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Avanti con l'Italicum: via libera a Renzi dalla direzione Pd

La minoranza non vota. "Salvini e la sua destra amica di Le Pen i veri avversari: Grillo è finito"

matteo-renzi-19-ottobre14

Redazione

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Matteo Renzi, premier-segretario, ha dunque ottenuto il via libera della direzione del Pd sui tempi della riforma costituzionale e della legge elettorale. Non ha ottenuto però il consenso della minoranza di sinistra.

Renzi però tira dritto. L'ultima versione dell'Italicum (2.0 la definisce) - dopo l'accordo di maggioranza e il rinnovo del patto con Forza Italia - "non è rinegoziabile". Bisogna fare in fretta, ha detto categorico, e il voto della Direzione signfica prima di tutto velocità del treno delle riforme.

Fare in fretta
Alfredo D'Attorre, della sinistra bersaniana, poco prima del voto ha riproposto in extremis i dubbi della minoranza, soprattutto sui "condizionamenti posti da Berlusconi".

Renzi però non si ferma davanti a queste obiezioni anche se così - probabilmente - rimanda soltanto il problema alla Camera e al Senato.

Del resto, implicita in questa risolutezza, anche verbale, c'è anche un avvertimento a Forza Italia e al suo leader: nessun rallentamento, il percorso di Italicum e riforme rispetterà i tempi concordati.

Il racconto agli italiani
Con un abile anche se superficiale gioco di retorica all'americana, preso in prestito dai manuali degli uomini dello storytelling applicato a tutto, Renzi ammette che nelle ultime settimane il suo eloquio si è concentrato troppo sulle questioni di merito delle riforme, trascurando di offrire agli italiani un "racconto".

La Lega di Salvini è il vero avversario
Il racconto che, proprio come alle elezioni Europee, contrappone il messaggio di "speranza" del Pd a quello della "rabbia" del suo avversario.
Solo che ora è l'avversario ad essere cambiato.

Non più Beppe Grillo "saltato" dopo aver "sbattuto contro il muro del 40%" ma la Lega di Matteo Salvini.
"Una destra europea" che "danza" con quella di Marine Le Pen e che "non va sottovalutata" ma "guardata dritta negli occhi, senza paura", sottolinea Renzi trovando, in questo caso, il conforto della minoranza Pd.

L'astensione non c'entra con il Jobs Act
Conforto che non arriva quando il premier torna a sottolineare come l'astensionismo in Emilia-Romagna, pur "preoccupante", non "derivi dalla disaffezione per il Jobs Act" né dallo scontro con i sindacati.

I sondaggi non preoccupano
"I sondaggi non mi preoccupano", dice, continuerò ad andare in giro per l'Italia, senza fermarmi". E la meta, rimarca, non è l'elezione anticipata, ma il cambiamento radicale dell'Italia e, al tempo stesso, la proposta di un nuovo modello della sinistra in Europa.

I passi del prossimo futuro saranno delicati, e anche per questo Renzi non vuol precludersi alcuna via, ribadendo la volontà "di coinvolgere chi, nel M5S, non ha nel blog la propria bussola" .

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