Nassiriya: vergogna, cittadina Corda
Nassiriya: vergogna, cittadina Corda
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Nassiriya: vergogna, cittadina Corda

L'intervento di commiato per il kamikaze e i nostri soldati al fronte. Il video-intervento - Le foto inedite - Il sondaggio - La rassegna stampa - La rabbia del generale che c'era

 

“Non è escluso che quel giovane, come tanti kamikaze islamici, fosse spinto dalla fame e dalla speranza che quel suo sacrificio sarebbe servito per far vivere meglio i suoi familiari, che spesso vengono risarciti per il sacrificio del loro caro”. E per questo, nelle parole della deputata grillina Emanuela Corda nell’aula di Montecitorio, il kamikaze va ricordato anche lui, nel decennale della strage di Nassiriya, come ventinovesima “vittima” insieme ai 19 italiani, militari e civili, e ai 9 iracheni.

Io ho una sola parola per Emanuela Corda: “Vergogna!”.

Voglio solo aggiungere il ricordo del generale Gianfranco Scalas che era là, con i suoi ragazzi, quel giorno in cui “cominciava un’altra giornata di lavoro, tante le attività in programma e tanto il sole che abbagliava. Una giornata come tante”.  Una giornata che non è ancora finita. “Il tempo non passa mai e quel momento rimane costantemente dentro”.  

Questo lo scriveva, Scalas, prima che straparlasse la Corda alla Camera. E dopo, laconico da buon sardo e militare: “Mi chiedo se sia sopportabile che un rappresentante del popolo italiano possa mettere ancora più il coltello in una ferita che non si è mai chiusa… Altro che Accabadoras. Quelle parole hanno fatto ancora più male di tremila chili di tritolo”. Accabadoras: le donne che nella tradizione sarda avevano il compito di uccidere le persone anziane e malate.

E io ripeto: “Vergogna, cittadina Corda!”.

 
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