La Metro C, il Campidoglio e la "maledizione dei 90 milioni"

Spostato il ragioniere generale di Roma Capitale Maurizio Salvi. Un anno fa si era opposto al riconoscimento delle cifre aggiuntive ai costruttori

Metro C

Il viaggio inaugurale della nuova tratta della metro C di Roma 9 novembre 2014. – Credits: ANSA/Riccardo Antimiani

Stefano Caviglia

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E sono tre. Dopo l’assessore al Bilancio di Roma Capitale, Daniela Morgante, e il direttore dell’assessorato ai Trasporti, Giovanni Serra, rotola un’altra testa che si era opposta senza successo al pagamento dei 90 milioni aggiuntivi al Consorzio Metro C da parte del Campidoglio. È quella di Maurizio Salvi, ragioniere generale del Comune fino al 5 dicembre scorso, quando è stato spostato al nuovo incarico di "dirigente dell’unità temporanea per l’innovazione delle procedure interne". Non esattamente una promozione. Qualcuno comincia a parlare addirittura di una "Maledizione dei novanta milioni", mettendo in relazione il braccio di ferro che si svolse allora nella giunta e negli assessorati di Roma Capitale e le difficoltà che i tecnici contrari a quel consistente esborso hanno incontrato successivamente nei loro uffici in Campidoglio.

I 90 milioni aggiuntivi

È passato un anno, ma vale la pena di tenere bene a mente questa vicenda, su cui già da tempo indaga la Procura regionale della Corte dei Conti. A illustrarne i contorni in modo assai efficace è la lettera spedita nel novembre 2013 dall’allora assessore al Bilancio Morgante proprio al ragioniere generale Salvi per cercare di scongiurare il pagamento di cifre non previste dall’appalto iniziale della Metro C. Nella missiva (potete leggerla in fondo all'articolo) la Morgante fa letteralmente a pezzi il parere con cui l’Avvocatura capitolina mostrava di dare per scontata la legittimità di quella erogazione, senza però assumersi la responsabilità di una valutazione di merito.

Le riserve di Daniela Morgante riguardavano anzitutto i 224 milioni di euro di adeguamento che il Consorzio Metro C aveva richiesto in precedenza, ma valevano a maggior ragione per i 90 milioni ulteriori che la giunta Marino aveva appena deciso di riconoscere al Consorzio con un accordo definito "attuativo" di quello precedente, ma che "attuativo" non pare affatto all’assessore, come spiega lei stessa nella lettera: "Aggiunge il riconoscimento a Metro C di altri 90 milioni. Dunque si tratta, di fatto, di un accordo aggiuntivo rispetto al precedente".

Fra le altre contestazioni, il fatto che riconoscendo "spettanze economiche ulteriori rispetto a quelle messe a bando pubblico di gara" si darebbe luogo a "una lesione della concorrenza oltre che della integrità nella gestione delle finanze pubbliche". Per tutta risposta, l’amministrazione anticipa al Consorzio ben 140 milioni, nonostante la Commissione istituita proprio per approfondire il contenzioso "non si sia ancora pronunciata", come la Morgante lamenta in una nuova lettera il mese successivo (anche questa lettera è nel documento in fondo all'articolo).

Su tutte queste obiezioni e sulle resistenze dei tecnici che cercano di frenare, prevale alla fine la volontà del sindaco Ignazio Marino e dell’assessore più potente della sua giunta, il responsabile dei Trasporti Guido Improta. Il Consorzio Metro C, composto da Astaldi, Vianini Lavori (Caltagirone), Ansaldo Sts (Finmeccanica), Consorzio Cooperative e costruzioni e Cooperativa Muratori e Braccianti di Carpi (entrambe Legacoop), ottiene i soldi richiesti. E le teste che si erano opposte cominciano a rotolare.

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