Governo salvo: "Il Pd cambi rotta o si schianta"

Lorenza Bonaccorsi, parlamentare renziana, sollecita gli esponenti del suo partito: "Dopo Alfano, il governo si dia finalmente una mossa"

Matteo Renzi con Enrico Letta a Firenze. (Credits: Ansa)

Claudia Daconto

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Anche se fino ad oggi li abbiamo schivati, se continuiamo a navigare così al prossimo scoglio ci andiamo a sfracellare”.

Renziana di ferro, pochi peli sulla lingua (quasi nessuno per la verità), Lorenza Bonaccorsi, deputata Pd, avvisa il suo partito: “Basta attaccare sempre Matteo tacciandolo di sfascismo. Nessuno lavora contro il governo Letta, ma il governo faccia le cose che deve fare e la smetta di star dietro alle beghe del Pdl”.

Ultima, in ordine di tempo, la vicenda kazaka che ha investito in prima persona il ministro dell'Interno e vicepremier Angelino Alfano scampato stamattina alla mozione di sfiducia presentata da Sel e M5S grazie al voto contrario dei senatori Pd, compresi quelli di area renziana.

Ma le fibrillazioni interne al partito non accennano a placarsi e ieri sera, incontrando il gruppo alla Camera, il segretario Guglielmo Epifani ha dovuto ammettere, come riferisce Bonaccorsi, che “sì, appoggiandosi in tutto e per tutto alla relazione presentata da un suo sottoposto, Alfano non ha certo brillato per autorità e il Viminale non può essere retto da uno che contemporaneamente fa anche il segretario del suo partito e il vicepresidente del Consiglio, tuttavia, in questo momento, l'azione di governo resta la priorità e non è possibile, pertanto, votare la sfiducia nei confronti del ministro”.

Eppure ieri, in occasione del voto interno al gruppo dei democratici al senato, in sette si sono astenuti. Ci sarà un chiarimento interno al Pd?

Senz'altro. Per la prossima settimana è convocata un Direzione proprio per fare un confronto politico tra tutte le anime del partito.

Resa dei conti all'orizzonte?

Vorremmo capire perché soltanto noi renziani veniamo messi sulla graticola quando esprimiamo posizioni di dissenso nei confronti del governo Letta e non anche altri quando, come stamattina Laura Puppato (“Alfano deve dimettersi”), fanno altrettanto. Ci chiediamo perché i giornali titolino sempre e solo su di noi.

Forse perché il gruppo che fa riferimento al sindaco di Firenze ha un peso specifico maggiore rispetto ad altri?

Bè, non così tanto visto che non abbiamo un incarico che sia uno e ci ritroviamo sempre in minoranza.

Allude allora al “tiro al piccione”?

Esatto.

Oggi, comunque, anche i senatori renziani che ieri si erano astenuti sul voto all'interno del gruppo, votano contro la mozione di sfiducia. Perché?

Votano in linea con le indicazioni del partito.

Ieri sia Franceschini che Zanda hanno fatto capire che il voto di coscienza non sarebbe stato ammesso. Pippo Civati ci ha letto una minaccia di espulsione. Lei?

I toni sono accesi ma comunque sempre all'interno di una dialettica democratica.

Possiamo dire che anche se, alla fine, Alfano e il governo sopravviveranno, da oggi nel Pd si è allargato il fronte degli insofferenti verso le larghe intese?

Mi pare proprio di sì. Credo che questa faccenda di Alfano stia tirando fuori i maldipancia di tutto il gruppo sia alla Camera che al Senato. Stanno venendo al pettine tutti i nodi di cui ha parlato Renzi ormai già 15 giorni fa.

Cioè?

O questo è un governo del fare e fa oppure di farsi dettare l'agenda da Brunetta e Schifani non se ne parla. Renzi non è uno sfascista né ha nel suo Dna la tendenza a dover per forza rompere le scatole, evidentemente ha una visione corretta del fatto che ci sono delle priorità evidenziate anche nel discorso di Letta alle Camere e su quelle bisogna andare avanti.

Prima il governo delle larghe intese, poi il via libera alla sospensione dei lavori per la questione di Berlusconi, adesso Alfano: quando arriverà la goccia che farà traboccare il vaso?

Per quanto riguarda il governo mi pare che goda di un ombrello di protezione da parte del presidente Napolitano molto capiente; per quanto riguarda il Pd, quando si naviga e si evita prima uno scoglio, poi un altro e così via, prima o poi finisce che ti ci schianti contro.

Come si salva allora il Pd?

Costringendo questo governo a darsi una mossa sulle cose da fare: legge elettorale, abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, riforma del lavoro.

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