Napolitano risponde ai grillini
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Napolitano risponde ai grillini
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Napolitano risponde ai grillini

Le proteste di questi giorni alla Camera hanno alterato il Quirinale. "Fanno ridere il paese". Ma c'è preoccupazione

Di fronte a quel «boia» scagliatogli addosso dai grillini; di fronte alla surreale richiesta di impeachment e agli attacchi forsennati a tutte le istituzioni, come reagisce Giorgio Napolitano?

Cosa pensa in questi amari giorni?

Proprio lui, che con l’eleganza e il garbo dell’ altoborghese ricevette sul Colle anche Gianroberto Casaleggio, che non è parlamentare e neppure leader di partito. Eppure «Lord Carrington», come lo chiamavano nel vecchio Pci, lo accolse con sincera curiosità e anche un pizzico di divertimento. Da uomo che viene dal bel mondo della sua Napoli colta, cenacolo del liberalismo e della intellettualità che ha dato lustro al Paese, se ne uscì il capo dello Stato con un’espressione spiritosa ed elegantemente ironica, tutt’altro che offensiva. «Buon giorno guru…», disse a un Casaleggio,  un po’ intimidito, probabilmente per metterlo a suo agio. E ancora: «Dunque, lei sarebbe il famoso guru, so che lei è molto esperto di internet e io avrei qualche cosa da chiederle…». I Cinquestelle, Beppe Grillo, compreso, quel giorno di luglio, sorrisero. E tornarono contenti dall’incontro. Certo minacciarono tuoni e fulmini poi in una conferenza stampa al Senato, ma niente dissero contro il presidente. Ed ora a freddo quell’ insulto: «Boia»; la formalizzazione della richiesta di impeachment.

Narrano che Napolitano si sarebbe espresso nella cerchia più intima in questi amari giorni con la stessa classe con la quale affrontò «il guru». «Faranno ridere l’Italia», avrebbe detto «Re Giorgio Secondo».

Si conferma «l’uomo che non perde la calma neppure di fronte all’Apocalisse». Così lo definì il suo amico Curzio Malaparte. Proprio in virtù della estrema curiosità che ha sempre avuto non solo per la politica, ma anche per l’arte in generale, e soprattutto per il mondo e la vita, Napolitano, già dirigente comunista,  era amico dello scrittore eretico, dai rapporti molto altalenanti con l’ortodossia di Botteghe Oscure. L’«Apocalisse», di cui parla Malaparte, erano i bombardamenti che misero a ferro e fuoco Napoli, durante la seconda guerra mondiale. Lo stesso Napolitano scrive nella sua autobiografia «Giorgio Napolitano, dal Pci al socialismo europeo» (Laterza): «Sotto i bombardamenti acquisii l’autocontrollo».  Ma anche se non perde la calma neppure di fronte ai «bombardamenti alle istituzioni», da lui sempre anteposte alla politica,  narrano che il presidente sia molto preoccupato.  Il timore è che i Cinquestelle vogliano realmente distruggerle. Che insomma il loro non sia solo un proclama per finire sui giornali. Una risata li seppellirà?  Evidentemente, Napolitano è profondamente convinto che il Paese sia molto più saggio di certi suoi  rappresentanti in parlamento. E lui è uno dei presidenti che più hanno creduto e credono nella forza tranquilla  del Belpaese.

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