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Caso Consip in Senato: ecco cos'è successo

Alla prova delle mozioni, la maggioranza tiene grazie al "soccorso" di Forza Italia. Salvo il ministro Lotti mentre è sempre più duro lo scontro tra Pd e Mdp, che denuncia un "sistema di potere renziano"

Consip: passa mozione Zanda

Redazione

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La temuta giornata delle mozioni sul caso Consip in Senato non infligge colpi al governo. La maggioranza regge grazie al "soccorso" di Forza Italia, anche se rivela la sempre più difficile convivenza con gli scissionisti di Mdp. 

Il 20 giugno a Palazzo Madama sono state votate cinque mozioni, con lo spettro che Pd e soci potessero andare sotto: così non è stato. Si salva il ministro dello Sport Luca Lotti, renziano doc, di cui il Mdp di Bersani chiedeva le dimissioni. 

Ecco cosa è successo.

Il fallito tentativo di rinvio del Pd

Dopo le dimissioni di due consiglieri, il consiglio d'amministrazione della Consip, la centrale acquisti della Pubblica amministrazione sotto inchiesta, è di fatto dimissionario. L'assemblea dei soci per il rinnovo del cda è stata convocata per il 27 giugno, ultimo giorno utile, dall'amministratore delegato Luigi Marroni, in guerra fredda con il governo e principale accusatore di Lotti. 

Il Pd ha fatto leva su questo per cercare di rinviare il dibattito in Senato a dopo l'assemblea Consip. Il suo parere, affidato al capogruppo Luigi Zanda: che senso ha sfidarsi su un cda decaduto? A supporto di questa posizione una lettera in cui il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan spiega che il cda Consip, per statuto, è già dimissionario.
Per le opposizioni, però, aveva senso procedere e quindi il presidente del Senato Pietro Grasso non ha accolto la richiesta di rinvio. Avanti tutta con le mozioni!

La pace tra Pd e Forza Italia

Ad emergere dall'Aula del Senato è un'intesa tra Pd e Forza Italia, Ala di Verdini e la galassia del centrodestra.

La mozione di maggioranza a prima firma di Luigi Zanda, che si limita a impegnare il governo al rinnovo, in tempi celeri, dei vertici Consip, passa con l'apporto corposo di FI e di Ala e Federazione della Libertà. In seguito al "no" di 16 senatori Mdp, sono stati decisivi i 28 "sì" dei berlusconiani, gli 8 di Ala e i 3 FdL.

I numeri della maggioranza erano a rischio, invece, sulla mozione del senatore di Idea Andrea Augello. Il governo e Augello trovano però un accordo: l'esponente di Idea ha eliminato l'unico punto sul quale l'esecutivo avrebbe dato parere contrario e la mozione passa con una quota bipartisan e il parere favorevole del Pd: 244 voti. Unici contrari Mdp, il leghista Volpi e Formigoni di Ap.

Pietro Grasso salva Lotti

Sono state invece bocciate le tre mozioni su cui c'era il parere contrario del governo, ovvero quella di Mdp sul ruolo del ministro Lotti, indagato nella vicenda Consip per rivelazione di segreto d'ufficio, e quelle di Sinistra italiana e della Lega nord. 

Grasso non ha ammesso la mozione di Mdp, a prima firma di Miguel Gotor, nella parte in cui si chiedeva al governo "di valutare la sospensione delle deleghe al Ministro per lo sport Luca Lotti". L'intervento del presidente del Senato di fatto salva Lotti dalla votazione in Aula.

Mdp ha presentato così una seconda mozione, citando il ministro solo nelle premesse - che non sono sotto la giurisdizione della presidenza del Senato - e non più nel dispositivo. La mozione, tuttavia, incassa il parere contrario del governo e viene ampiamente bocciata.

Pd e Mdp sempre più ai ferri corti

In trincea contro il governo non ci sono solo i grillini, che vedono però rientrare la loro lugubre previsione: l'inchiesta Consip sarà la tomba politica di Matteo Renzi, Luigi Di Maio dixit.

Dal caso Consip e dalla giornata delle mozioni emerge un'altra prepotente verità: lo scontro sempre più evidente e duro tra Pd e Mdp.
I bersaniani hanno votato contro la mozione dem e contro quella di Augello sostenuta dai dem. E non solo. Con Miguel Gotor hanno denunciato un "sistema di potere renziano"

Ecco le durissime parole di Gotor contro Renzi: "Per Mdp le vicende del ministro Lotti e quello dell'ad Marroni sono indissolubilmente intrecciate. Uno dei due ha mentito davanti all'autorità giudiziaria e continua a farlo all'opinione pubblica, e la loro contemporanea permanenza in carica costituisce un segnale di arroganza politica". Il senatore bersaniano ha parlato di "familismo", di "chilometro zero del potere", di perimetro del potere "tracciato con squadra e compasso toscani".

Il Pd, adirato dalla preoccupante presa di distanza del Mpd dal governo, per voce del senatore Andrea Marcucci chiede una verifica politica. A fine giornata scende però il sereno sui "toscani". Il voto dell'Aula sorride alla maggioranza. Le verifiche possono attendere.

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