Lega-Forza Italia, tutte le voci contro l'alleanza

Sia nel partito di Salvini sia in quello di Berlusconi in tanti frenano sull'ipotesi di riavvicinamento

Silvio Berlusconi (Credits: Ansa/Guido Montani - Paolo Cerroni)

Claudia Daconto

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Prudenza. Sembra questa al momento la parola d'ordine per Lega e Forza Italia dopo i mesi di gelo rotti domenica scorsa dalla cena di Arcore tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini. L'intesa sull'opposizione in Parlamento al governo Renzi e in vista di possibili alleanze a livello regionali è alle prove tecniche. E finora, a giudicare da quanto accaduto ieri a Montecitorio, le premesse non sono rosee.


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L'imbarazzo dei parlamentari

Dentro entrambi i partiti, e tra le rispettive basi, c'è molto scetticismo, se non aperta opposizione a una possibile reunion. I deputati leghisti hanno bocciato ieri tutti i 66 subemendamenti presentati dal capogruppo azzurro Renato Brunetta che miravano a modificare le competenze dello Stato rispetto a quelle delle Regioni. E in Forza Italia, i parlamentari “moderati” che finora si erano spesi più degli altri (Gelmini, Romani, Bernini, lo stesso Toti) per spiegare la bontà del Patto del Nazareno, adesso faticano a sostenere l'inversione a u su Italicum e riforma del Senato portati avanti fino a ieri proprio in nome di quel patto. Ma anche ad accettare l'ipotesi di una resa incondizionata ai diktat di Salvini sui candidati regionali e ai suoi veti su Ncd.

La prudenza di Umberto Bossi

Umberto Bossi, intervistato da Repubblica, fa sapere che secondo lui è giusto “tornare insieme a Silvio” ma senza fidarsi troppo. Ritornare a parlarsi, è il ragionamento dell'ex segretario, è obbligatorio in vista delle regionali, ma da qui a parlare di “un'alleanza a trecentosessanta gradi ce ne corre!”. Parole identiche a quelle pronunciate anche da Salvini per stoppare l'entusiasmo di Renato Brunetta che aveva appunto parlato di “alleanza a 360 gradi”: “con Berlusconi ricominciamo a parlare – aveva frenato - ma da qui a dire che c’è un accordo a 360 gradi, questo no”.

...e quella dei moderati azzurri

Sul fronte forzista è invece Giovanni Toti ad aver voluto chiarire che sulle candidature regionali nessuno ha mai pensato di cedere la presidenza di Liguria e Toscana al partito di Salvini e che non esistono veti sulle alleanze con altre forze a cominciare dalla stessa Ncd. E anche a Silvio Berlusconi non deve essere piaciuto molto il tono sprezzante con cui Matteo ha commentato il loro incontro di domenica ad Arcore.

Lo strappo di Tosi

Ma è anche da alcuni dei suoi che Salvini deve guardarsi. Flavio Tosi gli ha praticamente dichiarato guerra annunciando l'intenzione di candidarsi a governatore del Veneto in concorrenza con Luca Zaia. Secondo il sindaco di Verona il segretario mirerebbe a “farlo fuori”. Alla segreteria federale dell'altro giorno lui non c'era. Non si è capito bene se perché non invitato o perché assente di sua volontà. Fatto sta che, con una serie di interviste alla stampa locale, Tosi era stato piuttosto chiaro sulla sua idea di alleanze in Veneto: no con Ncd ma nemmeno con Forza Italia.

La netta contrarietà della base leghista

Un parere che trova larghissimo consenso anche nella base leghista. Ieri Salvini aveva pubblicato un post in cui lanciava una sorta di sondaggio: “dialogo con Forza Italia, sì o no: voi che ne pensate?”. L'esito era stato un coro quasi unanime di “no”. A eccezione di qualcuno che ha ricordato la fine fatta dal M5S per l'ostinazione di non volersi alleare con nessuno e che senza collaborazione tra forze di centrodestra il rischio è che la sinistra rimanga per sempre al governo, per la stragrande maggioranza fare accordi – o anche solo dialogare – con Forza Italia e Silvio Berlusconi significherebbe “infangare la Lega”, “perdere un mare di voti”, “rovinarsi la reputazione”. “Nessun dialogo con FI nè accoglienza a riciclati di altri partiti. Solo così avrai la fiducia degli elettori. Non deluderci Capitano”. Al massimo, è il suggerimento di più di un fan, “alleati con Fratelli d'Italia”.

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