Politica

Cene, donazioni e fondazioni: perché il Pd è a caccia di soldi

Tra ripicche e malumori, oggi e domani le prime due cene (di lusso) con Matteo Renzi a Roma e Milano. E intanto il patrimonio ex DS è in vendita

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Sean Gallup/Getty Images – Credits: Il premier Matteo Renzi

Il 2013 si è chiuso per il Pd con un buco in bilancio di oltre 10 milioni di euro. I finanziamenti pubblici ai partiti, già ridotti all'osso, dal 2017 saranno cancellati del tutto. Per far fronte a questa situazione i dem si stanno organizzando con cene e altre forme di autofinanziamento. Ma intanto è guerra sul tesoro rosso: l'attuale dirigenza reclama infatti la cassaforte delle 57 fondazioni ex Ds. Ma l'allora tesoriere Ugo Sposetti non sembra avere alcuna intenzione di mollare le chiavi proprio ai rottamatori di quella tradizione.

Le cene

Al “Mall”, locale nel seminterrato di un palazzone milanese in zona Porta Nuova chiamato “Diamantone”, 600 commensali, divisi tra 60 tavoli da 10-12 persone, pagheranno dai 1000 euro in su per mangiare questa sera con Matteo Renzi e Maria Elena Boschi (a Roma ci sarà Marianna Madia). Saranno serviti da quaranta camerieri su tovaglie di lino bianche (forse con qualcosa di rosso) allietati da un'orchestra jazz. Gusteranno un menù offerto da Piaceri d'Italia (il catering ufficiale di Eataly) a base di risotto giallo con sfoglia di parmigiano, manzo in salsa di speck e riduzione d'amarone, mousse di cioccolato il tutto annaffiato da vino Soave del 2013 e Palazzo della Torre 2011. Tra i partecipanti tutta, o quasi, la Milano che conta: dal padrone di casa Manfredi Catella, ad di Hines al presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, da Alessandro Perron Cabus capo degli impianti sciistici Sestrieres a vari esponenti della Nestlè a molti altri nomi dell'imprenditoria locale e nazionale. Ma non quelli della finanza e nemmeno di Dolce e Gabbana che hanno declinato l'invito. Oltre a loro dirigenti e parlamentari democratici ognuno con il suo gruppo di invitati-finanziatori.
Se inizialmente l'incasso era previsto in mezzo milioni di euro, la cifra potrebbe addirittura raggiungere gli 800mila e domani si replica a Roma al Salone delle Tre Fontane dell'Eur, catering di Palombini. Con buona pace di chi, nello stesso partito, ha storto il naso (l'ex segretario Bersani diserterà entrambe le cene) chiedendosi “a chi ci stiamo vendendo” e cosa c'entra questo mondo di ricconi con loro, con i compagni, le case del popolo, le feste dell'Unità, la salamella, la “ditta”.

Le donazioni

C'entra perché senza i loro soldi la “ditta” rischia sul serio di chiudere. Nonostante l'overbooking sventolato alla vigilia delle due cene dal tesoriere dem Francesco Bonifazi (“dovrò chiudere i cancelli”), né il 2 per mille ai partiti né il fundraising (la raccolta fondi tra privati) sono veramente decollati mentre resta da coprire un buco nel bilancio del 2013 da 10 milioni di euro prima che dal 2017 i finanziamenti pubblici si riducano a zero.

Stando a quanto dichiarato alla tesoreria del Parlamento, nei primi 10 mesi del 2014 il Pd ha raccolto in tutto 1 milione e 976mila euro. Meno di quanto ci si aspettasse da Matteo Renzi. Allo sfavillante exploit elettorale delle Europee non è infatti corrisposto un altrettanto sfavillante risultato. Meglio di lui, e di tutti, ha fatto Silvio Berlusconi. Nonostante i guai giudiziari e la ridotta agibilità politica, l'ex Cavaliere ha fatto incassare a Forza Italia ben 2 milioni 923mila euro.
Per questo per il Pd, e non solo, diventerà sempre più necessario ricorrere a forme di crowdfunding (raccolta fondi collettiva) come le cene o inventarsi una app, come sta facendo la responsabile comunicazione della segreteria Pd Alessia Rotta, per raccogliere tutte le microdonazioni dei sostenitori. Oppure cercare di farsi sganciare il malloppo.

Il patrimonio ex Ds

Nonostante le continue smentite di Ugo Sposetti, ex tesoriere Ds che parla solo di debiti, esiste una cassaforte di beni mobili e immobili (per esempio molte delle sedi di circolo cui le fondazioni proprietarie hanno cominciato a chiedere l'aumento dell'affitto considerato troppo basso) di cui l'attuale dirigenza democratica reclama la consegna. La cassaforte è quella delle 57 fondazioni costituite all'ultima direzione dei Democratici di Sinistra dallo stesso Sposetti, che oggi non ha alcuna intenzione di mollare le chiavi.

Ma in cosa consiste questo patrimonio? Si tratterebbe di 2.300 immobili e 400 opere d'arte (tra queste “Il funerale di Togliatti” di Renato Guttuso che varrebbe oltre mezzo miliardo). I debiti di cui parla Sposetti ammonterebbero invece a 150 milioni di euro, soldi che le banche non possono reclamare proprio perché sulle fondazioni non possono rivalersi.
A presiederle ci sono tutti esponenti dell'ex Pci-Pds-Ds ma purtroppo per Renzi, essendo stati nominati a vita, non possono essere rottamati né facilmente convinti a cedere il malloppo a chi non fa altro che insultare, almeno nella loro percezione, la loro storia, i loro valori, i simboli, la bandiera rossa. “A Bonifazi non daremo un euro – ha dichiarato giorni fa uno di loro – I beni degli ex Ds sono degli ex Ds. Si finanzino con le loro cene vip”.

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