Bonaccini e Richetti: due diverse facce del renzismo

Via l'iperbersaniano Errani, la magistratura colpisce anche due uomini simbolo del nuovo Pd nella regione rossa per eccellenza. Ecco la loro biografia politica: uno viene dai Ds, l'altro dalla Margherita

– Credits: Stefano Bonaccini e Matteo Richetti, all'inaugurazione della festa nazionale dell'Unità. ANSA/GIORGIO BENVENUTI

Sara Dellabella

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“Stanno combinando un bel casino” Matteo Renzi aveva usato dell’ironia per descrivere le primarie emiliane tra Matteo Richetti e Stefano Bonaccini alla chiusura della Festa de L’Unità di Bologna, solo tre giorni fa. Tempo necessario per far scatenare un putiferio intorno a due uomini che oltre a contendersi la poltrona di governatore nella regione più rossa, sono anche i fedelissimi del Segretario.

Così se Vasco Errani, pezzo da novanta dell’apparato bersaniano, è stato costretto alle dimissioni, dopo essere stato condannato in Appello a un anno di reclusione per falso ideologico nell'ambito del processo Terremerse, le cose  sembrano non andare meglio al controapparato renziano.

Richetti e Bonaccini risultano indagati con l’accusa di peculato nell'ambito dell'inchiesta sulle "spese pazze" del consiglio regionale insieme ad altri esponenti del Pd regionale. Inchiesta che è alle battute finali e che potrebbe chiudersi già il mese prossimo. In questo contesto, Richetti ha deciso di ritirarsi dalla corsa alle primarie, mentre Bonaccini tenta l’unica strada possibile per rimanere in corsa: chiarire  tutto ai magistrati. Tuttavia, in un contesto di simile caos, l’unica alternativa credibile, e immediatamente spendibile, sembra rimanere proprio il Sottosegretario Graziano Del Rio che torna in corsa, nonostante abbia più volte smentito un suo trasferimento da Palazzo Chigi.

Ma chi sono i due uomini di Renzi finiti nel tritacarne?
Matteo Richetti: classe 1974, sposato con tre figlie. Giornalista pubblicista, alla prima legislatura, è in aspettativa dalla Provincia di Modena dove si occupa di relazioni esterne. Nel 2003 viene eletto per la prima volta consigliere alla Regione Emilia Romagna nelle fila de La Margherita.
E’ un bersaniano di ferro, poi convertito al renzismo e alla rottamazione. Al Pd lo considerano il braccio destro di Renzi e ha partecipato attivamente all’organizzazione dei Bing Bang renziani.

Nella sua carriera si è espresso più volte per la trasparenza dei fondi ai gruppi regionali, la revisione dei conti affidata alla Magistratura contabile e la pubblicazione online di tutte le spese dei partiti. Ha criticato molto gli scandali legati alle spese pazze regionali che hanno coinvolto Lazio ed Emilia Romagna. Da presidente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia Romagna, ha approvato un documento per tagliare il lbudget a disposizione dei gruppi e delle commissioni, comportando una riduzione dei costi compresa tra i 2 e i 2,5 milioni di euro.
Nel 2012 Richetti finisce al centro di una polemica per l’utilizzo dell’auto blu per alcuni spostamenti istituzionali. A destare curiosità una fattura di 1024 euro per un noleggio con autista da Bologna a Roma, andata e ritorno, per presenziare ad un appuntamento al Quirinale.
Stefano Bonaccini: Classe 1967, sposato con due figlie. Nel 2009 viene eletto segretario del Pd Emilia Romagna. Uomo forte di Bersani in Emilia, Renzi gli ha affidato il compito di sondare il territorio roccaforte del vecchio apparato affidandogli il ruolo di responsabile degli Enti locali all’interno della segreteria Pd. Alle ultime primarie del Pd ha coordinato la campagna elettorale di Renzi portandolo direttamente al terzo piano di Sant’Andrea delle Fratte. Quando nel 2013 l’Emilia Romagna è travolta dallo scandalo “spese pazze” e prima di entrare nel registro degli indagati,  Bonaccini, in veste di Segretario regionale, si appella al codice etico e presenta all’assemblea un documento che parla della necessità di una "attenta valutazione politica, che sappia distinguere il ruolo e le responsabilità dei singoli consiglieri dal valore irrinunciabile delle istituzioni democratiche".

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