Nozze gay: i Comuni dicono no ad Alfano

Bologna, Napoli e Grosseto i primi Comuni ad aver "bocciato" la circolare con cui il ministro dell'Interno intende impedire la trascrizione delle nozze gay

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ANGELINO ALFANO – Credits: DANIELE SCUDIERI / Imagoeconomica

Redazione

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La discussa iniziativa del ministro Alfano ha sollevato il primo coro di "no" tra i sindaci. I primi a schierarsi sono stati i sindaci di Bologna, Napoli, Parma, Empoli e Grosseto, che hanno già manifestato l'intenzione di intraprendere la linea della disobbedienza.

Fuori dal coro il sindaco di Chieti Umberto Di Primio che dichiara: "Io rispetto la legge. Il ministro Alfano ha preso la decisione giusta. I sindaci non possono sostituirsi alle normative nazionali con ordinanze che sarebbero illegittime o addirittura in contrasto con la Costituzione".

Al centro di tutto c'è la circolare destinata ai prefetti perché rivolgano "un invito formale al ritiro ed alla cancellazione" delle trascrizioni di nozze gay contratte all'estero, "avvertendo che in caso di inerzia si procederà al successivo annullamento d'ufficio degli atti che sono stati illegittimamente adottati".

"Il punto - ha premesso il ministro - è uno: a ogni evidenza le direttive che sono state date con provvedimenti dei sindaci, che prescrivono agli ufficiali di stato civile di provvedere alla trascrizione dei matrimoni celebrati all'estero tra persone dello stesso sesso, non sono conformi alle leggi italiane. In Italia non è possibile che ci si sposi tra persone dello stesso sesso, quindi se ci si sposa tra persone dello stesso sesso, quei matrimoni non possono essere trascritti nei registri dello stato civile italiano, per il semplice motivo che non è consentito dalla legge"




"In aula nel corso della discussione sul registro delle unioni civili Sel porterà avanti la mozione per la trascrizione delle nozze tra omosessuali ed eterosessuali contratte all'estero" ha affermato il capogruppo Sel in Campidoglio Gianluca Peciola. "Quella di Alfano è un'ingerenza nelle politiche dei Comuni ed è allarmante che un ministro dell'Interno si dedichi ad iniziative di questo tipo quando le emergenze sono tutt'altre e il tema della sicurezza è esplosivo. Probabilmente è un modo per focalizzare l'attenzione su altro".

"Con la circolare ai prefetti, dal ministro Alfano una presa di posizione chiara, a garanzia del rispetto delle leggi e a tutela della famiglia naturale e del matrimonio tra un uomo e una donna cosi' come prevede la nostra Costituzione". Lo afferma la deputata e portavoce nazionale Ncd Barbara Saltamartini, in merito alla circolare ai prefetti predisposta dal ministro dell'Interno per annullare le trascrizioni dei matrimoni gay contratti all'estero. "L'iniziativa non ammette equivoci, fughe in avanti o interpretazioni capziose. Ci auguriamo, quindi - prosegue Saltamartini - di non assistere a una corrida dei sindaci, a partire dal primo cittadino di Roma, Ignazio Marino, che fanno a gara a chi riconosce prima i matrimoni gay e si tenga conto di queste direttive". "I sindaci avranno pure autonomia - sottolinea la parlamentare - come ricorda qualche deputato, ma certo non possono andare contro le leggi nazionali. E' il Parlamento, nel caso, l'unico organo deputato a regolamentare la materia". "Il Nuovo Centrodestra, sia sul territorio che nelle sedi istituzionali non consentira' mai simili derive", conclude Saltamartini.


Batte sul tema della leggittimità della scelta di Alfano anche Federica Chiavaroli, vice presidente di Nuovo Centrodestra al Senato. "La nostra Costituzione tutela i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Per questo è giusta e sacrosanta l'iniziativa annunciata questa mattina dal ministro Alfano, di inviare una circolare ai prefetti per annullare le registrazioni dei matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all'estero" ha affermato Chiavaroli. "Bisognerebbe ricordare che il nostro ordinamento non prevede alcun riconoscimento per quelle unioni matrimoniali che non siano tra un uomo ed una donna. Era perciò inammissibile, oltre che illegittimo, il tentativo di alcuni sindaci di dare validità a nozze celebrate all'estero, dove invece queste unioni sono riconosciute".

"Alfano si candidi a leader delle "Sentinelle in piedi". Il suo annuncio che invierà una circolare oggi stesso ai prefetti per cancellare le trascrizioni dei matrimoni gay contratti all'estero è l'esempio di un ministro dell'Interno che vuole derubricare i diritti civili a questione di ordine pubblico" ha invece commentato il portavoce di Gay center, Fabrizio Marrazzo. "Alfano usa il suo potere di ministro per attaccare quei sindaci che stanno aprendo alle trascrizioni. Noi, invece, ci auguriamo che quei sindaci coraggiosi che hanno deciso di aprire alle trascrizioni vadano avanti. Sarebbe bene che dal Governo, magari dal presidente Renzi, e dalla maggioranza ci fossero prese di posizione chiare contro questa decisione del ministro dell'Interno" aggiunge Marrazzo.

Rincara la dose il Codacons: "La circolare viola palesemente quanto disposto in tema di coppie di fatto dalla Corte europea dei diritti dell'uomo e, in quanto tale, è illegittima" affermano annunciando un ricorso collettivo al Tar del Lazio per ottenere l'annullamento del provvedimento di Alfano. La Corte di Strasburgo, spiega il Codacons, con una sentenza del 2010 ha ammesso l'esistenza del diritto alla vita familiare anche in favore delle coppie formate da soggetti dello stesso sesso e ha confermato che il concetto di "vita familiare" deve necessariamente includere anche la "famiglia di fatto", ossia il legame stabilito tra persone che vivono insieme anche fuori dal matrimonio, indipendentemente dal loro sesso.

Per questo motivo, secondo l'associazione, i provvedimenti dei sindaci che prevedono la trascrizione delle nozze gay contratte all'estero sono pienamente legali, "perchè tali atti non introducono l'istituto del matrimonio tra persone dello stesso sesso, ma si limitano a riconoscere i legami tra persone che rappresentano una coppia di fatto o che hanno contratto formale matrimonio all'estero, in conformità di quanto previsto dalla Corte europea dei diritti dell'uomo".

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