Politica

De Romanis: 'Il maiale è mio e me lo gestisco io'

Non rinnega la festa in maschera. E può dimostrare che tutto è stato pagato con i suoi soldi

Carlo De Romanis inseguito dalla stampa (Credits: Mauro Scrobogna /LaPresse)

Qualunque cosa diventerà nella sua futura carriera politica (prossima tappa: candidatura all’Europarlamento, poi si vedrà), Carlo De Romanis pagherà la sua pena a prescindere, come diceva Totò. Ogni volta che il suo nome verrà fatto, ci sarà qualcuno, sui giornali o tra i colleghi serpenti, che dirà: «De Romanis? Ma chi, quello della festa coi maiali?». E ogni volta che bisognerà pubblicare una sua foto ci sarà quel sito internet o quel quotidiano che riprenderà lui vestito da Ulisse e, pur anni dopo, consegnerà ai posteri l’immagine del trentenne in posa, un po’ ridicola, con armatura e tunica, sospensorio in cuoio, xiphos (la spada) alla cintola e contorno di ancelle e ospiti vestiti da scrofe della maga Circe. «Uno dei maiali è un mio caro amico ed è un irriducibile elettore di Nicola Zingaretti, pensi un po’» dice De Romanis, ormai rassegnato alla pena.

Sul buon gusto si può discutere ma non è ancora reato, per fortuna, scegliere di festeggiare un evento (l’elezione a consigliere regionale del Lazio nel 2010) come meglio si crede. Eleganza a parte però quello che De Romanis non manda giù è l’accusa mossa da Franco «Batman» Fiorito, rilanciata dal suo avvocato Carlo Taormina e ripresa da qualche giornale: che l’ormai famosa festa dei maiali alle piscine del Foro Italico di cui Ulisse è socio, il 10 settembre 2010, sia stata pagata con soldi pubblici, destinati all’attività politica.

Insomma, De Romanis tiene a spiegare che quelli erano soldi suoi, usciti dal suo conto corrente, che i pagamenti sono stati fatti con bonifici o assegni personali e che le fatture dei fornitori sono intestate a lui e non a società fittizie o, come i suoi accusatori hanno provato a dire ai magistrati, con fatture intestate all’associazione Giovani del Ppe, sodalizio di cui De Romanis è convinto sostenitore. E infatti Ulisse non è mai stato indagato e nessun reato gli è stato contestato.

Per la prima volta, dopo lo scandalo Fiorito che ha portato alle dimissioni dell’intera giunta Polverini, il consigliere regionale mostra a Panorama le sue carte. Ecco qui l’estratto conto della sua banca Carige. De Romanis incassa ogni mese tra gli 8.400 e i 9.500 euro di stipendio da consigliere regionale più 4.170 euro di indennità dal gruppo del Pdl. In tutto più di 13 mila euro netti. Il primo pagamento relativo alla famosa festa è del 30 luglio 2010 ed è un bonifico di 703,75 euro come anticipo alla tipografia per la stampa degli inviti. Il 9 settembre De Romanis preleva 5 mila euro in contanti. Serviranno per pagare alcuni trasportatori, un fornitore di bevande, alcune figuranti, due baristi.

Il giorno della festa De Romanis stacca l’assegno 286091826 per 4.266 euro intestato alla Studios, la società che cura tutto l’allestimento. Sono loro a ricostruire il fronte del Partenone, a innalzare le colonne, a modellare un Monte Olimpo di cartapesta alto 12 metri, a sistemare i bracieri degli dei. Tutta la scenografia costerebbe 14.700 euro più iva, ma con lo sconto De Romanis dovrà sborsare 11.850 euro più iva. Il conto verrà saldato con altri due assegni, il 286092766 di 4.500 euro il 25 ottobre 2010 e l’ultimo, il 286092767 da 5.454 euro, il 25 novembre. Lo stesso giorno De Romanis paga all’Ina Assitalia 500 euro (con assegno 286091827) per l’assicurazione per eventuali danni a cose o persone, e altri 1.062 euro al Gruppo Lh per la fornitura di braccialetti pass. Una settimana dopo l’assegno 286092762 di 2.166 euro viene staccato in favore della Reale, ditta che fornisce per l’evento di Ulisse-De Romanis 300 bottiglie di rum. Ultimi pagamenti: 1.100 euro per il saldo degli inviti (assegno 286091823) e 3.324 euro per un altro fornitore di bevande (Beviroma distribuzione) con assegno 286091829 emesso il 10 ottobre. Nulla ha invece voluto il dj, Emanuele Vesci, vecchio amico di Ulisse.

Dunque la festa è costata 28 mila euro, più altri 2 mila per un video: «Tutto pagato di tasca mia, con soldi miei» precisa De Romanis. Già, il video e le foto sono proprio quanto è rimasto di quella notte. Insieme con le cronache dell’epoca che raccontarono (Il Messaggero del 12 settembre 2010) di un «estroso party per oltre 2 mila persone dove non sono mancati gladiatori, senatori, sexy vestali con coturni d’oro, cesari, patrizi con parrucche platino e interessanti versioni di Bacco». Carlo De Romanis, ragazzo di viale Parioli, genitori albergatori, scuole private al Villa Flaminia, tifoso della Roma, assistente di Antonio Tajani per 8 anni a Bruxelles fino all’elezione alla regione, spera adesso di essere ricordato per la sua attività politica. Negli ultimi due anni ha seguito la vita del partito nelle cinque province del Lazio («Mai chiesto un euro di rimborso benzina o per cene e pranzi»), ma anche progetti europei come la nuova legge sugli audiovisivi e il cinema, la valorizzazione del percorso turistico-culturale sulla via Francigena, le infrastrutture da realizzare sulla Roma-Viterbo, oltre alle infrazioni della regione presso l’Ue: «Sono andato almeno 20 volte a Bruxelles e sempre a spese mie».

Insomma, a ben vedere, a parte un po’ di confusione tra la Grecia di Ulisse e i Cesari di Roma, lo scandalo non c’è. Ma non sapeva, il re di Itaca e piazza Euclide, che quelle foto e quel video sarebbero stati causa di guai. Forse sarebbe stato meglio rimanere a Bruxelles.

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