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Bucci sindaco di Genova: perché ha vinto lui

Il manager del centro-destra conquista la Superba. Grazie all'unità della coalizione, una campagna azzeccata e l'irreversibile declino della sinistra

Bollottaggi-genova

Antonio Rossitto

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Tre mesi dopo essere atterrato su Genova, il marziano ha vinto. Marco Bucci, pluridecorato manager venuto dagli Usa, è il nuovo sindaco del mai espugnato fortilizio della sinistra. Per questo, il rotondo trionfo del centro-destra nella Superba è diventato il simbolo di questi ballottaggi.


Ma com’è riuscito il placido capo scout, barba bianca e aria rassicurante, a convincere i sempre cauti "maniman" genovesi a cambiare pagina? Una mano gliel’ha data aver fronteggiato il più sbiadito degli avversari: l’ex comunista Gianni Crivello, ex assessore ai Lavori pubblici del Comune. Che, con ammirabile onestà, quando qualche mese fa venne designato candidato in pectore del centro-sinistra, abbozzò: "Sono solo un buon numero due...".

Fu comunque il prescelto. Un brav’uomo sostenuto da una coalizione stantia, declinante e autoreferenziale. Così tanto avvezza al potere da non accorgersi del galoppante declino. Divisissima al suo interno in ininfluenti microfazioni, ancora affette da supposta superiorità. 

Dall’altra parte c’era Bucci. Il supermanager avulso alla politica. Perfetta espressione del "Modello Liguria" inaugurato dalla vittoria di Giovanni Toti due anni fa: coalizione ampissima, programmi comuni, unità prima di tutto. Il governatore ligure, assieme alla sua squadra, ha seguito la campagna di Bucci passo dopo passo. Suggerendo tattiche e strategie: immagine meno austera, mai porgere l’altra guancia, campagna martellante sui social.

Il marziano c’ha messo molto di suo, ovviamente. La competenza, in primis. Bilanci, società partecipate, investimenti, tagli, attrattività. E "vision", come la chiama lui, attingendo a vocabolario ed esperienze pregresse. Tutto riassunto nello slogan di inconfessata memoria trumpiana: "Facciamo tornare grande Genova".

Un programma che è sembrato ambizioso ma realistico. L’ha snocciolato ovunque: nei mercati, nelle piazze, sui palchi. Ha girato la città senza sosta, spesso in autobus, fino all’ultimo minuto di campagna elettorale. Ha cercato di incontrare tutti, dando l’impressione che non sarebbe sparito il giorno dopo essere eletto. Un marziano, appunto. Atterrato a Genova per l’occasione.    

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