Le pagelle della politica, 2013
ANSA/MASSIMO PERCOSSI
Le pagelle della politica, 2013
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Le pagelle della politica, 2013

Napolitano e Renzi i migliori, Bersani e Monti i bocciati

Giorgio Napolitano

9 – Il presidente della Repubblica è stato il vero monarca dell’Italia nel 2013. Dopo il voto, i partiti hanno dovuto pregarlo di restare al Quirinale per un secondo mandato a dispetto della veneranda età. Lui ha posto le sue condizioni, compresa la formazione del governo Letta prima di larghe poi di strette intese. Ma il “governo del presidente”, senza la diretta investitura popolare, ha resistito all’uscita di Berlusconi dalla maggioranza così come all’ascesa di Matteo Renzi. Napolitano ha dato scacco matto al Cavaliere, negandogli di fatto la grazia e dando il suo avallo alla scissione di Alfano e dei ministri del centrodestra dal Pdl-Forza Italia. Un 9 meritato, quindi, dal suo punto di vista, ma un misero 3 considerando l’effetto paralizzante sulla politica italiana quando più ci sarebbe stato bisogno di un governo politico forte e innovatore.

Pierluigi Bersani

3 – Pier Luigi Bersani, da segretario del Pd candidato alla premiership è riuscito nel miracolo di fallire il calcio di rigore. Non ha vinto le elezioni e ha inseguito invano un accordo col Movimento 5 Stelle, ricevendo solo beffe e schiaffi (ricordate le consultazioni in streaming coi capigruppo grillini?). La mancata vittoria di Bersani ha spianato la strada a Napolitano e a Letta. In più, com’era prevedibile ha perso anche la leadership del Pd e oggi è un pensionato/rottamato della politica. Ma anche dal punto di vista degli italiani, Bersani è stato esiziale: ha fatto solo perdere tempo. Voto: 2.

Matteo Renzi

9 – Il sindaco di Firenze ha stravinto le primarie e conquistato il Pd. Un traguardo che fino a un anno fa sembrava irraggiungibile. Per la prima volta alla guida del Pd c’è la generazione dei trentenni, con idee neanche troppo di sinistra, anzi spesso in polemica con la Cgil. Un braccio di ferro sotterraneo oppone ora Renzi a Napolitano (e Letta), ma il futuro è suo. Un solo dubbio (non da poco): dietro la formidabile capacità di comunicazione c’è davvero un progetto per il Paese? E i suoi collaboratori, scelti in base all’età, saranno all’altezza del cambiamento di cui l’Italia ha bisogno? Nel 2014 avremo la risposta.

Enrico Letta

8 – Da buon democristiano di lungo corso, per quanto relativamente giovane, Enrico Letta ha dimostrato grandi capacità di navigazione a vista e galleggiamento. Pochi avrebbero scommesso sulla sua permanenza a Palazzo Chigi. Invece, è ancora là: duro con Berlusconi sulla decadenza, duro sulle nomine, ma morbido abbastanza per garantire flessibilità al suo governo e, quindi, tenuta. Dal punto di vista degli italiani, il suo 8 diventa un misero 2 se dobbiamo valutare la sua politica economica che non ha saputo essere di rigore né di crescita. Solo un inutile far cassa attraverso nuove tasse o il cambio di nome di quelle vecchie. Marchette a pioggia e niente spending review.    

Silvio Berlusconi

8 – Sembrava morto, finito, dopo la condanna definitiva in Cassazione per frode fiscale. Ma come spesso è successo, il Cavaliere è risorto dalle ceneri rilanciando Forza Italia. Prima ha contribuito alla formazione del governo delle larghe intese nell’intento di dare stabilità a un quadro pericolante, poi è andato all’opposizione per dissociarsi dalla politica fiscale del governo Letta e come risposta al “tradimento” degli alleati Pd nella maggioranza che lo han fatto decadere da senatore. Ma all’opposizione Berlusconi vale di più. FI è il secondo partito e in caso di elezioni anticipate renderà la vita difficile perfino a Renzi. Intramontabile, Berlusconi  resta un protagonista della politica italiana. Pendono sul suo capo nel 2014 nuovi processi, ma la sua vicenda giudiziaria ha sempre di più il sapore della persecuzione.  

Beppe Grillo

7 – Beppe Grillo ha mantenuto solo il parte le sue promesse. Aveva detto che avrebbe aperto il Parlamento come una scatola di sardine. In realtà, i suoi parlamentari si sono incartati nelle loro stesse note spese, prima di affrontare i problemi reali del paese. E non hanno brillato per proposte o campagne che non fossero estemporanee, estremiste, inconcludenti. Ma Grillo è riuscito comunque a restare sulla cresta dei sondaggi, senza quel tracollo che molti si aspettavano, in virtù delle sue posizioni anti-euro, anti-politica e anti-immigrati. Ha faticato non poco a tenere uniti i suoi gruppi, ma il drenaggio alla fine è stato limitato. Alle prossime elezioni, forse non sarà più il primo o secondo partito, ma inciderà sulle possibilità di formare un governo.

Laura Boldrini  

5 - La presidente della Camera, con il capo del suo partito Nichi Vendola impelagato in traversie giudiziarie e interrogatori sull’Ilva e la Sanità in Puglia, è l’esponente più in vista di Sel. Ma la sua gestione di Montecitorio è stata una vera delusione. Aveva promesso la rinuncia”totale” ai voli di Stato e invece è stata colta in flagrante sull’aereo-blu di Letta per i funerali di Mandela insieme al suo compagno. A parte le uscite politically correct e cioè demagogiche sui femminicidi e l’immigrazione, non si ricorda altro di memorabile della sua presidenza. E certe procedure interne della Camera non hanno guadagnato in trasparenza con lei presidente. Anzi, il contrario.   

Mario Monti e Pier Ferdinando Casini

3 e 8 – Il divorzio tra Monti e Casini è andato a vantaggio del secondo. Il grosso dei parlamentari è pro-leader dell’Udc, che nonostante percentuali di consenso risicate nel Paese esercita una forte influenza nel Palazzo e di fatto guida la formazione centrista in Parlamento. Monti è tramontato, ma Casini inaffondabile.

Angelino Alfano

7 – Che dire dell’ex delfino di Berlusconi? Messo di fronte alla scelta se appoggiare a spada tratta il padre putativo nella minaccia di far cadere il governo se fosse stato espulso dal Senato con i voti degli alleati del Pd, Alfano ha optato per la poltrona ministeriale e la creazione di un partito, il Nuovo Centro Destra (NCD)  che oggi fa da stampella al governo Letta. Se Alfano avrà il tempo di consolidare le proprie clientele e i propri quadri, avrà qualche chance in più rispetto alla probabile disfatta delle prossime elezioni. Molti di NCD sono vecchi politici della Prima Repubblica, come Formigoni o Cicchitto, il cui consenso sul territorio è tutto da verificare. Dal suo punto di vista, Angelino ha ragione, infatti è vicepremier, ministro dell’Interno e capo di un partito di governo. Ma per quanto? Considerando la ricaduta sugli italiani, il voto è 2. Alfano al governo ha consentito di varare una legge di stabilità che incrementa la pressione fiscale e mantiene in parte l’IMU prima di passare alla TASI, forse anche più onerosa. E la crescita può attendere.

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