Politica

Bacci, Lotti e l'affare del cantiere fantasma

Nella ragnatela d'affari dell'imprenditore sbuca un incrocio immobiliare. Che porta alla famiglia del ministro dello Sport, braccio destro dell’ex premier

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Antonio Rossitto

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L’enorme scheletro di cemento, impacchettato da pesanti impalcature, è ormai abbandonato da due mesi. Gli operai sono spariti. I cartelli dell’impresa costruttrice, la Coam di Rignano sull’Arno, campeggiano però all’altezza della strada, ben visibili agli automobilisti di passaggio. Un telone grigio appeso ai tubi d’acciaio informa: «Vendesi appartamenti e terratetto. Finiture lusso». I guai dell’azienda di Andrea Bacci, l’imprenditore amico di lunga data  della famiglia Renzi, sono arrivati pure a Samminiatello, placida frazione di Montelupo Fiorentino, pochi chilometri da Empoli. In via Antonio Gramsci, tra un parco giochi e i binari della ferrovia, la Coam sta realizzando «uno splendido complesso per residenze di pregio», dice la brochure: «Ingressi indipendenti, garage, lavanderia, ampi giardini privati».

In quest’area, fino al 2012, c’è stato il capannone in disuso di una ditta artigiana: la «Terrecotte Lotti di Lotti Gelasio». Era il nonno, scomparso nel 2014, del più fidato e potente esponente del renzismo: Luca Lotti, ministro dello Sport. Il 13 giugno del 2013, con una permuta, Gelasio Lotti cede l’area e i permessi di costruire alla Samminiatello, una srl creata poco prima: il 23 maggio 2013. Tutte le quote societarie sono della Coam di Bacci. E la sede della Samminiatello è a Scandicci, in via delle Nazioni Unite. Allo stesso indirizzo c’è un’altra impresa amministrata da Bacci: la AB Florence, ramo pelletteria di lusso. Cioè l’azienda che ha recentemente subito due inquietanti attentati. Il 23 gennaio 2017 i proiettili hanno colpito l’auto di Bacci. E, il giorno dopo, l’insegna della ditta. Una chiara intimidazione all’imprenditore da sempre vicino al Giglio magico renziano.

Gli investigatori collegano queste minacce alla profonda crisi economica della Coam, fatta di pesanti passivi e acrobazie contabili. Tanto che, a metà novembre, la Procura di Firenze ha chiesto il fallimento dell’impresa di costruzioni e ha avviato un’indagine per ricorso abusivo al credito e distrazione di denaro dalle casse della società. Debiti e pallottole. Eppure la parabola di Andrea Bacci, da Rignano sull’Arno, pareva inarrestabile. Amico e socio in affari di Tiziano Renzi, padre dell’ex premier, fin dagli anni Novanta. Un rapporto fiduciario poi mutuato dal figlio Matteo: «Per me è un fratello. L’ho visto crescere» racconta Bacci. L’imprenditore è uno dei primi finanziatori del futuro premier. E Renzi si fida di lui. Lo stima. Da presidente della Provincia di Firenze, lo nomina alla guida della Florence multimedia. Quando diventa sindaco, lo indica come presidente della Silfi, società per l’illuminazione pubblica. E da premier pensa a lui per la delicata poltrona di Telecom Sparkle. L’ipotesi, poi, non si concretizza. Nel frattempo, fa entrare papà Renzi nel business degli outlet. Bacci è di casa. Letteralmente. Tanto che, come rivelato da Panorama, sarà proprio la Coam, dal 2004 al 2006, a ristrutturare la villa di Pontassieve di Matteo e Agnese Renzi.

La Coam ha lavorato però anche per la famiglia Lotti. Ma, nel caso dell’intervento di Samminiatello, l’azienda rignanese ha fatto molto di più. Ha rilevato con una permuta l’area già edificabile. E sta costruendo nove abitazioni di pregio. «Da una tranquilla contrada si accede all’ampio resede, con parcheggi privati e graziosi giardini privati di pertinenza delle villette» informa il sito della Coam. Le soluzioni offerte, in classe energetica A, hanno metrature fino a 260 metri quadri e terrazzi che arrivano a 73 metri quadri. Il fiore all’occhiello sono i quattro «terratetti»: appartamenti su tre piani con annesso giardino. Su una targa c’è il numero di cellulare del geometra che si occupa delle vendite. Al telefono è cordiale, ma l’imbarazzo trapela: «Al momento ci sono un po’ di problemi», spiega. «Il cantiere è fermo». E quando riprenderanno i lavori? «Non lo sappiamo, ma spero presto. Chiami in ufficio per avere più informazioni». Ma il rimpallo continua. «Provo a passarle il geometra Bettucci». La centralinista si riferisce a Fabio, amministratore unico della Coam e della Samminiatello, anche lui finito nell’inchiesta dei pm fiorentini sul ricorso abusivo al credito e la distrazione di denaro delle casse delle società. Il numero di Bettucci però «è occupato». E l’impegno a richiamare rimane una promessa vana. Qualche dettaglio si ottiene consultando le banche dati immobiliari: nella zona le valutazioni oscillano tra i 2.500 euro e i 3 mila euro al metro quadro.

