Non piace all'estero la condanna degli esperti aquilani
Non piace all'estero la condanna degli esperti aquilani
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Non piace all'estero la condanna degli esperti aquilani

La sentenza che ha condannato sei geologi della Commissione grandi rischi non incontra il gradimento dei sismologi stranieri

Messaggi, email, comunicati e lettere: il flusso è continuo, incessante. All’estero continua a non piacere affatto la condanna inflitta il 22 ottobre dal tribunale dell’Aquila ai sei geologi della Commissione grandi rischi. I sei scienziati sono stati considerati dai giudici aquilani responsabili di omicidio colposo plurimo perché il 31 marzo 2009 cercarono di rassicurare la popolazione a non subire gli allarmismi di quel periodo. Purtroppo arrivò poi la scossa del 6 aprile, e il terremoto all’Aquila e dintorni causò 309 morti: in almeno 29 casi i giudici di primo grado hanno considerato i decessi in qualche modo addebitabili a un cambio di comportamento delle vittime, «indotto» proprio dalle assicurazioni degli scienziati.

Ma la comunità dei geologi, dal Giappone alla Gran Bretagna, non accettano la sentenza. La considerano sbagliata, pericolosa, ingiusta. Michele Calvi, uno dei sei condannati  (oggi presidente di Fondazione Eucentre ), ha ricevuto indignati messaggi di solidarietà da ogni angolo del globo. Particolarmente attiva è la International association for earthquake engineering (Iaee), l’ente mondiale che riunisce gli ingegneri esperti di sismologia: finora 35 organizzazioni nazionali aderenti alla Iaee (in ordine alfabetico, dall’Algeria al Venezuela) hanno sottoscritto un documento che censura severamente la condanna: «La sismologia» si legge nel documento «non è uno strumento magico che possa permettere a qualcuno di annunciare con qualche credibilità quando e se un terremoto possa verificarsi (…). E anche la corretta comunicazione del rischio al pubblico resta una sfida tra le più difficili nel rapporto tra scienza e tecnologia I condannati godono tutti di alta reputazione e del rispetto dei loro colleghi in tutto il mondo (…). Per tutto questo noi crediamo che (all’Aquila, ndr) la giustizia sia stata mal servita e che sia stato posto un pericoloso precedente».

Altre organizzazioni internazionali che raccolgono il meglio della scienza, come la Royal society inglese e l’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti, o come la Yaron Offir Engineers di Israele, si sono pronunciate criticamente sulla condanna aquilana.

La pronuncia forse più autorevole, però, arriva adesso dal Giappone, uno dei Paesi notoriamente più soggetti a terremoti, ma anche dove la sismologia ha caratteristiche più avanzate. Anche qui la solidarietà ai condannati italiani è piena. Kazuhiko Kawashima, presidente della Japan Association for Earthquake Engineering , scrive in una nota ufficiale che la sentenza dell’Aquila è «inappropriata» per questi due motivi:

1)    agli esperti della Commissione grandi rischi fu chiesto esclusivamente di fornire informazione sull’attività sismica e la fornirono; competeva semmai alla Protezione civile o al Comune dell’Aquila la responsabilità di decidere sul da farsi, davanti a una città che conteneva numerosi edifici «fragili».

2)    In base alla documentazione, il 31 marzo 2009 la Commissione ritenenne che un terremoto devastante come quello verificatosi nel 1703 fosse da considerare improbabile nel breve periodo, ma aggiunse che le possibilità non potevano essere totalmente escluse. Fu solo una tragica fatalità se poi, sei giorni dopo, si verificò un sisma di magnitudo pari a 6,3 gradi: ma gli esperti non possono essere biasimati perché la previsione a corto raggio tremporale di un evento del genere è estremamente difficile.

Insomma, in vista di un lontano inizio del processo d’appello, la polemica sulla condanna dell’Aquila è ben lungi dall’essersi conclusa.

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