Politica

Berlusconi non ascolti i consigli pro inciucio

Forza Italia tentata dal diventare stampella del Governo Pd-M5S ma i suoi elettori non capirebbero il salto della quaglia

silvio-berlusconi

Maurizio Belpietro

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Non so dove Silvio Berlusconi trascorrerà il Ferragosto, se cioè rimarrà in Sardegna o deciderà di passare i prossimi giorni ad Arcore o in qualche altra sua villa in giro per il mondo. Immagino però che a prescindere da dove si trovi, il Cavaliere nei prossimi giorni avrà il telefono intasato, dalla gente che si prenota per parlargli. Il capo di Forza Italia, dato politicamente per spacciato non so quante volte, dal giorno in cui Matteo Salvini ha dichiarato il decesso del governo Conte è infatti tornato al centro delle attenzioni.

Tutti lo cercano, tutti lo vogliono e, naturalmente, tutti vorrebbero capire che cosa farà nei prossimi giorni, quando si voterà la sfiducia contro l'esecutivo e quando Matteo Renzi, Beppe Grillo e compagni vari cercheranno di dare vita a un inciucio per salvare la legislatura e, soprattutto, la poltrona dei loro fedelissimi. I voti del Cavaliere, che fino a ieri dai grillini erano considerati peggio della diossina, talmente inquinanti da avvelenare i pozzi dei duri e puri della politica, all'improvviso sono diventati cristallini e trasparenti, acqua di fonte migliore di quella pentastellata, che per altro era considerata purissima. Certo, gli ortodossi del Movimento vorrebbero che quelli di Forza Italia stessero a dovuta distanza, un po' come se fossero in quarantena. Dunque ci si immagina un contenitore renziano che possa ospitarli, in attesa della completa purificazione.
Tuttavia i voti degli uomini di Berlusconi risultano determinanti per il progetto di un governo dell'inciucio. Senza quelli, l'ammucchiata di grillini, piddini e comunisti di Leu rischia di non avere numeri sufficienti per realizzarsi. Visto che non tutto il Pd seguirà l'ex segretario ed ex presidente del Consiglio sulla strada del governo istituzionale anti Lega, perché Nicola Zingaretti insiste a chiedere le elezioni, si andrà a una spaccatura certa del gruppi parlamentari e a tamponare la falla servirebbero proprio i senatori e i deputati di Forza Italia. Così si arriverebbe al paradosso di un governo multicolore, con dentro i grillini osservanti, quelli tanto per capirci che sono contro la Tav e a favore di un giro di vite su giustizia e corruzione. A essi si unirebbero gli esponenti della sinistra estrema, quella che va in barca con gli immigrati e sogna la patrimoniale. Più i renziani, ai quali va bene tutto, il taglio dei parlamentari, ma anche no, pur di conservare per qualche altro anno la poltrona. Infine, a completare la macedonia, bisogna aggiungere i berlusconiani, i quali sono da sempre contro i manettari, contro la patrimoniale, contro l'immigrazione clandestina e per le opere pubbliche, ma in nome del bene del Paese dovrebbero raccogliere l'appello di Renzi e sostenere il governo patchwork, cioè - i lettori ci scuseranno per la volgarità - un governo con le pezze al culo, fatto da gente che ha paura del giudizio degli italiani e dunque si intesta il compito di guidare il Paese e di fare una manovra facendo salire il deficit.


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