Sicilia, l'ultimo fortino di Beppe Grillo

La vittoria del M5S a Ragusa e la Sicilia come Regione simbolo. Ma non è come a Parma

Beppe Grillo leader del M5S e il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle di Ragusa, Federico Piccitto (Credits: ANSA/REDAZIONE)

Carmelo Caruso

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Crede di aver conquistato la Parma del Meridione, ma Ragusa non è la ducale e principesca Parma e Federico Piccitto, neo sindaco di Ragusa, non ha lo stupore in volto che possedeva Federico Pizzarrotti.

Si prende l’unica città del Sud, l’assolata Ragusa, Beppe Grillo, e già sogna di farne il suo fortino, il suo Reichstag, la Sicilia come un’enorme Stalingrado o una grande Sant’Ilario da cui ricominciare la rimonta e la rinascita di un Movimento che nel resto d’Italia è stato ridotto a sentinella senza neppure il diritto di tribuna. E però, solo chi non conosce la dimestichezza siciliana al compromesso può salutare la conquista di Ragusa come il ruggito del leader azzoppato, del Grillo epuratore che rischia di epurarsi da solo.

Non è infatti la vittoria del Grillo che ha ostracizzato la televisione, il leader che ha sempre avversato la contaminazione con qualsiasi altro partito, lista o movimento, quella che ha portato lo sconosciuto ma molto televisivo Piccitto a vincere il ballottaggio che per Grillo è finito per essere una sorta di play off per non retrocedere nell’anonimato della politica e della rappresentanza.

E’ infatti nella lontana Ragusa che Grillo ha sperimentato la linea morbida del Movimento permettendo a questo ingegnere di trentasette anni, cattolico e con la passione per il basket, di essere eletto con l’aiuto di Sel, il partito di Nichi Vendola che nel blog è «il maestrino dalla penna rossa» o del lontano, almeno culturalmente, partito di Francesco Storace, la Destra, insomma l’unione degli estremismi pacificamente mescolati in questa città laboratorio del laboratorio che adesso diventa addirittura il modello Ragusa dopo il modello Sicilia, il modello Parma, il modello Mira, il modello in miniatura di Assimisi e Pomezia perché il «cammino è lento ma inesorabile», scriveva il Grillo grande timoniere alla Mao.

Non ha vinto il grillino talebano, la corazza intransigente che abbiamo imparato a conoscere con Roberta Lombardi o la pericolosa obbedienza al capo di Vito Crimi, il capogruppo che inquisisce e prima della condanna scappa via «perché oggi è il mio ultimo giorno da capogruppo…». Vince così la novità Piccitto contro la solita alleanza tra opposti, che in Sicilia e a Ragusa su tutte, riesce a candidare per conto del Pd, Giovanni Cosentini, un uomo così vicino al maltrattato Totò Cuffarò, tanto da spedirgli lettere ogni mese, nonché vicesindaco nella passata amministrazione di centrodestra di Nello Di Pasquale adesso a fianco del governatore Rosario Crocetta.

Ed è chiaro che Piccitto non è il grillino a cui ci ha abituato Gianroberto Casaleggio con le graticole e le parlamentarie, ma piuttosto l’alternativa che i ragusani hanno opposto allo spregiudicato rapporto voluto da Crocetta che ha sostenuto Cosentini, e di quel Pd che sempre a Ragusa si è frazionato in movimenti con tanto di scomunica, la parodia dell’espulsione democratica, da parte del presidente del Pd regionale Enzo Napoli contro la solita giovane dissidente.

La vittoria di Grillo a Ragusa è la negazione di quell’Aventino superbo che hanno sempre rivendicato i deputati a cinque stelle, celati dietro l’appello al voto e alla validità delle proposte, quel troppo divulgato e mitizzato modello Sicilia che per pochi mesi ha permesso a Crocetta la sopravvivenza del suo esperimento, prima di ribaltare alleanza e avvicinarsi sempre più, come a Roma, al Pdl: anche a Palermo la giunta di pacificazione regionale.

Il settanta per cento di Piccitto è a Ragusa il risultato chiaro di una diaspora democratica unita alla diserzione delle urne, sembra più il Pd che ha in mente Pippo Civati, un’alleanza fra grillini e quel Pd che rinnega il governo di Enrico Letta piuttosto che il movimento che immaginato ancora e trasmesso sulla televisione “La Cosa”.

Certo, rimane questa Sicilia la strada di Swann di Beppe Grillo, l’unica regione che per Grillo è ancora recettiva, unica piazza che riesce a riempire con il suo faccione e i suo strepiti che sono finiti per non spaventare più e per assuefare pure i siciliani a Catania, a Messina dove il Movimento è stato cancellato dalle urne. Solo in questa Regione, che nutre un profondo rispetto per gli artisti, Grillo può permettersi di esibirsi e tornare Grillo, il comico Beppe Grillo.

Solo qui i fischi quando non sono voti, sono pur sempre applausi, lo spettacolo delle piazze gremite, non cinque ma stelle: la legge morale dentro chissà chi, il cielo stellato in streaming.

(twitter: @carusocarmelo)

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