Archiviato il voto, Conte si accampa fino al 2023
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Archiviato il voto, Conte si accampa fino al 2023
Politica

Archiviato il voto, Conte si accampa fino al 2023

Dopo le Regionali Conte canta vittoria, ma non fa i conti con la sua maggioranza che perde voti e sarà a guida Pd

"Resto fino al 2023". Giuseppe Conte ci mette poche ore per mettersi al collo la maglia d'oro di vincitore della tornata elettorale delle regionali. E lo fa spiegando come il risultato delle urne lo abbia di fatto inchiodato alla poltrona di Palazzo Chigi fino alla fine naturale della legislatura, cioè il 2023.

Una dichiarazione curiosa soprattutto perché contrasta con quello che aveva dichiarato per tutta la durata della campagna elettorale e cioè che il voto non avrebbe avuto alcune rilevanza nazionale. Ma quella erano bugie perché con la Puglia che sembrava certa per il centrodestra ed il testa a testa (che poi non c'è stato) in Toscana il rischio del crollo del Pd e a cascata dell'esecutivo, era dietro l'angolo.

Così il premier forte della tenuta del Pd e di un pareggio calcistico (3 a 3) oggi gongola.

Lo fa però senza fare i conti con la realtà che lo obbliga a cambiare le cose dentro e fuori al suo governo. La realtà infatti ci racconta come il paese sia sempre più a maggioranza di centrodestra. Il fatto che in due anni e mezzo la guida delle regioni sia passata da un 15-4 per la sinistra ad un 14-5 per il centrodestra dice chiaramente come la pensi la maggioranza del paese.

La seconda è che delle tre gambe che reggono il suo fragile esecutivo due di queste, Italia Viva e soprattutto l'azionista di maggioranza, il Movimento 5 Stelle, abbiamo avuto un tracollo di elettori (Renzi supera e di poco il 3% solo nella sua Firenze, per il resto è irrilevanza numerica e politica) ed i grillini da "terzo Polo" sono ormai il 4° partito, in caduta libera vicino se non sotto il 10%.

E Zingaretti, che fino a ieri pomeriggio temeva di perdere la guida del partito democratico, tutto questo lo sa e dopo aver abbassato per un anno la testa davanti alle richieste di Di Maio e dei suoi ora cambierà gli equilibri interni. Forse troppo pensare ad un rimpasto (con la coppia Bonafede-Azzolina nell'occhio del ciclone) ma di sicuro il peso si sposta dalla Piattaforma Rousseau al Nazareno. E questo significa una cosa, a breve , brevissimo termine. Che sul Mes il Movimento 5 Stelle avrà sempre meno forza per fermare il Pd che il Mes se lo porterebbe a casa di corsa.

Ma Conte è così, gongola come chiunque di noi dopo un pericolo scampato, senza però vedere le conseguenze ed i problemi del dopo.

Perché le regionali di sicuro non gli restituiscono una maggioranza più forte e soprattutto non risolvono i problemi gravi del paese.

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