Sunniti contro Alawiti; è guerra tra quartieri in Libano

A Tripoli proseguono gli scontri settari nei sobborghi di Bab al-Tabbaneh e Jabal Mohsen. Nessuna risposta concreta dai partiti politici, senza un accordo per il nuovo governo

Soldati per le vie di Tripoli, in Libano – Credits: AFP/Getty Images

Rocco Bellantone

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per Lookout News

In Libano si sono bloccati per l’ennesima volta i negoziati per la formazione di un nuovo governo. La Coalizione 8 Marzo ha rifiutato la proposta di rotazione dei titolari dei dicasteri. Dal canto proprio, la Corrente Patriottica Libera, guidata da Michel Aoun, non ha intenzione di cedere il ministero dell’Energia, mentre nessun compromesso sembra essere in grado di poter convincere le Forze Libanesi a fare un passo indietro e accettare l’ipotesi di collaborare con Hezbollah in un nuovo esecutivo. 

Lo stallo politico del Paese favorisce le infiltrazioni di gruppi terroristi dalla Siria, concentrate soprattutto nella Valle della Beqa’. Il 29 gennaio, tre militanti siriani del Fronte Jabhat Al Nusra sono stati arrestati mentre cercavano di penetrare nell’area di Arsal da Al-Qalamoun, mentre ieri un altro tentativo è stato sventato dall’esercito.

- Guerra tra quartieri a Tripoli

La tensione è però alta anche a Bab al-Tabbaneh e Jabal Mohsen, due quartieri di Tripoli, rispettivamente a maggioranza sunnita e alawita, dove proseguono gli scontri tra cittadini di diversa confessione. I dissapori tra le due comunità sono in realtà di lunga data e rimandano alle ferite ancora aperte dell’occupazione siriana. Dall’inizio della guerra civile in Siria, i sentimenti anti-siriani (come era prevedibile) si sono riaccesi in larghi strati della popolazione, specie da quando è apparso chiaro il sostegno militare di Hezbollah alle truppe del presidente Bashar Assad. 

Da dicembre, le forze armate presidiano la città per evitare nuovi spargimenti di sangue. La lotta tra i due quartieri, però, è impari. Tripoli è infatti in maggioranza sunnita, motivo per cui gli alawiti sono stati progressivamente costretti a vivere in veri e propri ghetti. 

In un reportage pubblicato in questi giorni, il giornale libanese “Now Lebanon” sottolinea come una delle carenze maggiori registrate a Jabal Mohsen riguardi l’assistenza sanitaria, dal momento che il quartiere alawita ospita solo un ospedale, male attrezzato e con poco personale. Senza dimenticare il fatto che quasi tutti gli alawiti evitano di recarsi in altre strutture ospedaliere della città, nel timore di rappresaglie.

Per la stessa ragione, capita spesso che siano anche gli stessi ospedali e gli ambulatori a esitare prima di prendere in cura pazienti di cui è nota l’appartenenza alawita, visto il clima di ostracismo nei confronti di chiunque in Libano “familiarizza con il nemico”. In una situazione di maggiore stabilità, molti decessi si sarebbero potuti sicuramente evitare.

- Sicurezza e micro criminalità

A Tripoli sono in aumento anche il fenomeno delle estorsioni e quello delle rapine a mano armata, soprattutto ai danni degli esercenti locali. Gruppi armati, per lo più provenienti da Bab al-Tabbaneh, si muovono infatti indisturbati a bordo di veicoli 4×4, taglieggiando commercianti e gestori di bar e ristoranti per acquistare armi, mezzi e carburante. Secondo fonti locali, questi gruppi avrebbero ormai fatto il “salto di qualità”, puntando a prendere il controllo di quartieri più centrali e arrivando a imporre il racket a liberi professionisti e dirigenti d’aziende.

Il risultato è una diffusa sfiducia nei confronti delle istituzioni pubbliche, ritenute incapaci di offrire soluzioni credibili per ripristinare l’ordine. L’invio di militari nelle aree calde non basta e non basterà: al Libano servono un governo e concrete risposte dalla politica.

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