Nuovi guai per l'F-35
ROSLAN RAHMAN  AFP - Getty Images
Nuovi guai per l'F-35
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Nuovi guai per l'F-35

Gli ultimi rapporti confermano i problemi di sviluppo del jet che determinano ritardi e costi crescenti

Al centro del dibattito italiano sui tagli alla Difesa e oggetto di un ampio rallentamento degli ordini anche negli Stati Uniti, il cacciabombardiere F-35 continua a incassare rapporti che ne registrano i ritardi, i costi in crescita e soprattutto l’incertezza circa i tempi di soluzione dei tanti problemi tecnici ancora da risolvere.

Il rapporto annuale del Government Accountability Office (GAO) , la corte dei conti  statunitense, sottolinea tutti i punti critici dell’F-35 pur evidenziando gli sforzi di Lockheed Martin per venirne a capo e contenere gli incrementi dei costi.
I ritardi nello sviluppo del software e del sistema informatico di supporto logistico ALIS compromettono seriamente la possibilità di rendere operativo il velivolo  in tempi ragionevoli mettendone in discussione l’affidabilità. Lo stesso ufficio del Pentagono che segue lo sviluppo dei sistemi d’arma conferma che i Marines non potranno dichiarare operativi i loro primi 10 F-35B a decollo corto e atterraggio verticale nel luglio del 2015 come era previsto e i ritardi nella messa a punto del software inducono a considerare che la capacità operativa iniziale del velivolo ben difficilmente potrà essere raggiunta prima del 2018.

Esiste poi una ricaduta finanziaria negativa inevitabile secondo il GAO poiché il mancato completamento del software del “Mission System” del velivolo comporta aumenti di costo difficilmente valutabili. Ogni ritardo si riflette sui futuri step del programma di sviluppo generando un effetto domino che sta già inducendo molti Paesi a ridurre gli ordini nei lotti di pre-serie, più costosi e incompleti, in attesa che gli F35 di serie di futura produzione abbiano risolto le difficoltà e costino decisamente meno degli attuali 128/157 milioni di dollari (a seconda della versione) a esemplare. Una cifra ben superiore ai 98 milioni previsti e che comprende solo il velivolo “nudo” senza il supporto logistico, l'rmamento,persino senza il motore e senza i costi di aggiornamento che gli F-35 “immaturi” oggi prodotti dovranno subire e valutati per ora dal GAO pari a 15,5 milioni di dollari per ogni aereo.

Preoccupanti anche le valutazioni sui costi dell'ufficio CAPE del Pentagono (Cost Assessment and Program Evaluation) che rivela come l’F-35 avrà costi di gestione superiori di almeno il 40% ai suoi predecessori quando uno degli slogan di Lockheed Martin era che il nuovo velivolo avrebbe comportato costi inferiori ai jet oggi in servizio. Nei prossimi 30 anni la gestione dell’intera flotta di F-35 (oltre 2.400 aerei previsti) costerà agli Stati Uniti più di mille miliardi di dollari, cifra ridimensionata a 860 miliardi dai responsabili del programma ma in ogni caso ben superiore ai 350 miliardi previsti inizialmente. 

Una valutazione che dovrebbe interessare l’Italia alle prese con un bilancio della Difesa sempre più ridotto soprattutto nei fondi per l’Esercizio (gestione, manutenzione, carburante e addestramento) e che una volta acquistati gli F-35 non riuscirà a mantenerli in efficienza. Le pressioni di Washington affinché Roma non attui ulteriori tagli ai suoi 90 velivoli previsti o non esca dal programma sono ben comprensibili alla luce delle dichiarazioni del generale Christopher C. Bogdan
che al Pentagono guida il programma F-35.  “Se Canada, Turchia e Italia dovessero ritardare o ridurre i loro ordini di F-35 gli altri partner pagherebbero i loro aerei il 2-3 % in più” ha detto il Program executive officer.

Canada e Turchia non hanno ancora deciso se dotarsi di F-35 mentre l’Italia, come altri Paesi coinvolti nel programma, ha già ridotto il numero di velivoli da acquistare nei lotti di pre-serie (i più costosi) anche se eventuali tagli al programma pare verranno decisi solo dopo le conclusione dell’indagine conoscitiva varata dalle Commissioni Difesa parlamentari o addirittura dopo la messa a punto di un Libro Bianco, un documento programmatico che il ministro Roberta Pinotti vorrebbe far redigere entro la fine dell’anno. Nell’attesa sono stati comunque bloccati gli acquisti di nuovi velivoli a partire dal decimo lotto di pre-produzione completando solo i pagamenti per gli 11 aerei dei lotti precedenti già ordinati.

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