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Politica

Flop dei sindacati: il problema è la rappresentanza

La Cgil smentisce il calo degli iscritti. Ma in ogni caso un problema c'è: la metà sono pensionati. I giovani non si sentono tutelati

"È una bufala". L'entourage di Susanna Camusso bolla così la notizia che la Cgil avrebbe perso 700 mila tessere in meno di un anno come diffuso ieri da La Repubblica. "Il raffronto, spiegano dal sindacato, è stato fatto tra il primo trimestre del 2015 e tutto lo scorso anno. Una maniera scorretta di fare analisi. Se invece si confrontano i due trimestri, si registra un calo di tessere pari a 100mila". Insomma, a Corso Italia sono tranquilli e rammaricati per una fuga di notizie che non corrisponde alla verità e che non mette in discussione il sindacato più grande d'Italia con sei milioni di iscritti all'attivo.

La metà degli iscritti sono pensionati

Certamente c'è un problema con le nuove categorie di lavoratori. Il sindacato non riesce a captare autonomi e precari che sono sempre di più, mentre si conferma un riferimento importante nella pubblica amministrazione e nelle fabbriche. Di fronte ad un mondo del lavoro completamente cambiato che ha perso per strada molte garanzie, quelle per le quali si lotta, il sindacato ha subito un contraccolpo che però è bilanciato dallo Spi, il Sindacato dei pensionati che da solo conta la metà degli iscritti. Tant'è che, spiegano alla Cgil, il calo delle tessere è dovuto anche alla riforma Fornero che ha allungato l'età pensionabile per i lavoratori.

Può sembrare un controsenso che il più grande sindacato dei lavoratori sia composto soprattutto da pensionati, ma è fisiologico. È lo specchio dell'Italia produttiva. Le vecchie generazioni la cui vita professionale è stata nella stessa azienda e con un solo contratto a tempo indeterminato, sicuro, sono rimaste anche da anziane legate alla tessera del sindacato, che fino a vent'anni fa rappresentava una storia di conquiste e scioperi che hanno portato risultati importanti nella vita dei lavoratori.

Oggi i giovani, generazione che sta peggio dei padri, non riesce a delegare il proprio presente in mano a nessuno. Dopo anni di crisi economica che ha lasciato dietro di sè la chiusura di realtà produttive importanti e una perdita considerevole di posti di lavoro, che un giovane rimanga lontano dal sindacato non stupisce, soprattutto se è un autonomo o un precario che è abituato a vivere alla giornata, sbrigandosela da sè.

Le promesse della Cgil

Dalla Cgil rassicurano che a fine anno si chiuderanno le iscrizioni con un lieve calo dei tesserati, pari allo 0,3 per cento. Nulla a che vedere con i numeri diffusi in questi giorni. Però quasi a voler dimostrare che il campanello d'allarme è suonato anche alla Cgil, questa mattina il sito apre con una promessa "la crisi c'è, ma cambieremo a partire dai giovani". Perchè anche in questo caso sono loro il futuro, anche del più grande sindacato d'Italia.


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