Carlotta Salerno: chi è la donna candidata alle primarie PD

Esponente di spicco dei Moderati di Portas, vorrebbe partecipare alle consultazioni del 30 aprile. Finendo per essere usata strumentalmente

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La sala conferenze nella sede del Partito Democratico, Roma, 05 giugno 2016. – Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

Claudia Daconto

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Chi è la donna che ha annunciato alla trasmissione radiofonica Un giorno da pecora di voler sfidare Matteo Renzi al congresso Pd per la segreteria nazionale? Una donna che, Statuto alla mano, non si può candidare a sfidare Renzi al congresso Pd per la segreteria nazionale.

Carlotta Salerno, questo il suo nome, non risulta iscritta al Pd pertanto, come stabilisce il comma 5 dell'articolo 2 dello Statuto, non può avanzare la propria candidatura per gli organi dirigenti ai diversi livelli. Potrebbe farlo entro oggi, data fissata dalla commissione dem per partecipare alle primarie anche come elettorato passivo, quindi per farsi votare.

Tuttavia, la 35enne coordinatrice torinese dei Moderati di Giacomo Portas, presidente della VI Circoscrizione cittadina, appartiene a un altro movimento politico e, in base al comma 9 dello stesso articolo statutario, non ha neppure questa possibilità.

C'è un precedente celebre: nel 2009 Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle, lanciò la stessa provocazione ma fu prontamente stoppato.

L'intera faccenda finirebbe qua se il braccio destro del deputato sardo-piemontese non avesse fatto accompagnare la sua “discesa in campo” dalla seguente dichiarazione: “E' stato Portas a pensarci. Me ne ha parlato e poi mi ha chiesto: se proponessimo il tuo nome in questo dibattito, anche per dare importanza ai nomi femminili, al momento assenti tra i nomi dei candidati? E io ho risposto si”.

Se peggio dell'assenza di candidate donne in una competizione elettorale ci sono le candidature di testimonianza, ancora peggiori sono quelle che fingono pure di essere di testimonianza.

Perché ha deciso di candidarsi
Ma allora perché Carlotta Salerno ha deciso di gettarsi nella mischia pur sapendo non solo di non poter essere candidata (nel giro dipoche ore dovrebbe lasciare i Moderati, iscriversi al Pd e trovare le firme per presentarsi) ma anche di non aver alcuna chance di farsi votare da un solo iscritto al Pd?

Salerno ha 35 anni, è segretaria torinese dei Moderati di Portas, fa la presidente della circoscrizione Barriera di Milano, quartiere “difficile” alla periferia nord del capoluogo piemontese con la più alta concentrazione di stranieri e dove, alle ultime amministrative, il Movimento 5 Stelle ha preso il più alto tasso di consensi. Di professione fa la comunicatrice (suo l'incarico di capo della comunicazione dell'assessore regionale allo Sport Giovanni Maria Ferraris, uno dei due eletti con i Moderati alle regionali del 2014. L'altra è la consigliera Maria Carla Chiapello). È la numero due di Mimmo Portas che, secondo rumors locali, attraverso lei starebbe tentando un'operazione di marketing politico: sfruttare il congresso Pd come un palcoscenico per se stesso e per i suoi Moderati.

Ma non c'è solo questo. Portas, considerato in Parlamento un mago dei numeri e un abilissimo stratega (aveva una società di call center che eseguiva sondaggi ed è un esperto di scacchi), si appassiona di politica grazie a Forza Italia. Nel 2006 fa esordire il suo movimento, fondato un anno prima con un gruppo di amici, tutti professionisti torinesi, in appoggio al candidato sindaco del centrosinistra Sergio Chiamparino. Cinque anni dopo, con il suo 9,6%, si riterrà determinante per la vittoria di Piero Fassino. Nel frattempo, nel 2008, entra per la prima volta in Parlamento come rappresentante dei Moderati nelle liste del Pd.

Ma sarà nel 2012, grazie a Pier Luigi Bersani, che Mimmo Portas ottiene la sua consacrazione. Non passò infatti inosservato quel “grazie ai Moderati di Portas” che l'ex segretario dem pronunciò in occasione della vittoria nelle primarie Pd di quell'anno. Rieletto deputato nel 2013, sempre da indipendente nella lista del Pd, Portas, rimasto da allora sempre vicino a Bersani, fu tra coloro che nel maggio del 2015 non votarono la fiducia sull'Italicum. Non è un caso che, nell'intervista di ieri alla radio, Carlotta Salerno abbia parlato dell'uscita di Bersani dal Pd come di un “grandissimo dispiacere”.

Chi conosce da vicino Portas lo definisce “croce e delizia del Pd”. In grado di assicurare voti ma anche rogne.

In un'intervista a Libero del 10 agosto del 2016 dichiarò: “questa è la mia ultima legislatura con il Pd, dieci anni da ospite possono bastare, poi o il partito decolla su scala nazionale o lascio la politica”. Una frase che aiuta a far luce sull'operazione che Portas sta tentando attraverso la candidatura di Salerno: mettersi in mostra in un momento in cui i Moderati non se la vedono benissimo: a Torino hanno infatti solo la stessa Salerno alla guida di una circoscrizione e Silvio Mogliano unico consigliere d'opposizione alla giunta di Chiara Appendino. E a livello nazionale, con le preferenze che incombono, Portas rischia seriamente la riconferma in Parlamento.

Da qualche mese, non sarà un caso, Portas ha inziato ad alzare un pò di gazzarra. Schierato per il Sì al referendum costituzionale, aveva tuttavia preso le distanze dai dem dando vita insieme a Verdini, Alfano, Zanetti e Tosi a un coordinamento unitario. Dei moderati sì, ma certo non di centrosinistra.

Chi nel Pd ieri ha esultato alla notizia di una donna candidata a sfidare Renzi per la segreteria dei dem, ha evidentemente rimosso la circostanza. E forse ignora anche quanto sta avvenendo dalle parti di Grugliasco, comune della prima cintura ovest di Torino che andrà al voto nel giugno prossimo.

Un test cruciale per la tenuta del partito in quell'area dopo le traumatizzanti perdite, per mano grillina, di Venaria, tra i primi dieci comuni metropolitani più popolati, e dello stesso capoluogo piemontese. Ebbene, proprio a Grugliasco, Portas ha ingaggiato una violentissima campagna di delegittimazione nei confronti del sindaco uscente Roberto Montà, reo di non aver pagato la tassa sui rifiuti per quattro anni e a suo avviso indegno di essere ricandidato da un Pd “irresponsabile”.

Viene da chiedersi come sia possibile che, statuto o non statuto, il Pd permetta a un partito che ormai da diversi mesi sta mettendo in discussione la sua alleanza con i dem di partecipare alle primarie per la scelta del proprio segretario.

Forse alla fine non lo permetterà ma Portas avrà comunque ottenuto il suo scopo. Peccato solo che di mezzo ci sia finita una giovane donna, brava e preparata, e che la giusta rivendicazione di maggiori spazi in politica sia di nuovo stata ridotta a vuota retorica strumentale.

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