Il Pd e le notti dai lunghi coltelli
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Il Pd e le notti dai lunghi coltelli

Dall'accordo con Berlusconi su Marini alla lite con D'Alema, dalla rivolta interna di oggi fino alle schede bianche. Il d-day di Bersani - La diretta tv -  la rabbia del Pd su twitter - L'analisi di M.Ventura - Tutti i presidenti: foto - Lo speciale - 1^ votazione: Bersani abbraccia Alfano -

Scene da un disastro, tutto di marca Pd. E retroscena di come una leadership, quella di Pier Luigi Bersani ha gestito la candidatura di
Franco Marini e affossato ieri pomeriggio quelle di Massimo D’Alema e di Giuliano Amato. Il risultato è stata la fumata nera per l’ex sindacalista ed ex presidente del Senato, votato compattamente solo dal Pdl che ha tenuto fede al patto tra Silvio Berlusconi e Pier Luigi Bersani.

I due si sarebbero incontrati ieri nel primo pomeriggio a casa di Gianni Letta alla Camilluccia. Bersani avrebbe presentato ai due una rosa con in pole i nomi di Marini, Sergio Mattarella, Giuliano Amato e da ultimo D’Alema. Ma, raccontano gole profonde dei dintorni di largo del Nazareno, sul nome di D’Alema il segretario Pd sarebbe stato stato chiaro: questo io non lo voglio.

Berlusconi e Letta non avrebbero che potuto prendere atto.  Da qui la convergenza su Marini, anche perché Amato era già stato impallinato in un gioco di veti incrociati tutti interni al Pd. Max viene a sapere del veto nettissimo di Bersani sul suo nome. Narrano che prende la cornetta del telefono e ha una conversazione di fuoco con il segretario Pd. Non tanto per l'esclusione della sua persona ma per la vera e propria pregiudiziale che Bersani avrebbe posto su di lui.

Ma D’Alema da uomo di partito dichiarerà poi la mattina dopo, giovedì 18, che lui appoggerà la candidatura Marini. A quel punto il nome di Marini va sempre più forte, ma nel Pd ormai allo sbando diventa Beirut. Giovani turchi che si dividono tra loro: Stefano Fassina che vota Marini; Matteo Orfini invece sospettato di aver votato in aula per Napolitano o lo stesso D’Alema. I prodiani, come la presidente del partito Rosi Bindi che attaccano frontalmente Bersani. In aula Prodi prenderà 14 voti.

I veltroniani, come Walter Tocci, accendono la miccia alla riunione del gruppo. Alcuni di loro sono sospettati di aver votato per Stefano Rodotà, che supera di una cinquantina di voti, quelli di Sel e dei Cinquestelle. A disastro avvenuto, parlamentari Pd sbottano con Panorama.it: “Siamo al banditismo politico, meglio andare a votare e Bersani si merita davvero che stavolta vinca Berlusconi”.

Daniela Santanché, responsabile organizzazione del Pdl: “In una paese normale Bersani si sarebbe già dimesso”. Risultato: bianca,
bianca, bianca… Così dallo scranno più alto di Montecitorio Laura Boldrini sembra destinata a ripetere per ore. Poi, una notte. Sempre di lunghi coltelli?

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