Biotestamento, un doveroso atto laico

Nulla cambia per chi vuole essere tenuto in vita da malato. Tutto cambia per chi, nella solitudine della morte, vuole entrare nel mistero da Uomo libero

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La commozione di Emma Bonino per l'approvazione della legge sul biotestamento. Roma 14 dicembre 2017 – Credits: ANSA/GIUSEPPE LAMI

Alessandro Turci

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Momento di civiltà scaturito da una sorta di metafisica individuale, la legge sul biotestamento tanto attesa va accolta con gioia, ma una gioia pudica. Non perché, trattandosi del fine vita, lo consiglino le buone maniere o i catechismi, ma perché sulle cose di cui non si può parlare, diceva il filosofo, si deve tacere. E la morte certo rimane, come anche la vita, mistero assoluto.

Ecco perché questa legge è un doveroso atto laico. Uno strumento imperfetto come imperfetto è l’uomo, e tuttavia necessario a dare alternativa e conforto a quella che, con sagge parole, Luigi Manconi, a Palazzo Madama, ha definito “la solitudine del morente”.

Questa solitudine implica una sconfitta certa, di ordine metafisico, ma prima di questa legge la sconfitta era solo crudele, e tutto sommato anche pilatesca. Lasciava al malato terminale la croce della sua stessa disgrazia, ponendo medici e parenti nel limbo – anche gretto – del codice penale, delle interpretazioni, delle mistificazioni da corsia d’ospedale spesso sfociate in cronaca nera di pessimo gusto.

Questa legge ha i suoi martiri, e i loro nomi (che potrebbero essere i nostri o quelli dei nostri cari) sono giustamente oggi tutti ricordati. In un momento sociale del Paese in cui il vento dell’umanesimo ha iniziato a soffiare prima sul Vaticano e poi sul Palazzo della politica, il sussulto di orgoglio razionale di una legislatura modestissima da speranza.

Per una volta i partiti sono stati capaci di compiere un passo avanti per farne uno, sostanziale, di lato; per riconoscere quell’autodeterminazione che i politici sono sempre pronti a rivendicare da un punto di vista territoriale, economico o etnico, ma mai (o con enorme fatica) se riguarda la singola persona.

Questa vittoria del pensiero debole, di questa Stimmung panica in bilico tra potere della scienza e debolezza umana, ci fa più forti. Ma deve farci anche più consapevoli dei nostri diritti inalienabili. Commuove, e giustamente, vedere Emma Bonino, che di quell’aula del Senato è stata Vice-Presidente, sedere tra il pubblico in rappresentanza delle associazioni dei diritti civili. Per una figura che ha ricoperto più volte cariche di prestigio, mai come ieri le stanze del potere devono essere apparse piacevoli. Da semplice cittadina, diremmo da "libera" cittadina.

Anche perché il Parlamento – lo hanno già minacciato voci stucchevoli, censori austeri delle agonie altrui e custodi auto proclamati del Vecchio Testamento – potrebbe tornare sui suoi passi se alla maggioranza di oggi ne dovesse subentrare una diversa. È un rischio. E bisogna farsi trovare pronti.

L’arma propagandistica di chi si oppone al biotestamento, che in fin dei conti è il minimo sindacale (il riconoscimento dell’autonomia morale dell’individuo), è già pronta: farlo apparire come la testa di ponte verso il suicidio assistito e l’eutanasia. Concetti in realtà molto diversi tra loro, sul quale il dibattito sarà comunque necessario per portare, espressione cara a molti, l’Italia a livello dell’Europa.

Col biotestamento la commozione è quella del buon senso. Non vogliamo convincere nessuno, ma ciascuno si prenda quel poco di tempo necessario a leggere il testo della nuova legge e giudichi da sé. È questo il punto: ciascuno con la sua testa. Chi vorrà che i medici e i rianimatori intervengano fino all’ultimo per tenerlo in vita avrà in automatico questo diritto garantito, esattamente come prima. Cambia per chi, di fronte alla solitudine della morte, vorrà entrare nel mistero da Uomo libero.

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