Politica

L'eredità di Casaleggio? Un partito normale

La morte del guru del Movimento 5 Stelle apre la caccia a un nuovo leader. Con il rischio di diventare una forza politica come le altre. Correnti comprese

Gianroberto Casaleggio

Gianluca Ferraris

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I partiti politici sopravvissuti alla morte del loro ideologo sono moltissimi. Quelli in grado di riprendersi in fretta dall'improvvisa uscita di scena del loro leader, pochissimi. Nessuno, finora, si era mai misurato con la contemporaneità dei due eventi. Toccherà farlo al Movimento 5 stelle, colpito nel giro di una settimana prima dall'annuncio del "passo di lato" di Beppe Grillo e poi, il 12 aprile, dalla morte di Gianroberto Casaleggio.

 

A nove anni da quel fragoroso V-Day (la v sta per "vaffanculo") che nel 2007 rappresentò la prima mossa socio-politica del Movimento 5 stelle; a otto dalla prima, vera discesa in campo del duo con il sostegno alle liste locali "Amici di Beppe Grillo"; a sette anni dalla fondazione ufficiale, coerentemente annunciata via blog ("Da oggi questo blog fa politica attiva scegliendo di dedicarsi al cittadino che prende in mano il proprio destino, il proprio Comune, la propria Regione, per un nuovo Rinascimento"), il partito che non ha ancora un passato sarà costretto a confrontarsi rapidamente con il futuro.

Che cosa dobbiamo aspettarci? "La progressione accelerata è sempre stata una delle caratteristiche del M5s, da ogni punto di vista: organizzazione, crescita del consenso, risultati elettorali, successive crisi" osserva Piergiorgio Corbetta, direttore di ricerca dell'Istituto Cattaneo di Milano e coautore, con la politologa Elisanetta Gualmini, del libro Il partito di Grillo (editore Il Mulino), che per primo predisse il "cappotto" pentastellato alle politiche del febbraio 2013. "Questa volta però siamo di fronte a una scansione temporale mai vista prima".

L'EFFETTO ELETTORALE
Naturalmente affrontare questo passaggio alla vigilia di un'importante appuntamento elettorale, quale certamente saranno le amministrative del prossimo 5 giugno, arricchisce il quadro d'incognite. Ma la battaglia per la nuova leadership, se battaglia sarà, si giocherà dopo il voto e inevitabilmente ne terrà anche conto.

Nel frattempo il movimento potrà giocarsi in serenità le sue carte soprattutto a Roma, dove la candidata sindaco Virginia Raggi (per formazione e approccio già una possibile icona del M5s del futuro) resta favorita. "In ogni caso" assicura Corbetta "non credo che assisteremo ad alcun effetto Berlinguer": il riferimento è alle elezioni europee del giugno 1984, svoltesi una settimana esatta dopo la morte del segretario comunista, e che sull'onda emotiva del suo funerale videro il Pci superare per la prima e unica volta la Democrazia cristiana.

LA LEADERSHIP
Quella di Grillo e Casaleggio, il megafono e l'ideologo, il tecno-scettico di sinistra convertito al luddismo visionarioe il tecno-entusiasta che trasforma la democrazia diretta di Jean Jacques Rousseau in un'orgia di clicbait, è una diarchia impossibile da replicare. "Sarà il modello a dover cambiare. Non si tratta solo di carisma e di capacità personali, che comunque hanno pesato" continua Corbetta. "È la stessa natura frazionata e molto dinamica del movimento, oltre alla sua giovane storia, ad aver reso difficile la crescita e l'imposizione di una classe dirigente, se non alternativa, almeno diversa".

In realtà, la creazione a fine 2014 del cosiddetto direttorio (Alessandro Di Battista, Raffaele Fico e Luigi Di Maio), l'affinamento delle strategie comunicative e - secondo quanto risulta a Panorama - anche la condivisione con un gruppo sempre più ampio di parlamentari grillini delle informazioni sulla salute del guru evidenziano come la questione fosse sul tavolo da tempo. Anche l'intervista data alla Repubblica il 12 aprile da Di Battista ("A Palazzo Chigi vedrei bene Di Maio") mostra un tempismo sospetto. Del resto, come ebbe a dire una volta lo stesso comico rispondendo a una domanda sul tema, "le famiglie che litigano troppo a lungo per l'eredità si sfasciano".

IL FUTURO
E il nuovo M5s? Che ne sarà della filosofia dell'uno-vale-uno, delle espulsioni eterodirette, delle primarie online, della democrazia dal basso? La risposta di Corbetta, stavolta, è la stessa preconizzata anche da altri analisti già prima degli ultimi colpi di scena: "Il movimento è destinato a normalizzarsi, diventando un partito più simile agli altri" conclude. "L'assenza contemporanea dei due fondatori, capaci di produrre innovazioni e rotture che hanno influenzato anche il resto del panorama politico, accelererà anche questo processo. Non so se le dinamiche organizzative interne resteranno le stesse, ma di certo erano opera di Casaleggio, e Casaleggio oggi non c'è più. Mentre l'esperienza politica sempre più lunga e sedimentata, soprattutto se accompagnata dalle stesse percentuali di consenso, favorirà la nascita di correnti e di leader locali. Non è né un male né un bene: è semplicemente inevitabile".

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