpo, Maurizio Lupi, Renato Brunetta, Anna Maria Bernini, Bond, Tripiedi.

Dopo la seconda votazione, Matteo Salvini ha dichiarato che voterà Anna Maria Bernini "per senso di responsabilità verso il centrodestra e verso il Paese".

21 marzo 2018

Rispetto a martedì, è un po' cambiata la scena (e le battute degli attori) per la presidenza delle due Camere. La questione è intrecciata a quella più ampia relativa alle tattiche per arrivare alla formazione del governo.
Per farla breve - i giornali hanno lunghi articoli, per chi è interessato a tutti i retroscena - i nomi di oggi sono:

Camera dei deputati:

  • Roberto Fico, Movimento 5 Stelle
  • Riccardo Fraccaro, Movimento 5 Stelle

In sostanza Di Maio ha rivendicato Montecitorio, e sembrano tutti d'accordo a concederlo.

Senato:

  • Anna Maria Bernini, Forza Italia
  • Maurizio Gasparri, Forza Italia
  • Paolo Romani, Forza Italia

Insomma, sembra che Forza Italia sia adesso favorita sulla Lega per la seconda carica dello Stato. Cosa vuole Salvini in cambio?

20 marzo 2018

Si chiarisce la scena per le elezioni delle presidenze della Camera e del Senato, nel quadro più ampio delle manovre per la formazione di una nuova maggioranza e un nuovo governo.
In queste ore i nomi sempre più accreditati sono:

  • Per il Senato Giulia Bongiorno, leghista, avvocato penalista di grande fama e entrata nel partito di Salvini e candidata a sorpresa. 
  • Per la Camera: Riccardo Fraccaro, uomo fedele a Luigi Di Maio.

Il nome di Bongiorno sembra uscito dal cilindro di Salvini dopo i "veti incrociati" nel centrodestra che hanno bloccato le candidature di Paolo Romani e Roberto Calderoli per il Senato. Non è chiaro quanto Bongiorni alla seconda carica dello Stato sia gradita a Forza Italia. La Repubblica di martedì 20 marzo insinua che Niccolò Ghedini sia un suo sponsor. Anche se le voci ufficiali del partito di Berlusconi continuano a sostenere che la carica deve essere di un forzista. Il Foglio riporta le voci di Renato Schifani: "Ma la Lega non può pensare di prendere a pesci in faccia Forza Italia". E di Maurizio Gasparri: Vorrei ricordare a tutti che Berlusconi è vivo, esistente, e sta al 14 per cento. Mentre la Lega sta al 17".


16 marzo 2018

Un breve aggiornamento sulla corsa verso le presidenze di Camera e Senato. Giovedì 15 marzo si sono davvero aperti i giochi con telefonate, incontri e dichiarazioni.

Visti i nuovi rapporti di forza in Parlamento, il Pd, uscito bastonato dalle elezioni, se ne sta buono buono e valuta i possibili candidati da appoggiare, che saranno i vincitori a proporre.

Lasciamo perdere le supposizioni su presunti accordi sui presidenti che prefigurano accordi per il governo e la maggioranza. Ci limitiamo a elencare i nomi dei candidati che oggi appaiono i più probabili. Va aggiunto inoltre che il M5S si è fissato con la “decisione” di aver diritto alla presidenza della Camera.

  • Ecco i nomi:
  • - Emilio Carelli, M5S per la Camera
  • - Paolo Romani, Forza Italia, per il Senato
  • - Roberto Calderoli, Lega, per il Senato
  • - Giancarlo Giorgetti, Lega, per la Camera.

Pare comunque che sul nome di Romani il Pd potrebbe facilmente convergere con i centrodestra (o parte del centrodestra).

13 marzo 2018

Martedì tutti i giornali dicono che si è vicini all'intesa per l'elezione dei presidenti delle due Camere. L'accordo sarebbe su Giancarlo Giorgetti della Lega per la Camera e Danilo Toninelli del M5S al Senato. Sarebbero il frutto di una trattativa fra le due forze politiche che si ritengono vincitrici. Tramontano per ora i nomi circolati nel fine settimana, di Roberto Calderoli, della Lega e di Paolo Romani di Forza Italia.

Il rifiuto del Pd di prestarsi a un governo con il M5S ha liberato quest'ultimo della suggestione di offrire allo sconfitto una presidenza in cambio del sostegno a un esecutivo guidato da Luigi Di Maio.

Regolamenti diversi

Va ricordato che i regolamenti di Camera e Senato prevedono regole diverse per le elezioni dei due presidenti e che le danze si apriranno il 23 marzo.

La Camera

Alla Camera serve la maggioranza assoluta, 316 voti. Quindi è obbligatorio un accordo più largo rispetto agli schieramenti che sono i seguenti:

Il centrodestra ha 265 deputati
- Lega: 124 seggi
- Forza Italia: 106
- Fratelli d’Italia: 31
Il Movimento 5 Stelle: 227
Il Centrosinistra: 122
Liberi e Uguali: 14
MAIE: 1
USEI: 1

Il Senato

Al Senato invece, dopo i primi due scrutini a maggioranza assoluta (161), alla terza basta la maggioranza assoluta dei presenti; e alla quarta la partita si risolve perché al quarto scrutinio si fa il ballottaggio fra i primi due candidati dello scrutinio precedente e il primo che arriva vince (basta una maggioranza relativa dunque), se arrivano pari, diventa presidente il più anziano per età.

La maggioranza assoluta è a quota 161

Il centrodestra ha 137 senatori
- Lega: 58 seggi
- Forza Italia: 58
- Fratelli d’Italia: 16
- Noi con l’Italia - Udc: 5
Il Movimento 5 Stelle: 112
Il Centrosinistra: 60
Liberi e Uguali: 4
MAIE: 1
USEI: 1

Il centrodestra, quindi, potrebbe eleggere il presidente facilmente. O, come sostiene Carlo Bertini sulla Stampa di lunedì 12 marzo, potrebbe usare questa carta per fare un accordo di governo con il Pd, nel caso passasse la linea anti M5S che per ora sembra prevalere.

Maggioranze che anticipano quella di governo?

Da tempo, ancora prima delle elezioni, gli osservatori sostengono che i due appuntamenti saranno significativi oltre che di per sé - per l'importanza istituzionale nella gestione dei lavori delle assemblee, per il prestigio che ne deriva, e per il fatto che la presidenza del Senato è la seconda carica dello Stato - che lo saranno, si diceva, anche per chiarire le mosse in vista della maggioranza che poi potrà conformarsi per dar vita e sostenere un governo.

Terzietà

Tutto vero. Anche se, i più attenti agli equilibri costituzionali ricordano che i presidenti delle Camere dovrebbero dare garanzia di terzietà, che si presuppone si ottenga convergendo su nomi capaci di rassicurare il più ampio schieramento. Insomma, sarebbe meglio se non fossero espressione della stessa maggioranza che esprimerà il governo.


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