Politica

Biotestamento, dietro il voto le future alleanze

Ius soli e fine vita: due temi cari alle sinistre sulle quali si misurano i futuri accordi elettorali. Lo scontro è tutto interno al Pd

Senato

Sara Dellabella

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C'è un'altra grana per il premier Paolo Gentiloni e si chiama biotestamento. La legge che giace in commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama e che molti oramai davano per spacciata è tornata ad essere oggetto di dibattito pubblico proprio come lo ius soli. La relatrice Emilia Grazia De Biase ha ribadito la volontà di dimettersi dal suo ruolo per andare dritti in aula e far decadere i circa 3.000 emendamenti di Ap, Lega e Forza Italia. Gli stessi che fanno muro contro lo ius soli. Per molti quello dei diritti diventa il campo di battaglia per capire il Pd da che parte sta, quale sia l'orientamento generale del partito sulle grandi questioni care alla sinistra e al mondo laico. Uno sguardo verso le elezioni del 2018.

L'appello dei sindaci

A sostegno della legge 27 sindaci hanno firmato l'appello dell'Associazione Luca Coscioni per chiederne la rapida approvazione senza ulteriori passaggi parlamentari. Firme di peso sostengono la battaglia come quella del sindaco di Roma Virginia Raggi, del sindaco di Torino Chiara Appendino, del sindaco di Milano Beppe Sala, del sindaco di Napoli Luigi De Magistris e del sindaco di Livorno Filippo Nogarin.

Solo queste città rappresentano una fetta numericamente importante della penisola e lascia trasparire l'appoggio incondizionato del Movimento 5 stelle alla legge così com'è.
Ma la titubanza della senatrice De Biase alle dimissioni nasconde altro. La senatrice dem sa che la spaccatura sul testo nasce dentro al Pd, da quel gruppetto di circa 20-30 cattodem, che farebbe mancare il proprio voto al momento decisivo. Una figuraccia da evitare al momento della campagna elettorale. Ne è consapevole la leader dei Radicali Emma Bonino che da giorni ripete che “Questa è una buona legge ma è inopportuna elettoralmente parlando, ed è per questo che, anche se so che siamo a fine legislatura, io credo che non bisogna arrendersi, bensì persistere e continuare. Non c'è niente di più fragile della politica e può darsi che, ad un certo punto, ci renderemo conto che queste leggi sono opportune e cambiano il Paese, senza rendersi conto che il Paese è già cambiato”. È il solito tema della politica che insegue i cambiamenti e non li governa.

Perché è importante

Alla Camera la legge è passata grazie all'appoggio del PD, del M5S, Mdp e Sinistra italiana. Pallottoliere alla mano, se lo stesso appoggio dovesse replicarsi al Senato, tenuto conto di una ventina di defezioni all'interno del Pd, il provvedimento potrebbe contare su 145 voti. Insomma ne mancherebbero 12 per avere la maggioranza.

Ma come obiettivo non è impossibile e non è detto che all'interno di Forza Italia non ci sia qualche senatore intenzionato a votare il testo. Potrebbe replicarsi la stessa scena delle unioni civili, il gruppo potrebbe indicare il voto contrario ma lasciare liberi i singoli di votare secondo coscienza.

D'altronde quella sulle Disposizioni anticipate di trattamento (Dat) è una legge morbida che consente al soggetto di esprimere in maniera anticipata il rifiuto delle terapie come nutrizione e idratazione artificiale, ma che lascia al medico l'ultima parola.

Il Senato non è la prima volta che si trova ad affrontare questo tema in un clima di tensione. Risuonano ancora chiare le invettive di Gaetano Quagliariello “Eluana non è morta, è stata ammazzata” nel momento in cui nell'aula venne dato l'annuncio della morte della giovane rimasta in coma da 17 anni. Proprio in quel minuto in aula era stata intrapresa una corsa contro il tempo per approvare un disegno di legge per impedire di dare attuazione alle sentenze con le quali era stata autorizzata la procedura per togliere l'alimentazione artificiale. Uno scontro profondo che ha portato il Paese ad avviare una seria riflessione sul tema dell'eutanasia e dell'interruzione delle cure. Una discussione che si è alimentata anche grazie alle storie di chi è scappato all'estero per accedere al suicidio assistito rendendo pubblica la propria testimonianza e il proprio grido di dolore per non poter morire da cittadino a casa propria. Qualche anno fa erano poche storie isolate a dominare la cronaca, oggi non c'è settimana che qualcuno prima di partire per la Svizzera non lasci un suo messaggio e un appello alla politica. Forse per non sparire del tutto. Perchè dall'Italia si va via per studiare, lavorare e talvolta anche per morire.

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