Pizzini, espulsioni, decreti. Le vergogne della politica
ANSA/ GIUSEPPE LAMI
Pizzini, espulsioni, decreti. Le vergogne della politica
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Pizzini, espulsioni, decreti. Le vergogne della politica

Sono giorni difficili nei palazzi del potere dove errori e stranezze stanno superando ogni limite

Questi giorni la politica ci sta regalando una vergogna dopo l’altra. Ne ho contate almeno quattro che sono le più urticanti in questo momento e chissà quante altre ne verranno fuori nelle prossime ore. 

- Prima Vergogna

La prima è plateale, plastica. L’asilo Mariuccia della Camera. Scene penose. Tutti protagonisti, tutti colpevoli. Nessuno escluso. Che dire dello scambio di pizzini (guardali qui ) tra Matteo Renzi e il grillino Luigi Di Maio, con la richiesta di collaborare pur continuando a mantenere ciascuno di fronte al paese una facciata di contrapposizione “quel tanto che basta”? Di Maio non ci sta e pubblica i bigliettini sui social network (come i foglietti appallottolati lanciati tra i banchi di scuola, o i post e sms), uscendone meglio di Renzi che al secondo o terzo scambio intuisce d’essersi messo in trappola e chiude il discorso. Ma anche i grillini, suvvia, pensano davvero di esser sagaci con le battute alla Sibilia (“Renzi e Padoan figli di Troika”)? 

- Seconda Vergogna

Fa parte dell’asilo Mariuccia, ma sotto un capitolo della vergogna diverso, la sceneggiata melensa e patetica degli applausi dai banchi del Pd all’abbraccio da compari sconfitti tra Bersani e Enrico Letta. Due vecchi di età diversa, che uno dopo l’altro ci hanno fatto perdere tempo prezioso mentre il Titanic andava a fondo. Letta, premier per caso, pensava di essere destinato, solo perché calato dall’alto sullo scranno di Palazzo Chigi, a restare capo del governo all’infinito. O a cederlo solo per diventare il successore di Napolitano al Quirinale. Per grazia ricevuta. Dov’è ora? che fa? Gli va stretto lo strapuntino a Montecitorio? Non sarà mai più un semplice parlamentare? Avrà l’umiltà di tornare tra i banchi invece di battere l’Europa nel ricordo di quel che è stato? I miracoli non si ripetono. E Bersani? L’uomo che ha saputo sbagliare il rigore più facile della storia repubblicana, si è abbarbicato a tutto ciò che era passato, sconfitta, miopia mentre gli italiani si dibattevano tra i flutti della crisi. E intorno a Letta e Bersani, in piedi i deputati che hanno votato Renzi senza crederci, con la speranza recondita di vederlo fallire (e alla malora il paese).

- Terza vergogna

La diaspora grillina con gli stracci che volano, il processo sul web, lo scambio di urla e insulti. E quello che si muove attorno alle defezioni (o espulsioni) dei pentastellati non allineati: la prospettiva della formazione di un gruppo parlamentare nuovo che raccolga profughi di Grillo e del Pd, più Sel, in grado di bilanciare a sinistra l’apporto poltronista del Nuovo centrodestra. Un’instabilità che non dovrebbe piacere a Renzi nel momento in cui il premier ha (dovrebbe avere) un solo obiettivo: dimostrare di “fare”. Governare. Insomma, l’Italia rischia di crepare e questi continuano a agitarsi e creare instabilità per ripicche personali e giochini di bassa politica, sconvolgendo il mosaico disegnato dal voto. 

- Quarta Vergogna

Come non bastasse, ecco il sindaco di Roma, Ignazio Marino, che fa il braccio di ferro con Palazzo Chigi per riempire il piatto vuoto di una capitale fatiscente da terzo mondo, lurida, confusa, inefficiente e spendacciona. E per ottenere i denari lancia il ricatto: blocco la città. Vergogna, vergogna, vergogna e vergogna.       

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