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Israele-Palestina: le operazioni militari e la “sindrome di Vico”

Prosegue l’offensiva “Rock Solid” lanciata da Tel Aviv in risposta ai lanci di razzi da Gaza. Intanto vengono richiamati 40mila riservisti

Soldati israeliani controllano le loro armi ai confini con Gaza – Credits: EPA/ABIR SULTAN

per LookOutNews

Notizie negative e poco rassicuranti giungono da Israele. Lette in serie, le seguenti dichiarazioni dei vertici dello Stato ebraico annunciano un periodo di alta tensione nei Territori Palestinesi: “È arrivata l’ora di togliersi i guanti con Hamas, aumentate gli attacchi” ha dichiarato il premier israeliano Benjamin Netanyahu rivolto alle alte sfere militari. “È un’operazione che non durerà pochi giorni” gli ha fatto eco il ministro della difesa Moshe Yaalon. “Non escludo razzi su Tel Aviv” ha quindi chiuso il discorso il ministro degli Interni Gideon Saar. 

Mentre Hamas, l’ala oltranzista della nuova compagine di governo in Palestina, ha replicato per bocca dei suoi portavoce che “non è questo il momento per discutere di tregua o ridurre gli attacchi. Al momento siamo concentrati a combattere, sorprenderemo il nemico e colpiremo in profondità”. Perché, aggiungono, “questa è una grave escalation per la quale pagheranno un prezzo altissimo”.

L’escalation tra Israele e Palestina cui fa riferimento Hamas, è iniziata solo strumentalmente con gli omicidi dei tre giovani studenti israeliani e del ragazzo palestinese arso vivo. Mentre in realtà è stata innescata nel giorno in cui è stato sancito il patto tra Hamas e Fatah per un governo d’unità nazionale, che Tel Aviv ha definito “scellerato” e che ha fatto franare le speranze di una pace duratura in Terra Santa, alla quale stava lavorando la diplomazia internazionale. 

- L’operazione Rock Solid

Come ha ben sottolineato anche Maurizio Molinari, corrispondente da Gerusalemme perLa Stampa, per adesso “quella fra Israele e Hamas è una guerra aerea, anche se l’esercito sta concentrando truppe di terra lungo i confini della Striscia”. È questa la prima fase dell’operazione “Rock Solid” lanciata da Tel Aviv a partire da lunedì 7 luglio, in risposta a quel centinaio di razzi lanciati dalla Striscia di Gaza, che ha comportato 50 attacchi mirati dell’IDF (Israel Defense Forces), condotti per lo più dal cielo ma anche dal mare (se ne sono contati almeno due lanciati dalla marina).

Se la popolazione israeliana resta assai perplessa e non desidera l’impiego delle forze terrestri per le successive fasi di Rock Solid, il governo e la Difesa hanno invece dichiarato che andranno avanti fino a che il sud del Paese non sarà pacificato e le infrastrutture logistiche e strategiche di Hamas non saranno distrutte. Il che fa propendere per la concretizzazione di operazioni terrestri mirate.

- Il ruolo dell’Egitto e le parole di Obama

Ma una battuta d’arresto sul versante diplomatico viene dall’Egitto dei militari, chiamato in causa da Tel Aviv per il suo ruolo storico del Cairo nel confronto arabo-israeliano e per il confine caldo con la Striscia di Gaza, con cui l’Egitto condivide un lembo di terra nel Sinai (e sotto il quale scorrono i tunnel utilizzati da Hamas per aggirare l’embargo).

Il presidente Al Sisi ha deluso profondamente le aspettative di Bibi Netanyahu, il quale aveva chiesto all’Egitto una mediazione per ottenere da Hamas un cessate-il-fuoco credibile. Al Sisi ha però gelato il governo di Tel Aviv, derubricando lo scontro tra Israele e Hamas a un “episodio minore in termini regionali che non comporta alcuna minaccia reale agli interessi nazionali dell'Egitto” e tale per cui Il Cairo al momento se ne lava le mani.

- La sindrome di Giambattista Vico

Anche il presidente americano Barack Obama è intervenuto sulla crisi in Medio Oriente affidando il suo pensiero al quotidiano israeliano Haaretz. Secondo Obama, “i sistemi di sicurezza possono difenderci da alcune minacce, ma la vera sicurezza può venire solo da una pace negoziata”.  

Di quale pace si tratti non è però dato sapere, dal momento che il conflitto tra Israele e Palestina va avanti praticamente da sempre a fasi alterne, e i due Paesi sono oltremodo vittime della massima di Giambattista Vico sui corsi e ricorsi storici, massima che in questa terra è ormai degenerata in una vera e propria sindrome dalla quale entrambe non riescono a guarire.

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