'Ndrangheta, in Emilia la più grossa operazione contro le cosche
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'Ndrangheta, in Emilia la più grossa operazione contro le cosche
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'Ndrangheta, in Emilia la più grossa operazione contro le cosche

In manette 160 tra imprenditori e politici legati ai clan calabresi. Nel mirino gli appalti per il dopo terremoto del 2012

Le cosche negli appalti e nelle elezioni amministrative

Il blitz è scattato in piena notte. Migliaia di carabinieri sono entrati nelle case di professionisti, imprenditori e politici dell’Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Calabria e Sicilia, con in mano un provvedimento della Dda di Bologna. Centodiciassette, infatti, gli arresti disposti solamente dalla magistratura bolognese nell’ambito dell’operazione denominata “Aemilia” contro le cosche calabresi nel Nord Italia.

Altri 46 provvedimenti sono stati emessi dalle procure di Catanzaro e Brescia, per un totale di oltre 160 arresti.

Tra gli arrestati ci sono diversi imprenditori che hanno ditte nel settore dell'edilizia e movimento terra, alcuni dei quali hanno vinto gli appalti milionari della ricostruzione post terremoto del 2012.

Ma a finire in manette anche un esponente politico, il consigliere comunale di Reggio Emilia, Giuseppe Pagliani di Forza Italia e Giuseppe Iaquita, padre del giocatore Vincenzo.

In carcere sono finiti anche importanti boss calabresi e alcuni legali tra cui Domenico Grande Aracri, avvocato penalista, arrestato in esecuzione di una delle 117 ordinanze di custodia cautelare emesse su richiesta della Dda di Bologna. Dietro le sbarre anche il fratello, Ernesto Grande Aracri che invece è uno dei destinatari dei 37 provvedimenti di fermo emessi dalla Dda di Catanzaro.

È stato chiesto il sequestro di beni per circa 100 milioni di euro.

Dalle carte dell'inchiesta emergerebbe anche il sostegno elettorale imposto dai Grande Aracri ad alcuni candidati emiliani durante le amministrative.

Una cellula autonoma

"È la mafia imprenditrice quella che abbiamo scoperto in Emilia. Questa la novità dell'indagine". Così il procuratore di Bologna, Roberto Alfonso ha descritto l'organizzazione 'ndranghetista sgominata in queste ore.

In Emilia, infatti, c'era una cellula con una discreta autonomia sull'individuazione degli appalti, delle società con le quali lavoare e da coinvolgere ma le decisioni "strategiche" venivano prese in Calabria.

I collegamenti tra Emilia Romagna e Calabria, infatti, erano continui e costanti e non si faceva niente senza che il boss Niccolino Grande Aracri lo sapesse e desse il consenso. Nel suo ruolo di "direzione", secondo quanto emerso dalle indagini, Nicolino Grande Aracri avrebbe avuto la collaborazione dei suoi fratelli, Domenico ed Ernesto, di fatto suoi emissari. 

La grande provincia

Il boss locale di Cutro, Crotone, stava diventando il punto di riferimento delle cosche del crotonese ed il suo presunto capo, Nicolino Grande Aracri, aveva intenzione di costituire una grande provincia in autonomia a quella reggina.

 "Si tratta - ha spiegato il procuratore di Catanzaro Vincenzo Antonio Lombardo - di una operazione importante perché evidenzia il ruolo che stava assumendo Cutro e che non aveva mai avuto". A parlare delle intenzioni di Grande Aracri di costituire una grande provincia di 'ndrangheta è un collaboratore di giustizia, Giuseppe Giampà, ritenuto un boss della 'ndrangheta del lametino.

Dalle indagini è emerso anche come la cosca di Nicolino Grande Aracri, almeno sino al momento del suo arresto, avvenuto nel 2013 per una tentata estorsione ad un villaggio turistico, stesse assumendo il ruolo, essenzialmente, di punto di riferimento delle cosche di tutto il distretto giudiziario di Catanzaro  che comprende anche le province di Crotone, Cosenza e Vibo Valentia - ma con contatti anche con cosche del reggino.

