Berlusconi sbatte i pugni: "Sulle riforme decido io"

Ma nel partito restano le tensioni. Minzolini sbatte la porta, ma il Cav lo chiama indietro. Dissidenti minacciano l'autoconvocazione

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Paola Sacchi

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Il senso politico è: qui decido io, le riforme si devono fare non solo per il bene di Forza Italia, che altrimenti sarebbe condannata all’irrilevanza, ma per il bene del paese. Silvio Berlusconi per quasi quaranta minuti di fila arringa i suoi parlamentari nella sede di Forza Italia a  piazza S. Lorenzo in Lucina. Inizia l’ex premier con la mozione degli affetti: “Grazie per essere stati con me in questi vent’anni, in cui mi avete dato sempre fiducia, continuate a darmela”.

Poi, via via, l’arringa prende toni più netti. Berlusconi dice chiaro e tondo che lui è stanco di leggere ogni giorno cronache di giornali in cui si parla di divisioni dentro Forza Italia. Invita a “non alimentarle più” queste cronache. Sottolinea che Forza Italia rispetterà la parola data sulle riforme. Punto e basta. Il dibattito ufficialmente non c’è. Quindi, la riforma del Senato va. Ma la discussione di fatto ha un epilogo teso. Si riaccende sul finale quando il senatore azzurro Augusto Minzolini, narrano alcuni presenti, si sarebbe avvicinato all’ex premier, di cui era e resta grande amico, per dirgli in faccia papale papale: “Guarda che tanto io il Senato non elettivo non lo voto”.

Minzolini lascia la sede di piazza S. Lorenzo in Lucina scuro in volto, inseguito, per una legge del contrappasso proprio lui un tempo il giornalista segugio terrore dei politici,  da un nugolo di telecamere e cronisti affamati di dichiarazioni. Narrano che a un certo punto Berlusconi in un finale un po’ drammatico della riunione sarebbe arrivato a minacciare di nominare i probiviri per decidere sulla sorte di chi voterà contro le riforme. A quel punto sarebbe insorto Daniele Capezzone con un: “Sembra il Partito comunista del 1972”. A quel punto il Cav si sarebbe girato verso il senatore Vincenzo D’Anna dicendogli: “Già so come la pensi, lo leggo sui giornali ogni giorno”. E D’Anna: “Mi sa che aveva allora ragione Alfano”.

Qui  sarebbero volate parole grosse. Ma, colore e inevitabili tensioni in un passaggio così cruciale a parte, la sostanza politica è che il Cav ha rimesso in riga i suoi. Mal di pancia e anche forti restano, con un gruppo di dissidenti che per domani minaccia di fare una riunione. Ma Berlusconi ha deciso: la riforma del Senato va. E alla fine a sorpresa il presidente di Forza Italia ha fatto tornare indietro dal Senato Minzolini: “Augusto torna qui, dobbiamo parlare”. Magari non riuscirà a convincerlo a votare sì, ma se non altro il sodalizio ventennale Minzo-Cav resterà. Il messaggio di Berlusconi è comunque chiaro: "Basta con le liti da spogliatoio che ci hanno perdere le elezioni". Quanto alla riforma del senato, dice, "il testo è stato nettamenete migliorato grazie al lavoro del capogruppo Paolo Romani". 

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