Cantone: l'uomo dei miracoli di Renzi

Dagli arbitrati sulle banche agli appalti sulle grandi opere, il premier si affida all'ex magistrato. Ma funziona davvero?

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Il presidente dell'Autorità anticorruzione (Anac), Raffaele Cantone e il premier Matteo Renzi durante la presentazione del libro 'Corruzione a norma di Legge', Roma 14 Gennaio 2015. – Credits: ANSA / LUIGI MISTRULLI

Claudia Daconto

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“Non sono un parafulmine ma un garante”. Se n'è accorto anche Raffaele Cantone che il modo compulsivo con cui il governo di Matteo Renzi si affida al presidente dell'Anticorruzione ogni volta che c'è una grana da sbrigare rischia di appannargli l'immagine. Tanto che, intervistato dal Corriere della Sera, anche lui alla fine sbotta: “non sono un tuttologo”. Peccato solo che il premier non se ne riesca a fare una ragione.

Magistrato anti-camorra, in aspettativa dal marzo 2014 quando gli fu affidata la guida dell'Anac, Raffaele Cantone è diventato ormai una sorta di nume tutelare di Palazzo Chigi. L'asso da calare su ogni tavolo che scotta. L'uomo dei miracoli. L'antidoto a tutti i mali che affliggono l'Italia a cominciare dalla corruzione fino alle presunte truffe bancarie che lasciano sul lastrico migliaia di ignari piccoli risparmiatori beffati da spregiudicati piazzisti di obbligazioni secondarie. "Mettiamoci Cantone" sembra il mantra del governo. Ma a parte l'effetto annuncio, funziona davvero?

Gli arbitrati dei risparmiatori di Banca Etruria
Così mentre i magistrati della Procura di Roma dovranno stabilire se azionisti e obbligazionisti delle banche fallite, tra cui quella Etruria che tanti guai sta causando al ministro Maria Elena Boschi e al governo, siano stati adeguatamente informati sui termini, le condizioni e soprattutto i rischi delle obbligazioni che intendevano sottoscrivere e sulle operazioni finanziarie che hanno provocato un buco di tre miliardi di euro, Raffaele Cantone si occuperà degli arbitrati.

Renzi, ormai in aperta rotta di collisione con la Banca d'Italia di Ignazio Visco e la Consob di Giuseppe Vegas, ha ripiegato, come ormai accade sempre più spesso, sul mister Wolf di Palazzo Chigi, l'uomo che risolve problemi. O che almeno deve dare l'impressione di provarci. Perché anche se il moribondo ha ormai le ore contate, bisogna almeno offrirgli la consolazione che nulla è rimasto intentato.

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Tutti i dossier di cui si è occupato
Expo rischiava di trasformarsi in una figuraccia planetaria per via delle inchieste sugli appalti? Ecco Cantone a capo dell'Unità operativa speciale che doveva vigilare affinché nemmeno una mazzetta girasse tra i padiglioni dell'esposizione universale. Dopo Mafia Capitale il Giubileo di Papa Francesco poteva di nuovo attrarre gli appetiti di imprenditori corrotti? Cantone firmava con l'ex sindaco Marino il protocollo sulle linee guida per assicurare trasparenza e correttezza dei lavori.

L'azienda di trasporti capitolina versa ormai in condizioni disastrose? È di nuovo Cantone a firmare la relazione che denuncia tutti i mali di cui per anni l'Atac è stata affetta. Il Cara di Mineo finisce al centro dell'inchiesta “Mondo di Mezzo” dei pm guidati da Giuseppe Pignatone in quanto le procedure d'affido dell'appalto per la gestione del centro di accoglienza richiedenti asilo risulterebbero irregolari?

Cantone chiede che sia commissariato l'appalto. E ancora, tra i dossier finiti sotto la sua lente, l'alta velocità a Firenze e questioni locali come il Luneur, il luna park di Roma. Ma c'è anche la famosa black list di “impresentabili” vergata dalla presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi che Cantone bocciò, per poi smentire, quasi a voler sottolineare che l'unico a poter stabilire chi sono i buoni e chi i cattivi è solo uno: lui.

Un nome buono per tutte le poltrone
Lui, Raffaele Cantone: l'uomo giusto per tutte le poltrone: da quella di ministro alle Infrastrutture all'epoca delle dimissioni di Maurizio Lupi per il Rolex regalato al figlio da uno degli imprenditori arrestati nell'ambito dell'inchiesta “Grandi opere”, a quella di sindaco di Roma al posto di Ignazio Marino i quanto meno di commissario a quella, ancora, di ministro della Giustizia al posto di Andrea Orlando. Un ruolo che Matteo Renzi avrebbe voluto affidargli fin dall'epoca della nascita del suo governo se non fosse che a mettersi di traverso fu l'allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ma nel destino di Raffaele Cantone sembra quasi scontato che un giorno ci sarà la politica.

Il protagonismo politico
Quando alla cerimonia di consegna del “Sigillo della Città” da parte di Giuliano Pisapia, il presidente dell'Anac disse, per molti un po' troppo temerariamente, che Milano era la vera “capitale morale del Paese” mentre Roma è “ancora priva di anticorpi”, con quel messaggio, oltremodo politico, Cantone spedì definitivamente in soffitta la sua terzietà di magistrato. Una terzietà già messa in discussione quando un anno fa si presentò su palco della Leopolda come una vera star del renzismo.

Oggi il suo nome viene inevitabilmente associato a quello del segretario del Pd più che a quello del presidente del Consiglio. Renzi lo ha risucchiato, inglobato. Ma continuando a usare Cantone come una sorta di scudo umano, Renzi sta anche confessando la subalternità della politica, della sua politica, alla magistratura. Convinto di far bella figura ogni volta che come un coniglio dal cilindro tira fuori il nome del magistrato per mettere una pezza su qualche magagna, Matteo Renzi dimostra infatti di non essere in grado di farcela da solo. Il dubbio però è che per farcela basti un surrogato. Anche se si chiama Raffaele Cantone.

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