Berlusconi: ecco le nuove carte del processo Mediaset
ANSA / LUIGI MISTRULLI
Berlusconi: ecco le nuove carte del processo Mediaset
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Berlusconi: ecco le nuove carte del processo Mediaset

Nuovi testimoni, nuovi documenti. Il Cavaliere chiederà la riforma del processo e, sulla decadenza, scrive ai senatori - La cronaca - Il sondaggio  - La lettera ai senatori

E’ un Silvio Berlusconi battagliero quello che si presenta in una sala stracolma di giornalisti. Riguardo alle indiscrezioni sul passaporto diplomatico che il presidente russo Putin avrebbe in animo di consegnargli, Berlusconi nega recisamente: “Mai preso in considerazione l’ipotesi di lasciare l’Italia. Non mi interessano le scappatoie all’estero”. Poi non resiste al sorriso: “Stasera lo vedrò in una cena con un menu rigorosamente tricolore!”. Voglia di smorzare il clima da tenaglia giudiziaria di una conferenza stampa in cui la cronaca dell’“assalto giudiziario” è ormai asfissiante. 

Berlusconi è partito da lontano: “Contrariamente a quanto stabilito dal regolamento del Senato, sin dai tempi dello Statuto albertino del 1848, il voto sulla mia decadenza avverrà a scrutinio palese. Contrariamente al principio della irretroattività della legge penale, nel mio caso la legge Severino sarà applicata retroattivamente, senza neanche un ricorso alla Corte Costituzionale, come noi avevamo chiesto”. 

A tenere banco è il processo Mediaset. Spunta la richiesta di revisione alla Corte d’appello di Brescia. “Per gli stessi fatti relativi ad anni diversi, sono stato prosciolto in via definitiva in due processi paralleli a Roma e a Milano. In violazione del principio delne bis in idem, mi hanno processato per tre volte sullo stesso reato. Nel caso Mediaset, invece, mi è stato sottratto il mio giudice naturale (la terza sezione della Cassazione, ndr) per essere assegnato alla sezione feriale che mi ha condannato”.

Ma adesso, grazie a dodici nuove testimonianze e a 15mila documenti in arrivo da Hong Kong, il Cavaliere confida in un ribaltamento del giudizio. Berlusconi legge l’affidavit firmato da un ex dirigente del gruppo Paramount, Dominique Appleby o' Reill, che “smentisce definitivamente” la frode fiscale di cui Berlusconi, secondo i giudici, sarebbe stato regista e artefice. Infatti, secondo tale ricostruzione, sarebbe stato Frank Agrama a fare il doppio gioco facendo credere a Paramount di agire in rappresentanza di Mediaset, e a Mediaset di agire in rappresentanza del gruppo americano in Italia. Con il risultato che, grazie anche a laute tangenti versate ad alcuni dirigenti infedeli di Mediaset, Agrama riusciva a far vendere a Paramount i diritti tv a un prezzo ribassato a società off shore, a lui intestate, che poi rivendevano a prezzi gonfiati a Mediaset.

Nell’affidavit, la ex dirigente Paramount afferma di non aver mai visto Berlusconi e di non aver mai letto una corrispondenza a lui intestata, in ogni forma. “In più occasioni ho visto Agrama e Gordon parlare e ridere dello ‘schema perfetto’ che avevano creato. Ridevano di quanto ricchi stessero diventando”, raggirando Mediaset che dunque, in questo quadro, risulterebbe parte lesa. Nel documento la donna afferma di ave provato a contattare, senza riuscirvi, i legali di Berlusconi già al momento del rinvio a giudizio. “Sono rimasta scioccata quando ho saputo della condanna definitiva. Mr. Berlusconi rischiava il carcere per reati che io sapevo non avesse commesso”. 

C’è poi il piano politico. Qui Berlusconi tende la mano ai senatori grillini. Legge una lettera indirizzata ai colleghi del Senato, un “appello”, in cui afferma che “lo scontro politico non può cancellare il rispetto dovuto alle persone e alle regole democratiche, anche tra avversari”. Invoca di nuovo la “pacificazione intesa come reciproca legittimazione”, senza la quale l’Italia non potrà mai realizzare la “normalità politica” di un Paese occidentale. “Vi chiedo di riflettere nell’intimo della vostra coscienza, anche se il voto è palese, tanto più che il voto è palese, prima di prendere una decisione che riguarda innanzitutto la democrazia”. La richiesta è di “rimandare il voto” sulla decadenza, in calendario per il 27 novembre. “Non lasciate che prendano il sopravvento le convenienze politiche del momento. Dovrete risponderne ai vostri figli e ai cittadini italiani”.

E’ il tentativo estremo di un leader, tre volte premier, che non ci sta ad accettare la “damnatio memoriae sulla mia storia di uomo di stato e di imprenditore”. “Dal primo agosto in poi ho trascorso i giorni più brutti della mia vita. Pensavo di potermi dedicare ai miei hobby, al Milan in primis, che ha un bisogno estremo di me. Invece mi è toccato scendere di nuovo in campo per avviare Forza Italia”. Dichiara di aver subito dal ’94 in poi una “macchinazione mostruosa”, che si è snodata attraverso “57 processi”. Per perseguire “la via giudiziaria al potere” la sinistra si è servita della magistratura che, a norma di Costituzione, dovrebbe essere “un ordine formato da pubblici impiegati che vincono un concorso”, invece è un “potere, anzi un contropotere in grado di sottomettere l’esecutivo e il legislativo”.

Un errore aver abolito l’immunità parlamentare con la riforma dell’articolo 68 nel ’93, un errore aver assegnato la polizia giudiziaria alla dipendenza assoluta delle procure nel 1989. Quanto alle indiscrezioni circa il “patto tradito” da parte del presidente della Repubblica per offrire un “salvacondotto” all’ex premier, Berlusconi è lapidario: “Non solo non abbiamo mai siglato un patto con Napolitano al momento della sua rielezione. Ma non c’è stata neanche una contrattazione”. 

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