Politica

Area Riformista si è spaccata: ecco perché

Da dove viene la divisione nel voto in direzione Pd tra astenuti e contrari

Sara Dellabella

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Sull'art.18 si rompe l'asse di Area Riformista. Nella Direzione di ieri più che scontrarsi maggioranza e minoranze si è consumato un duello generazionale dentro il movimento guidato da Roberto Speranza che ha visto contrapporsi una componente dialogante con il Segretario Matteo Renzi e i "rancori" di D'Alema e Bersani che con i loro interventi al vetriolo hanno mandato in fumo ore di mediazione sul jobs act. Alla fine a spaccarsi sono stati proprio i membri di quell'area, nata appena tre mesi fa e che in un incontro a Massa Marittima in provincia di Lucca aveva celebrato la prima uscita ufficiale.


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Già nelle scorse settimane il confronto tra i membri della componente erano stati aspri. Dove si sono contrapposte le posizioni di Roberto Speranza, Maurizio Martina, Micaela Campana, Enzo Amendola contro le esternazioni a mezzo stampa sempre contrarie all'operato di Renzi di Stefano Fassina e Alfredo D'Attorre, appoggiate anche da alcuni interventi di Pier Luigi Bersani che nei giorni scorsi ha chiesto a Renzi più rispetto per lui ed il suo 25 percento.

Toni che non si sono placati neanche quando la componente dopo settimane di trattative è riuscita a conquistare due posti chiave nella composizione della nuova Segreteria, con Micaela Campana al Welfare e Diritti e Enzo Amendola agli Esteri al posto della Mogherini.

Alla fine questa minoranza fatta di giovani cresciuti all'ombra di Bersani e D'Alema si è spaccata proprio sul diverso modo di intendere il protagonismo all'interno del Pd ora che ha raggiunto il 41 percento. Area Riformista nasce con l'intento di essere una forza di proposta all'interno del Pd senza perdere l'autonomia di pensiero, al fine di concorrere ad una segreteria plurale e non all'ombra del capo. Ma i toni degli ultimi giorni, le relazioni di D'Alema e Bersani, il quale ha dichiarato di sentirsi vittima del "metodo Boffo", hanno mostrato l'incompatibilità di queste due anime a convivere sotto lo stesso tetto. Così al voto della direzione si sono spaccati tra contrari e astenuti. Roberto Speranza e Maurizio Martina hanno spiegato l'astensione come un contributo affinchè si continui sulla linea del dialogo come ha dimostrato il Premier Renzi nelle ultime ore annunciando l'apertura della Sala Verde di palazzo Chigi, quella destinata agli incontri con i sindacati, i quali fino a pochi giorni fa lamentavano di essere rimasti fuori dalla porta. Un risultato ottenuto grazie alla mediazione serrata fino all'ultimo minuto del capogruppo Speranza con i "colonnelli" renziani che ha portato a casa anche una rimodulazione dell'art. 18 e non l'abolizione. Intanto, però Fassina continua a lanciare bordate al Premier parlando del jobs act come di "una riforma dall'impianto conservatore".

A dividersi ieri, quindi, non è stato il Pd, ma quell'area che nasceva con l'intenzione di diventare soggetto dialogante ed invece ha dovuto fare i conti con la fronda interna dei padri che non accettano le critiche dei figli, preferendo lo scontro al confronto. Tuttavia la maggioranza interna ad Area Riformista ha seguito la linea di Roberto Speranza che conta tra i suoi Guglielmo Epifani, Nico Stumpo, Micaela Campana e Enzo Amendola, tutti con una storia nella sinistra italiana, dai Ds alla Cgil. Questi nuovi riformatori fanno trapelare l'intenzione di continuare quell'esperienza di dialogo che è Area Riformista, portando un contributo alla discussione dentro al partito e nell'agenda di governo visto che il Congresso è finito da un pezzo e adesso il Pd ha la responsabilità di governare il Paese con il 41 percento.


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