Alfredo Mantici

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Per Lookout news

Domani 10 marzo saranno due settimane da quando, lo scorso 27 febbraio, è entrato in vigore il cessate il fuoco in Siria grazie all’accordo russo-americano mediato all’interno dell’International Sirya Support Group (ISSG) dall’inviato dell’ONU Staffan De Mistura.

 Per la prima volta, dopo quasi cinque anni di combattimenti che hanno causato oltre 250.000 morti tra militari e civili, alcune colonne di rifornimenti delle Nazioni Unite sono riuscite a raggiungere città e paesi isolati o assediati e a portare soccorso alle popolazioni stremate dalla guerra civile.

 L’accordo prevede la fine dei combattimenti tra le forze lealiste del presidente Bashar Al Assad, sostenute da Russia e Iran, e la miriade di milizie ribelli (si parla di una cifra che oscilla tra i 30 e i 100 gruppi organizzati) che in varie riprese sono state aiutate e rifornite di armi dagli americani. I russi al tavolo del negoziato sono riusciti a far escludere dai termini del cessate il fuoco le forze jihadiste di Jabhat Al Nusra, legate ai resti di Al Qaeda, e le milizie del Califfato dell’ISIS, contro le quali le operazioni continuano a ritmo sostenuto.

 Secondo un portavoce del ministero della Difesa russo almeno 36 gruppi di opposizione ad Assad hanno aderito all’accordo ma i negoziati mediati da Staffan De Mistura sono ancora in corso e riprenderanno formalmente il 10 marzo. Il capo dei negoziatori russi, il generale Sergey Kuralenko, ha dichiarato che le milizie ribelli non islamiste “hanno chiesto (ai russi, ndr) di essere protette dai miliziani dell’ISIS e di altre organizzazioni terroristiche che hanno lanciato una caccia all’uomo contro gli esponenti dell’opposizione al regime di Damasco che hanno accettato la tregua”. Kuralenko ha poi sottolineato che da quando dieci giorni orsono è stato aperto nella base di Hmeimin il Russian Truce Center in Syria, si sono tenute “23 sessioni di colloqui di pace con le forze dell’opposizione”.

Il rapporto della NATO sui raid aerei

Finora il merito del successo del cessate il fuoco – seppur parziale – va quasi tutto ai militari e alla diplomazia di Mosca. Secondo un rapporto riservato della NATO, pubblicato in ampi stralci dal sito web tedesco Focus Media, l’attività militare russa sul terreno siriano si è dimostrata più “accurata ed efficiente” di quella messa in campo dagli Stati Uniti. La forza aerea russa, pur essendo dotata di soli 40 caccia bombardieri, è riuscita fino al 27 febbraio – giorno di inizio della tregua – a compiere ben 75 sortite al giorno colpendo con micidiale precisione sia le postazioni jihadiste che quelle dei ribelli non islamisti (secondo il rapporto, il 20% delle incursioni colpiva prima della tregua l’ISIS e i suoi alleati, mentre il restante 80% era “dedicato” agli altri gruppi di opposizione).

 Dal 27 febbraio tutta la potenza aerea di Mosca è stata rivolta esclusivamente contro il Califfato e Al Nusra e, ammettono gli esperti militari della NATO, ha agito con successo. La task force russa, si legge nel rapporto redatto dall’Alleanza Atlantica, “ottiene efficaci informazioni sugli obiettivi da colpire da commando delle forze speciali dispiegati sul terreno e da una efficiente rete di spionaggio”.

 Il rapporto riservato ammette che la “forza aerea russa con la sua performance militare di alto livello ha offerto il più importante contributo a porre fine alle ‘crudeli dimostrazioni di potere’ praticate per anni in Siria dalle organizzazioni terroristiche”.

 Gli americani, dal canto loro, pur avendo schierato sul campo 180 aerei da guerra, non compiono più di 20 missioni di bombardamento anti-ISIS al giorno, missioni che spesso vengono rese inefficaci dalle – frustranti, per i piloti – regole d’ingaggio che prevedono lo stop all’azione se ci sono rischi di vittime collaterali.

 L’analisi contenuta nel documento della NATO è stata confermata lo scorso 4 marzo dal portavoce del dipartimento di Stato americano, John Kirby, che ha riconosciuto che in Siria “la Russia ha giocato un ruolo centrale nel processo di pace […] certo non andiamo d’accordo su tutto ma dobbiamo ammettere che i russi hanno assunto la leadership all’interno dell’ISSG”.

 

Conclusioni

L’intervento russo, insomma, sembra aver creato le premesse per la ricerca di una realistica via d’uscita dalla guerra civile siriana senza tuttavia che si abbassi la guardia contro la minaccia dell’ISIS e di Al Nusra. Gli americani dopo aver dispiegato sforzi contraddittori a sostegno dei ribelli “moderati” (ma in una guerra civile esistono i moderati?) – mentre Turchia, Arabia Saudita e Stati del Golfo non esitavano a sostenere i jihadisti – iniziano a comprendere che soltanto dopo l’eliminazione delle forze del Califfato e dei suoi alleati dallo scacchiere siriano si potrà raggiungere quel minimo di stabilizzazione della regione che consenta di ragionare sul suo futuro.

 Intanto Assad, con il sostegno di Mosca, ha indetto per il prossimo 13 aprile le elezioni generali per il rinnovo del parlamento di Damasco. Una mossa rischiosa che, se tuttavia andasse a buon fine, segnerebbe un indiscutibile successo internazionale per Mosca e una definitiva smentita dell’efficacia della confusa e contraddittoria “dottrina Obama” in Medio Oriente.

 

 

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