Omicidio Loris, lo strano caso della vigilessa Schembari
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Omicidio Loris, lo strano caso della vigilessa Schembari
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Omicidio Loris, lo strano caso della vigilessa Schembari

In servizio vicino alla scuola ha detto di aver visto l'auto di Veronica Panarello e un bambino che le sembrava Loris. Ma per i giudici è inattendibile

Nell’inchiesta sulla morte del piccolo Loris Stival, che ha portato in carcere la mamma Veronica Panarello con l’accusa di essere l’assassina, sono tanti i punti che rimangono da chiarire. Tra questi, quello della vigilessa del paese, che si trovava vicino alla scuola dove la mamma dice di aver accompagnato il figlio, e che in un primo momento sostiene di aver visto il bambino con lo zainetto correre verso l’edificio, salvo poi entrare in confusione, correggere, ritrattare parzialmente fino a non essere ritenuta attendibile dagli inquirenti forti della loro certezza ricavata da immagini riprese da telecamere che sarebbero incompatibili con le dichiarazioni della poliziotta.

Loris, le bugie di Veronica non dimostrano che sia l'assassina


Un caso, uno strano caso, lo strano caso della vigilessa Schembari, i cui tormenti sono fedelmente ricostruiti nell’ordinanza con la quale il tribunale del Riesame di Catania ha confermato la custodia cautelare in carcere per Veronica Panarello. Ma dopo una lettura attenta dei passaggi riportati nel documento ufficiale, e dell’interpretazione e delle conclusioni adamantine che ne traggono i giudici, le perplessità aumentano.

Il racconto della vigilessa

Riavvolgiamo il nastro e ripartiamo dall’inizio. Il 30 novembre, il giorno dopo la scomparsa e il ritrovamento del corpo senza vita di Lorys, la vigilessa viene sentita dagli inquirenti, ai quali racconta che quella mattina si trovava in via Di Vittorio, angolo via fratelli Cervi. Leggiamo insieme il passaggio del verbale: "Ricordo soltanto di aver visto passare la macchina condotta dalla signora Panarello Veronica che si allontanava verso le scuole elementari, e di avere visto un bambino che stava correndo in direzione della via fratelli Cervi con uno zainetto che gli ballava sulla schiena, il quale mi è sembrato lo Stival Andrea Loris, ma non posso affermarlo con certezza e comunque non ricordo come fosse il suddetto bambino vestito in quanto è stato un attimo...". È vero, dice di non essere certa, ma nella sua dichiarazione ci sono due aspetti su cui fermarsi: ha visto la macchina della signora Veronica andare verso la scuola e ha visto un bambino che le è sembrato Loris.

Andiamo avanti.

La vigilessa viene risentita qualche giorno dopo, il 3 dicembre, ribadisce quello che ha visto ma non è più certa sulla collocazione temporale: "Non sono certa che quella immagine potesse essere un ricordo di qualche giorno prima. Ho visto solo transitare la macchina, non ho notato una sua sosta per consentire eventualmente di fare scendere il figlio". Pure sul colore dell’auto le convinzioni vacillano: "Il colore dell’auto di cui parlo è scuro, anche se non posso affermare con certezza che sia di colore grigio scuro... che mi possa consentire di affermare con certezza che sia la stessa che la madre di Loris utilizza".

Continuiamo a leggere il verbale. Poco più avanti c’è un passaggio che merita di essere riportato: "All’interno della polo di colore scuro, oltre alla donna, che posso affermare all’ottanta per cento fosse la mamma di Loris, vi era anche un bambino piccolo, seduto sul seggiolino di sicurezza sul sedile posteriore. Ricordo il movimento delle manine del bambino".

Per i giudici, c’è un punto fermo: la Schembari non dichiara di aver visto Lorys. Anche se la donna in realtà dice di aver visto un bambino che le sembrava Loris. Poi, sempre per i giudici, ci sarebbero le perplessità sulla individuazione dell’auto, nonostante la donna dichiari di ricordare addirittura il bambino dentro che muove le mani. Ma non è finita qui.

La Schembari viene sentita una terza volta, il 15 dicembre, quando la sua testimonianza riceve il colpo di grazia: "Ho un ricordo nitido del passaggio dell’autovettura, ma mi sono sorti dubbi relativi all’esatto giorno in cui l’ho vista transitare, non escludo che tale ricordo fosse riferito al giorno 27 novembre, in cui ho prestato servizio nel medesimo luogo".

La prima considerazione che si può fare è che se la vigilessa fosse sentita oggi non sarebbe più sicura neppure del mese, e che se venisse riascoltata nel 2016 non sarebbe certa nemmeno dell’anno. Ma dal confronto delle sue dichiarazioni, i giudici ricavano un riscontro oggettivo di confusione mentale al punto da far ritenere inattendibile la testimonianza della Schembari.

L'incrocio con le parole di Veronica

Peccato che le sue parole vadano in qualche modo a incastrarsi con le affermazioni di Veronica Panarello, che mentre cerca Loris all’uscita della scuola dice che la vigilessa le ha confermato di aver visto Loris attraversare la strada in direzione della scuola. Ma le frasi della Schembari combaciano soprattutto con le dichiarazioni verbalizzate della mamma di Loris sui suoi movimenti di quella mattina: “... Svoltavo a destra per via di Vittorio e giunta all’intersezione con via fratelli Cervi, svoltavo a sinistra, in direzione opposta all’ingresso della scuola di mio figlio, fermandomi poche decine di metri dopo. Lì scendeva mio figlio Loris che si avviava verso la scuola. Io proseguivo la marcia e, facendo il giro dell’isolato, ripassavo per via Di Vittorio notando, all’incrocio con la via fratelli Cervi, una vigilessa lì in servizio”.

In linguaggio scientifico si userebbe la parola match: la versione della Panarello si allinea totalmente con quella della Schembari. Per i giudici non è così, la vigilessa non è credibile e la mamma è una bugiarda assassina. E qui si potrebbe discutere a lungo e ci si potrà affidare a esperti e periti. Qual è la dichiarazione più attendibile, quella resa nell’imminenza di un fatto oppure quella successiva a distanza di giorni?

L'addio al piccolo Loris

Palloncini bianchi con la foto di Loris Stival durante i funerali a Santa Croce Camerina (Ragusa), 18 dicembre 2014. ANSA / CIRO FUSCO
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