Ucraina: le (poche) armi di Obama contro Putin
Barack Obama e Vladimir Putin (Getty Imagines/ Alexey Nikolsky)
Ucraina: le (poche) armi di Obama contro Putin
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Ucraina: le (poche) armi di Obama contro Putin

L'amministrazione Usa ammette: la Russia controlla la Crimea. Cosa puà fare ora Obama? Molto poco. Si è mosso con ritardo

Barack Obama si trova a fronteggiare la crisi internazionale più grave da quando è alla presidenza. E'quella che può avere maggiori ripercussioni, visto che coinvolge la Russia, l'Europa e gli Stati Uniti. Finora, il presidente americano non ha fatto altro che incassare i colpi di Vladimir Putin. Il leader del Cremlino ha giocato d'anticipo e con la forza. Washington si è trovata spiazzata.

Fonti della stessa amministrazione Usa ammettono che ormai i russi controllano la Crimea. L'invasione, o la presa di possesso della penisola - ma nessuno al Dipartimento di Stato vuole usare questa espressione, preferendo utilizzarne altre, più diplomatiche - è un dato di fatto. Gli americani si sono trovati di fronte al fatto compiuto.

La questione è che Putin potrebbe mirare alle altre zone dell'Ucraina la cui popolazione è a maggioranza di origine russa. Sabato scorso, nella lunga telefonata di novanta minuti con Obama, il presidente russo avrebbe accennato al destino di queste regioni. Se questo fosse il suo obiettivo, cosa può fare la Casa Bianca per fermarlo?

Obama, che ha sempre sposato la politica del soft power anche a costo di apparire (o, in realtà, essere veramente) debole, ora ha davanti a sé la sfida più grande: usare la diplomazia per bloccare Putin. E non sarà facile, visto che il leader russo appare più determinato che mai, incurante dei moniti e degli appelli che arrivano dall'Occidente. Anzi. In qualche modo, sembra che lui conti sull'incapacità di reazione di Washington e sulle divisioni tra Stati Uniti ed Europa per portare a termine i suoi piani.

Data per "persa" la Crimea, Barack Obama ha poche armi per fermare Vladimir Putin. Le opzioni sul tavolo si contano sulle dita di una mano. Alcune possono essere realizzate solo con il contributo degli alleati europei. Altre, possono avere solo un limitato impatto sulla Russia. In realtà, la Casa Bianca appare disarmata.

ESPULSIONE DAL G8

In una intervista televisiva, il Segretario di Stato John Kerry - che martedì andrà a Kiev - ha detto che la Russia "non avrà il G8 di Sochi e se va avanti così, verrà espulsa dall'organismo internazionale". La minaccia è forte. Mosca fa parte del Gruppo degli Otto Grandi dal metà degli anni'90, quando, dopo il crollo del regime sovietico, aveva intrapreso la strada della democrazia.

Convincere gli altri sei paesi a boicottare  la prossima riunione, prevista in giugno (nella stessa città dove si sono svolte le olimpiadi invernali), per Obama sarebbe un buon risultato. La Russia si troverebbe isolata dal punto di vista internazionale. Ma, finora, solo Londra e Parigi hanno detto di si. Berlino (sulle cui posizioni si è allineata Roma) non sembra d'accordo ad arrivare a tanto. Dipenderà molto dallo sviluppo della situazione in Ucraina. Certo è che se non tutti gli alleati occidentali decidessero di seguire Obama, per la Casa Bianca sarebbe un altro clamoroso schiaffo e per Vladimir Putin una vittoria ai punti nei confronti di Washington.

SANZIONI ECONOMICHE

John Kerry le ha minacciate. Congelamento degli asset russi negli Stati Uniti, taglio dei prestiti delle banche americane nei confronti di Mosca o dei grandi businessmen russi. Se poi, anche gli europei si accodano, per l'economia russa (che non naviga in buone acque), alla lunga, potrebbero esserci dei problemi. La questione qui è proprio il tempo che ci vorrebbe per avere i primi effetti. Molto. E'vero: Mosca è inserita in un mondo interdipendente dal punto di vista finanziario. Ma il l'efficacia del blocco dei beni sarebbe da quantificare in mesi, forse anni, non certo in giorni.

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E poi, chi seguirebbe Obama? Anche i paesi europei, molti dei quali dipendono dal gas russo? Anche quest'arma della Casa Bianca sembra essere dunque spuntata. L'unica cosa che può fare l'America è rendere solido il nuovo regime ucraino. Spingendo affinchè il Fondo Monetario Internazionale accordi i miliardi di dollari di prestiti necessari per fronteggiare l'Orso Russo. Una barricata, un nuovo muro di dollari per fermare Vladimirt Putin

BLOCCO DEI PERMESSI PER GLI USA

Niente più Visa per i russi negli Stati Uniti. Basta viaggi degli uomini d'affari, dei loro figli che studiano nelle università americane, degli sportivi impegnati nelle gare, dei turisti. Sarebbe un'altra opzione. Molti russi ne sarebbero colpiti. Non ne sarebbero felici. Soprattutto coloro che viaggiano spesso negli Usa per lavoro. Potrebbe essere una sanzione d'impatto, ma non certo in grado di essere efficace nel risolvere la crisi dell'Ucraina. Più una ritorsione che una vera arma per fermare il leader del Cremlino.

Se mai dovesse essere adottata, gli Usa confidano nel fatto che anche gli Europei facciano lo stesso. Questo appare ancora più improbabile. E per Obama rischierebbe di essere un autogol. L'ennesimo.

OPZIONE MILITARE

Quando scoppia una crisi internazionale, Washington si divide sempre in due partiti: falchi e colombe. In questo caso ci sono solo le colombe. Nessuno ha in mente l'opzione militare come risposta a Putin. Non si parla di mandare la flotta, di allertare le truppe. Obama non l'ha mai presa in considerazione. Sarebbe una follia. La Nato si è fatta sentire, ma con una dichiarazione dovuta", nulla di più. "Nessun soldato americano o della Nato morirà per Kiev - ha pronosticato Steven Piper, ambasciatore Usa in Ucraina ai tempi di Bill Clinton.

LASCIARE LA CRIMEA A PUTIN

Questa più che un'opzione, potrebbe essere la via obbligata seguita da Barack Obama. Il controllo russo sulla penisola è un dato di fatto. Dopo il referendum di fine marzo arriverà anche la legittimità popolare (difficile pensare che nella regione abitata da più del 60% di popolazione di origine russa non vincano le spinte secessioniste) e Mosca si sentirà inattaccabile anche sul piano politico.

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Ma Vladimir Putin si fermerà alla Crimea? Barack Obama non lo sa. Probabilmente pensa di no. Cercherà, quindi, di usare le opzioni a sua disposizione per evitare che il leader del Cremlino metta le mani sulle altre regioni ucraine a maggioranza russa. Ma, come abbiamo visto, queste armi sono poche, spuntate, inefficaci. Il presidente americano si è mosso in ritardo. E debolmente. Putin comanda il gioco sulla scacchiera della Nuova Guerra Fredda.

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