Napolitano, lo stopper di Renzi
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Napolitano, lo stopper di Renzi
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Napolitano, lo stopper di Renzi

L'altolà sui tagli è solo l'ultima puntata del difficile rapporto tra Quirinale e Palazzo Chigi

Il messaggio è chiaro. Il presidente Napolitano vorrebbe poter essere lui a indicare criteri e priorità nei tagli previsti dalla spending review, quelli annunciati da Renzi e quelli delineati dal commissario Cottarelli (e non tutti condivisi dal premier). In realtà i tagli ancora non ci sono. Ci saranno, forse. Si dibatte con fervore e passione su chi e cosa tagliare. Napolitano ne parla all’Ansa, allusivamente, senza specificare, significativamente in coincidenza col dibattito al Senato sul taglio delle province (ma è “taglio” vero?). Ne parla, Re Giorgio, nel pieno della bufera sui super-manager di Stato e sui loro emolumenti. Ne discetta nel mezzo delle polemiche sullo “tsunami” promesso dal sottosegretario Delrio contro la burocrazia, chiosa operativa alla “madre di tutte le battaglie” sbandierata da Renzi (ma non ancora partita) su pensioni d’oro e stipendi da sogno.

Ma a cosa si riferisce Napolitano? Alle province? All’abolizione del Cnel (potremmo fare un sondaggio tra i nostri lettori su quanti sappiano cosa sia il Cnel e cosa faccia realmente)? Al taglio delle teste in tanti carrozzoni di Stato attraverso prepensionamenti, mobilità e licenziamenti? Al taglio dei vitalizi? O ai tagli ventilati nel settore della pubblica sicurezza e difesa? Ognuna di queste voci sembra ricadere, a seconda dei punti di vista, nella esortazione di Napolitano a non procedere “come in passato” a sacrifici “immotivati”, definendo piuttosto organi e servizi “essenziali” per lo Stato. Ma quali? 

Certo, meglio sarebbe stato che Napolitano avesse richiamato tutti alla necessità di farli, i tagli, anziché annunciarli. Prima di vederli realizzati, invece, erige muri, alza asticelle, insinua dubbi. Renzi si affretta a dirsi assolutamente d’accordo, ma a nessuno sfugge che l’uscita del capo dello Stato non sia propriamente “renziana”, non sia un appello in difesa della volontà di Renzi di tagliare il tagliabile, colpire gli sprechi, fare le riforme strutturali. Piuttosto, trattasi di invito alla cautela, a valutare bene, a non precipitarsi a sfrondare. A non ripetere, tagliando, gli “errori del passato” (quali?). Difficile scrollarsi di dosso l’impressione che Re Giorgio abbia voluto dare un altolà a Renzi. E che l’abbia fatto, ancora una volta, come difensore dello status quo. Da coronato campione della conservazione. 

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