Unica cosa certa, al momento, resta però quello scheletro di calcestruzzo. Il cronista di Panorama, mentre si aggira per il cantiere abandonato, viene chiamato da una signora bionda, che abita nella casa accanto: «Lei è della Coam?», domanda speranzosa. Risposta vaga. Il cronista chiede: «Da quanto tempo non lavorano più?». La donna urla: «Due mesi. Sa, il terreno era tutto nostro...». Si ferma un attimo, perplessa: «Ma lei è un giornalista?».

In queste casette color crema a due piani abitano i genitori e gli zii del ministro. Ed è qui che è cresciuto il braccio destro di Renzi. L’area acquistata da Bacci è attigua: un capannone dove si producevano terrecotte. Dopo la chiusura dell’azienda, i Lotti decidono di riqualificare l’area. L’8 aprile 2004 viene presentata la richiesta al Comune di Montelupo: «Intervento di sostituzione edilizia per la costruzione di edificio per civile abitazione». Fuori dal burocratese: trasformare quel vecchio fabbricato in appartamenti. Due mesi dopo, il 13 giugno 2004, Luca Lotti comincia la sua carriera politica. Viene eletto consigliere comunale a Montelupo Fiorentino: carica che manterrà fino 2014. Nel 2005 comincia pure la sua irresistibile ascesa a fianco di Renzi: prima è il suo responsabile dello staff alla Provincia.

Poi, quando il rottamatore è sindaco di Firenze, lo segue come capo di gabinetto. Nel 2013 viene eletto deputato del Pd. L’anno seguente è nominato sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’editoria. Fino allo scorso dicembre: diventa ministro dello Sport, ombra nel governo del penitente ex premier. Insomma: Lotti non fa parte della ristretta cerchia dei renzianissimi. È molto di più: la quintessenza del Giglio Magico. Quando entra nel consiglio comunale di Montelupo Fiorentino è però solo un ventunenne appassionato di politica. Due mesi prima, era stata presentata dal nonno Gelasio la pratica per la trasformazione del capannone. Il 13 luglio 2005 riceve il primo parere dalla commissione edilizia. Il via libera arriva però il 15 luglio 2011: «Permesso di costruire numero 306». I lavori cominciano di lì a poco: il 15 novembre dello stesso anno. «Impresa esecutrice», rivelano gli archivi dell’Ufficio Urbanistica del comune, è la Coam srl di Andrea Bacci. Qualche settimana indietro, il 28 settembre 2011, era stata presentata la richiesta di modifica dei muretti di recinzione: anche questi lavori saranno affidati alla Coam. Così come quelli relativi alla presentazione, il 30 dicembre 2011, di una variante. Che viene accordata il 26 marzo 2012.

Così, come rivelano gli atti catastali, il 10 aprile 2012 la Terrecotte Lotti è demolita. Le nuove autorizzazioni vengono ritirate il 14 aprile 2013. L’area passa di mano due mesi più tardi: il 13 giugno 2013 Gelasio Lotti firma la permuta alla Samminatello. Una srl creata da Bacci per l’operazione immobiliare. Le quote societarie sono in mano alla Coam. E l’amministratore unico è Bettucci, finito nell’inchiesta assieme a Bacci. Come la Samminiatello, del resto. I pm fiorentini stanno verificando eventuali irregolarità e intrecci dubbi. Di certo, nel 2015, rivela l’ultimo bilancio della Coam, «la società s’è resa garante nei confronti della controllata Samminiatello con la sottoscrizione fideussioni per 650.106 euro». Mentre i bilanci della Samminiatello confermano un massiccio uso del credito anche nel caso dell’intervento a Montelupo Fiorentino. Nella nota integrativa al bilancio 2014 si legge: «In data 8 agosto 2013 è stato stipulato con la Cassa di risparmio di San Miniato un mutuo bancario per l’acquisto dell’immobile. A garanzia, è stata concessa ipoteca per euro 1.600.000».

Due mesi dopo la firma della permuta, Bacci ottiene quindi il prestito: in cambio concede sostanziose garanzie. Lo stesso accade quasi due anni dopo. Nelle «note integrative» al bilancio 2015 viene data notizia di un altro mutuo, stipulato il 12 ottobre 2015 con la Banca Tercas: 2,2 milioni, da rimborsare con 114 rate trimestrali. In cambio, sul cantiere c’è  un’ipoteca ancora più alta: 3,3 milioni. Un fiume di soldi. Ma a Samminiatello, per adesso, restano solo le impalcature e lo sgualcito cartello che invita all’acquisto. Sotto, c’è una scritta nera in stampatello: «Pagamenti personalizzati e possibilità di permuta».

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