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Autostrade, il governo e l'ipotesi Cdp

Il governo ha allo studio di un piano B per la concessione. Tra le ipotesi, quella di un intervento di Cassa Depositi e Prestiti. Ma anche l'Anas...

Autostrade

Sara Dellabella

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Com'era prevedibile dopo aver annunciato la revoca delle concessioni autostradali alla società Autostrade, il governo è allo studio di un piano B, che si sta rivelando più complicato del previsto.

C'è chi vorrebbe, come i grillini, che la gestione delle autostrade tornasse interamente in mano pubblica e chi come il leghista Giorgetti che si andasse verso un sistema misto, di compartecipazione pubblico-privato.

L'ipotesi di Cassa Depositi e Prestiti

In questa confusione l'agenzia Bloomberg ha lanciato l'indiscrezione che vorrebbe Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) pronta a rilevare la maggioranza azionaria di Autostrade, ma il Mef - che controlla per l'83 per cento l'istituto - smentisce.

Intanto, però sul sito di Cdp, l'istituto rende noto che ha messo a disposizione della città di Genova un palazzo “Ex casa delle Infermiere”, di 2 mila metri quadrati, composto da 40 residence già arredati, dove troveranno alloggio circa 100 persone sfollate dopo il crollo del ponte Morandi.

Come a dimostrare che l’istituto controllato dal Mef che gestisce il risparmio postale degli italiani in queste ore sta facendo la sua parte per aiutare la popolazione genovese.

Inoltre, non è la prima volta che Cassa Depositi e prestiti viene tirata per la giacchetta in situazioni critiche. Già a inizio anno si era pensato ad un suo intervento come socio di minoranza nella nuova Alitalia e oggi torna in auge un suo intervento. Ma se Cdp smentisce, Conte si lascia scappare che “non sarebbe una cattiva idea” e anche il Pd in queste ore sembra sulla linea grillina.

Anas, perché no?

Ma c’è chi, più che a Cassa Depositi e prestiti, punta lo sguardo su Anas per la rinazionalizzazione delle autostrade. Lo storico gestore delle autostrade italiane è visto come l’approdo naturale in questa partita essendo già un gestore pubblico.

Da gennaio tra l’altro Anas si è fusa con Ferrovie e il Ministro delle Infrastrutture Toninelli ha già dichiarato di voler trovare il modo di scorporare le due realtà, giudicando la scelta del governo Gentiloni “sbagliata”. Ma sul subentro di Anas nella gestione autostradale pesano circa 9 miliardi di euro di contenziosi in atto con le ditte di costruzione e i fornitori accumulati negli anni.

Insomma la strada della nazionalizzazione è tutta in salita e gli unici capitali sul piatto sarebbero quelli dei risparmiatori di Poste, anche se il Mef per ora smentisce.

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