Il Papa difende la famiglia ma chiede più coraggio sui divorziati
Il Papa difende la famiglia ma chiede più coraggio sui divorziati
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Il Papa difende la famiglia ma chiede più coraggio sui divorziati

Al secondo giorno in Ecuador, Bergoglio reclama servizi sociali per le coppie e alla Chiesa raccomanda di trovare soluzioni per le nuove sfide pastorali

Giunto al secondo giorno del suo viaggio in Ecuador, lunedì 6 luglio alle 9 del mattino il Papa ha lasciato Quito in aereo per recarsi a Guayaquil per visitare il Santuario nazionale della divina misericordia. Nel grande parco de «Los Samanes» di fronte a quasi un milione di pellegrini Francesco ha celebrato la Messa, dedicata alla famiglia. Commentando il Vangelo delle nozze di Cana il Papa ha chiesto alle istituzioni di aiutare e potenziare la famiglia: questo aiuto, ha spiegato, «non è una forma di elemosina ma un autentico debito sociale» per il contributo che la famiglia apporta al bene comune. La famiglia, infatti, ha sottolineato il pontefice, «è l’ospedale più vicino, la prima scuola dei bambini, il punto di riferimento imprescindibile per i giovani, il miglior asilo gli anziani. La famiglia costituisce la grande ricchezza sociale, che altre istituzioni non possono sostituire, che dev’essere aiutata e potenziata, per non perdere mai il giusto senso dei servizi che la società presta ai cittadini».

Francesco ricorda la sua mamma e i suoi quattro fratelli
Bergoglio ha ricordato la sua mamma. Erano cinque fratelli e a chi le chiedeva a chi volesse più bene lei rispondeva: «Sono come le cinque dita della mano, qualunque dito mi schiacci mi fa male tutta la mano». Il pontefice ha chiesto di pregare anche per il prossimo Sinodo sulla famiglia affinché «persino quello che a noi sembra impuro, ci scandalizza o ci spaventa, Dio lo possa trasformare in miracolo». Il pensiero corre naturalmente alle coppie di divorziati risposati e alle unioni di fatto. Infine Francesco ha invitato a non essere pessimisti: «Il vino migliore sta per venire per ogni persona che ha il coraggio di amare. E viene anche se tutte le possibili variabili e le statistiche dicessero il contrario. Il vino migliore sta per venire per quelli che oggi vedono crollare tutto. Sussurratevelo fino a crederci: il vino migliore sta per arrivare, e sussurratelo ai disperati e a quelli con poco amore. Dio si avvicina sempre alle periferie di coloro che sono rimasti senza vino, di quelli che hanno da bere solo lo scoraggiamento».

A pranzo con l'amico padre Paquito
Terminata la messa Bergoglio ha voluto pranzare con la comunità dei gesuiti del collegio Javier, dove ha ritrovato un suo vecchio amico, padre Francisco Cortés, detto Paquito, che compirà 91 anni il 10 luglio. E’ il regalo di compleanno più bello che abbia mai avuto, ha confidato padre Paquito ai suoi confratelli gesuiti dopo l’incontro con il Santo Padre. Il gesuita è stato il grande «anfitrione» del pranzo del Papa con 22 padri gesuiti del collegio Javier. Si erano conosciuti nel 1980, quando Bergoglio era provinciale dei gesuiti e visitò l’Ecuador per trovare un luogo dove inviare i novizi. Padre Paquito, spagnolo di Malaga, era arrivato in Ecuador nel 1963 ed ha sempre risieduto nel collegio Javier. Bergoglio e il confratello si sono rivisti nel 1983 e ancora nel 1985 in occasione dell’ordinazione dei primi novizi. Insieme hanno ricordato i vecchi tempi ma hanno parlato anche del presente e del futuro della chiesa e della Compagnia di Gesù.

A colloquio con il presidente sui problemi dell'Ecuador
Dopo il pranzo, Francesco ha fatto ritorno a Quito dove ha incontrato il presidente Rafael Correa per un colloquio privato nel palazzo presidenziale. Un colloquio importante, sulle sfide e sulle tensioni che attraversano l’Ecuador. A Correa il Papa ha donato un quadro in mosaico con un immagine della Madonna col bambino. Dal palazzo del presidente, a piedi, ha raggiunto la vicina cattedrale e ha salutato la folla raccolta in Plaza Grande. Il Papa ha dato la benedizione e ha pregato affinché nel "nobile popolo ecuadriano" non ci siano "differenze, non ci siano esclusi e non ci sia gente che si sia scartata e tutti siano fratelli. Affinché tutti siano inclusi e non ci sia nessuno che resta fuori della grande nazione ecuadoriana".

Quito, Ecuador, 5 luglio 2015, l'arrivo del Papa in città. EPA/ROBERT PUGLLA
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