Il Pd tra "fighetti" e Speranza
Il Pd tra "fighetti" e Speranza
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Il Pd tra "fighetti" e Speranza

Le ultime dal Transatlantico sulle divisioni interne del partito dove, ogni giorno che passa si aggiunge una crepa

Ma chi erano “i fighetti” accusati da Enrico Letta, durante la riunione dei deputati Pd, di cercare consensi e applausi su facebook? Nel day after delle insolitamente ruvide accuse lanciate dal giovane premier, si delineano, nei conversari privati pd, gli identikit  dei cosiddetti dissidenti “grillini”, ovvero di Pippo Civati, Laura Puppato ma, secondo qualcuno, alla fine anche di Matteo Renzi per via di quel suo giubbino alla Fonzie esibito ai mass media. Solo maligni gossip da Transatlantico? Chissà.

Ma certamente Letta qualcuno di preciso aveva in mente quando ha lanciato l’accusa.  E’ non Letta, che sta tirando fuori sempre di più quella grinta con la quale al Senato, sul caso kazago, fece presente anche al suo partito che “essere ben educati non significa essere deboli”. Un Letta, secondo attenti osservatori, che si appresta a convivere, dicono, ormai con la difficile mission del suo governo (blindato da Giorgio Napolitano) e il suo futuro da candidato premier del centrosinistra nel giorno in cui (per ora sembra ancora lontano) si passerà dalle larghe intese intese alla normale alternanza.

Che ormai sul campo i contendenti siano due: Letta e Matteo Renzi appare ogni giorno più chiaro. Ecco perché almeno fino alla sera di giovedì 25 luglio non era ancora chiaro se Renzi, il 26 luglio, parteciperà alla riunione della direzione del Pd. Secondo
molti deputati renziani ci sarà. Comunque sia, i renziani, come Paolo Gentiloni, chiedono che finalmente si stabilisca la data del congresso e quindi quella delle primarie. La telenovela del tira e molla sulla road map verso il congresso, a cominciare dalla definizione delle regole (solo iscritti o anche elettori, come ovviamente i renziani vorrebbero?) sta andando avanti da settimane. Accompagnata dal tentativo dell’asse anti-Renzi (Pier Luigi Bersani –Letta- Enrico Franceschini e Massimo D’Alema anche se lui e Bersani non sono ancora tornati a salutarsi) di celebrare prima le primarie per i candidati negli organismi territoriali per allungare sempre più i tempi sull’elezione del candidato (premier o solo segretario di partito? C’è anche questo nodo da sciogliere) nazionale. Mentre Renzi, che aspira a Palazzo Chigi, vorrebbe ovviamente che le due cariche fossero tenute insieme.

C’è già chi prevede che alla direzione del 26 luglio non dovrebbe succedere granché, anche perché non dovrebbe durare molto: proprio per questa riunione saranno interrotti i lavori d’aula a Montecitorio dove a causa dell’ostruzionismo dei Cinquestelle sul decreto del “Fare” si rischia di lavorare anche sabato e domenica per poter recuperare il tempo tolto agli altri provvedimentin in scadenza a cominciare da quello detto “Ecobonus”. Ma nelle segrete stanze di Largo del Nazareno, starebbe spuntando una novità in queste ore. Bersani e D’Alema potrebbero trovare la pax candidando come segretario un anti-Rrenzi per eccellenza, ovvero il giovane capogruppo Roberto Speranza, più giovane di Matteo, perché ha 31 anni, sul quale potrebbero convergere anche i franceshiniani e gli uomini di Beppe Fioroni. In quel caso D’Alema dovrebbe ritirare Gianni Cuperlo, che però potrebbe fare il capogruppo al posto di Speranza. E l’ex premier avrebbe assicurazioni per tenere sempre una forte presenza nel partito.

Secondo attenti osservatori, ecco perché, ad esempio, Speranza ultimamente sarebbe stato tenuto al riparo dai vertici in situazioni che avrebbero rischiato di bruciarlo, come ad esempio il caso kazako: non sarebbe infatti un caso che alla Camera abbia parlato non il capogruppo Speranza ma Emanuele Fiano e al Senato abbia invece parlato il capogruppo, nella versione del duro, Luigi Zanda. E la versione del duro l’ha dovuta interpretare anche il segretario-traghettatore Guglielmo Epifani che in una intervista a “La Repubblica” arrivò a chiedere le dimissioni del ministro dell’Interno e vicepremier Angelino Alfano, per tentare di tenere unito il partito. Ma in realtà mettendosi in oggettiva contrapposizione  con Letta.

Speranza invece che nei giorni scorsi ha attaccato i Cinquestelle definendoli “inaffidabili” per fare un governo insieme, e  che alla riunione del gruppo ha accolto il premier con un caloroso applauso, potrebbe invece essere, appunto, una speranza non solo di nome ma anche di fatto per un Pd alle prese con due grandi sfide: la tenuta del governo, qualsiasi decisione prenderà la Cassazione su Mediaset il 30 luglio, e quella che Letta ha definito “la ricostruzione” del partito. In sintonia anche e soprattutto con quanto ha ribadito dalla Val Fiscalina il capo dello Stato: niente elezioni anticipate. Anche perché ha preso a circolare sempre più nei Palazzi della politica l’ipotesi che anche in caso di crisi, Napolitano darebbe il via a un nuovo esecutivo di scopo, magari un Letta-bis, per modificare intanto la legge elettorale, il cosiddetto Porcellum sul quale pende la sentenza della Consulta in autunno. Altro quindi che dimettersi dal Colle.

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