Isis: cosa non convince della versione di Assad

Intervistato dalla BBC, il presidente siriano smentisce la cooperazione militare con gli Usa. Ma i dubbi restano

Per Lookout news

Il governo siriano non sta portando avanti alcuna collaborazione con la coalizione internazionale nella guerra contro lo Stato Islamico e il suo esercito non ha mai utilizzato barili bomba in modo indiscriminato sulle aree della Siria in mano ai ribelli. Intervistato a Damasco dal giornalista della BBC Jeremy Bowen, il presidente siriano Bashar Assad è tornato a ribadire la posizione della Siria nel conflitto in corso in Medio Oriente, sottolineando che formalmente nessuna intesa lega il suo Paese agli Stati Uniti e alle altre nazioni che stanno combattendo contro l’esercito del Califfato e contro le altre milizie jihadiste.

 In linea generale, la versione di Assad combacia in parte con la realtà dei fatti. In questo momento la Siria è teatro di una doppia campagna militare: da una parte i raid aerei della coalizione bombardano le postazioni dello Stato Islamico; dall’altra i caccia e le truppe di terra dell’esercito di Damasco contrastano le offensive dei “terroristi”, termine utilizzato da Assad per indicare indistintamente i miliziani di ISIS e dei qaedisti di Jabhat Al Nusra, così come i ribelli del Free Syrian Army.

 Spiegato così, lo sviluppo della guerra in Siria potrebbe apparire lineare. Tra il discorso di Assad e ciò che sta accadendo sul campo ci sono però non poche incongruenze che riguardano tanto l’entità del territorio finito nelle mani dei gruppi jihadisti (il presidente sostiene che è stato ripreso il controllo dei principali centri urbani nella parte occidentale del Paese compresa la capitale, mentre ISIS e Jabhat Al Nusra sarebbero “confinati” a nord e a est) quanto sull’utilizzo di armi non convenzionali nei rastrellamenti effettuati dall’esercito regolare siriano nelle aree conquistate dai ribelli.

 Ma andiamo per ordine. Il primo affondo di Assad è rivolto alle forze della coalizione. “Non abbiamo la volontà di cooperare con gli Stati Uniti e con altri Paesi della coalizione – ha affermato il presidente – per la semplice ragione che non possiamo allearci con degli Stati che sostengono il terrorismo. Loro non parlano con nessuno, a meno che non sia una loro marionetta. E calpestano facilmente il diritto internazionale, che parla della nostra sovranità. Loro non parlano con noi e noi non parliamo con loro”. Con questa frecciata Assad ha voluto colpire sia Washington, colpevole di continuare a sostenere economicamente e militarmente i ribelli “moderati” (attraverso equipaggiamenti e addestramenti), sia i Paesi arabi che invece, a suo modo di vedere, foraggiano le operazioni delle milizie estremiste sunnite.

 

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L’unica ammissione che ha concesso Assad riguarda la ricezione di informazioni sui raid aerei della coalizione in territorio siriano, passaggio necessario per evitare una rischiosa copertura simultanea dello stesso spazio aereo nel momento in cui sono in volo anche i caccia siriani. “A volte trasmettono un messaggio generale, ma non c’è mai nulla di tattico”, ha risposto Assad precisando che gli aggiornamenti sarebbero arrivati in questi mesi principalmente dal governo iracheno.

 E poi ci sono le accuse per l’utilizzo di bombe barili (contenitori metallici pieni di esplosivo e schegge) che i militari di Damasco avrebbero sganciato nelle città e nei villaggi controllati dai ribelli, uccidendo centinaia di civili. “Abbiamo bombe, missili e proiettili, ma non barili bomba”, ha replicato Assad. “Non abbiamo armi che colpiscono in modo indiscriminato. Quando si spara si mira a terroristi al fine di proteggere i civili. Non si può avere guerra senza vittime”.

 Assad ha inoltre negato che le sue truppe abbiano utilizzato il gas cloro, smentendo l’accusa degli investigatori dell’OPAC (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche) secondo i quali nel 2014 decine di persone sarebbero state uccise in una serie di attacchi effettuati da elicotteri d’assalto siriani su tre villaggi. Come era prevedibile, Assad si è dunque difeso su tutta la linea riproponendo di fatto il copione seguito in altre interviste rilasciate di recente.

 La guerra in Siria intanto va avanti. E lo spettro di uno Stato fallito, respinto con determinazione dal presidente, rischia di concretizzarsi se Damasco non troverà oltre i propri confini quel sostegno militare necessario per difendere quantomeno quella porzione di territorio finora mantenuta a fatica.

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