Bernardo Mattarella in pole per il dopo Lombardo

Chi sono i nomi nuovi in pista dopo l'uscita di scena del governatore siciliano

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con Sergio e Bernardo Mattarella, rispettivamente fratello e figlio di Piersanti – Credits: ANSA

Carmelo Caruso

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Bernardo Mattarella, prendete nota di questo nome. Potrebbe essere lui il nuovo governatore della Sicilia qualora il Pd e l’Udc trovassero una quadra dopo l’uscita di scena di Raffaele Lombardo.

E di scena, Lombardo è uscito come è entrato, come si è fatto ricordare, tra le manie che lo hanno contraddistinto e fatto odiare e che hanno fatto sperimentare l’insperimentabile in Sicilia, aula di chimica politica di un paese.

Finita tra le dimissioni, come l’era dell’ex governatore Totò Cuffaro, quella del governatore Raffaele Lombardo si chiude con la solita pesante accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, tra le nomine di personaggi equivoci nella burocrazia regionale (è riuscito a designare pure un detenuto) e ben sessanta assessori avvicendati negli ultimi quattro anni.

Uomo crepuscolare, notturno, un impasto tra la spartizione di un Mazzarino e la spietatezza di un personaggio sinistro come Javert, il commissario dei Miserabili. La vera domanda sarebbe come Lombardo abbia fatto a rimanere al governo della Sicilia per quattro anni. Qualsiasi altro governatore si sarebbe dimesso già prima. Eppure nessuno ha saputo stringere alleanze, disfare partiti (Il Pdl è esploso per la prima volta in Sicilia con la fuoriuscita di Gianfranco Miccichè), far girare la testa a un toscano come Maurizio Migliavacca (per intenderci, quello che sta trattando con Denis Verdini il varo della nuova legge elettorale) che a Palermo si è trovato un Pd che ha tentato di sfiduciare il proprio segretario, una parte che sceglieva gli assessori con Lombardo (il capogruppo Antonello Cracolici e un senatore come Beppe Lumia) e un’altra che lo avversava tanto da arrivare alla richiesta di un referendum popolare che mai si è celebrato.

Ha governato con il Pdl, poi con Miccichè, ha avuto l’appoggio dell’Udc, in seguito del Pd, ha tentato di ricucire con lo stesso Pdl, ha blandito fino alla fine chiunque poteva essergli utile, avrebbe perfino trattato con Mefistofele e l’avrebbe spuntata Lombardo. E pure l’uscita di scena di Lombardo è soltanto una “sua scelta”, un mezzo per anticipare le elezioni in Sicilia a Ottobre, presumibilmente il 28 e 29, una scelta politica mediata con gli alleati.

La decisione quindi di farsi da parte e fare l’agricoltore, più che allontanarlo dalla scena lo avvicina grazie alla cambiale in bianco che un’intera burocrazia regionale gli deve. Più che scomparso l’Mpa, il suo partito, rischia di essere il vero ago della bilancia per i prossimi anni, perché in Sicilia non esiste antipolitica, dice un uomo di stretto giro con il governatore, “i voti sono postulati matematici”.

A correre per succedergli sono già in otto, certi e incerti e sempre Lombardo è più arbiter di quanto si pensi. Di certe ci sono le candidature di Claudio Fava, figlio di Pippo Fava giornalista catanese ucciso dai Santapaola, Rosario Crocetta, ex sindaco di Gela ed europarlamentare del Pd, Vladimiro Crisafulli ras di Enna, questo  almeno per quanto riguarda il centrosinistra.

Fli invece ha già fatto sapere che il suo candidato sarà Fabio Granata e c’è anche il Partito della Rivoluzione di Vittorio Sgarbi che sogna di candidare Franco Battiato (non stupitevi, anni fa il Pd voleva Pippo Baudo governatore) ma che ripiegherà su Cateno De Luca, un bizzarro deputato messinese vittima di una vicenda giudiziaria definito perseguitato dalla giustizia e difeso da Carlo Taormine oltre a Gaspare Sturzo, nipote del compianto Luigi che ha dato vita a un movimento di ispirazione cristiana.

Ma i nomi forti sono quelli di Gianfranco Miccichè e di Giampiero D’Alia, quest’ultimo stimato da Confindustria (ed è stato proprio di Ivan Lo Bello la staffile che ha più ferito Lombardo, quando il vicepresidente di Viale dell’Astronomia ha lanciato l’ipotesi commissariamento per la Regione e il rischio default) e capogruppo al senato dell’Udc. Miccichè ha fatto sapere di essere pronto a una corsa in solitaria, ma è l’unico uomo accreditato per compattare il Pdl. Partito che di fatto sarebbe costretto a puntare su di lui per mancanze di alternative credibili dopo la sonora sconfitta alle amministrative di Palermo. “Sarà lui l’uomo del centrodestra”, dicono nel Pdl siciliano. Più complicato è il disegno che si tesse intorno a D’Alia che perfino Bersani vorrebbe candidato. Ma come fare accettare D’Alia al Pd dell’isola? L’alleanza tra Pd e Udc, sembra cosa fatta, ma il rebus è il nome. Il Pd che in passato ha appoggiato Lombardo sarebbe orientato a favorire la corsa di Crocetta e qui torna in gioco Lombardo che apprezzerebbe Crocetta, simbolo dell’antimafia, pronto a sacrificare l’assessore più fedele al governatore nei suoi ultimi cento giorni da esiliato, ovvero: Massimo Russo, ex magistrato e assessore alla Sanità, vicepresidente con facente funzioni.

Ed ecco che per superare l’impasse, il vero nome nuovo dovrebbe essere un deputato che ha un cognome illustre, che potrebbe far convergere Udc e Pd.

È Bernardo Mattarella, nipote di Sergio adesso alla Consulta e figlio di Piersanti. Deputato regionale di caratura, critico nei confronti dell’alleanza con Lombardo, ma soprattutto colui che potrebbe davvero insidiare Miccichè, che ad adesso tutti nel centrosinistra temono.

Moderato, in passato è stato a un passo dal divenire segretario regionale del Pd, vicino all’area centrista del partito, ma non per questo meno ascoltato da quella di sinistra.

Come un’arancia è la Sicilia, spicchi di potere, mezze lune da mettere insieme. Un tarocco che pende dalle parti di Grammichele, piana di aranceti, dove lo stesso uomo che l’ha tenuta in mano in questi anni, Lombardo, la osserva da possidente.

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