Il reggente della cosca in Emilia

Ansa- Arma dei Carabinieri

Tra le persone finite in manette figurano diversi imprenditori calabresi, alcuni già noti alle forze dell'ordine, tra cui Nicolino Sarcone, considerato anche da indagini precedenti il reggente della cosca su Reggio Emilia.

Sarcone, già condannato in primo grado per associazione mafiosa, è stato recentemente destinatario di una misura di prevenzione patrimoniale che gli aveva bloccato beni per 5 milioni di euro.

Manette alla politica reggiana

"Appassionato di politica da sempre, da anni sono tra gli animatori del centro-destra reggiano". Si presenta così Giuseppe Pagliani sul suo sito internet  dove racconta che svolge la professione di avvocato occupandosi principalmente di diritto societario, finanziario e penale. E' stato per cinque anni consigliere al comune di Scandiano, dove era anche vicepresidente dell’assemblea.

Prima di darsi all’attività forense nello studio legale a Reggio Emilia ha lavorato presso l'azienda di famiglia nel settore delle carni bovine e poi in campo commerciale, nel settore ceramico in fiere italiane e internazionali.

Da avvocato, approfondisce il diritto societario e commerciale specializzandosi in operazioni straordinarie di fusioni, incorporazioni, scissioni societarie, ristrutturazioni. Questa mattina è finito in carcere. 

Dall'indagine 'Aemilia' emergono riscontri di attività di supporto e tentativi  delle cosche di influenzare elezioni amministrative da parte degli affiliati al gruppo criminale in vari comuni dell'Emilia. Il procuratore Roberto Alfonso ha fatto riferimento ai casi di Parma nel 2002, Salsomaggiore nel 2005, Sala Baganza nel 2011, Brescello nel 2009.

Tra gli indagati nella maxioperazione c'è anche il sindaco di Mantova, Nicola Sodano di Forza Italia. Sodano sarebbe accusato di favoreggiamento per una vicenda legata ad un appalto in cui è coinvolto un imprenditore arrestato

Il padre del calciatore

Tra gli importanti imprenditori del settore edile coinvolti nell'indagine Aemilia c'è anche Giuseppe Iaquinta, padre del calciatore Vincenzo campione del mondo, arrestato nel reggiano assieme ad Augusto Bianchini che ha partecipato agli appalti per la ricostruzione post terremoto in Emilia che invece è residente nel modenese.

Un intervento "storico"

CIRO FUSCO / ANSA / LI

"Un intervento che non esito a definire storico, senza precedenti. Imponente e decisivo per il contrasto giudiziario alla mafia al nord". Sono le parole del procuratore Franco Roberti sull'operazione Aemilia.

"Non ricordo a memoria un intervento di questo tipo per il contrasto a un'organizzazione criminale forte e monolitica e profondamente infiltrata"

"Attraverso alcuni professionisti, la cosca di Cutro ha dimostrato di avere entrature nei vertici giudiziari ed ecclesiastici" a Roma.

Nel provvedimento di fermo si fa riferimento ad un monsignore contattato per fare ottenere al genero del boss Nicolino Grande Aracri, Giovanni Abramo, detenuto per omicidio, il trasferimento in un carcere calabrese. Trasferimento poi non effettuato.

Il religioso non e' indagato.

I numeri del maxi blitz

Nel blitz condotto dai carabinieri sono state impiegate due unità elitrasportate del Nucleo Elicotteri di Treviso e Forlì, nonché unità cinofile addestrate alla ricerca di armi ed esplosivi provenienti dai nuclei carabinieri di Firenze Pesaro e Bologna.

Presso la centrale operativa del comando provinciale di Reggio Emilia è stata istituita l'unità di raccordo dove sono confluiti i vari responsabili dei reparti operanti. Migliaia di militari dell'Arma coinvolti da Nord a Sud Italia.

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