Napolitano blinda Alfano e Letta
Napolitano blinda Alfano e Letta
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Napolitano blinda Alfano e Letta

Il presidente, durante la consegna del "Ventaglio" con la stampa, avverte Pd e falchi PdL: "Non ci si avventuri a creare vuoti o a staccare spine"

Evidentemente il partito del voto, sull’onda del caso kazago, il partito di tutti quelli che a sinistra hanno da subito mal digerito le larghe intese per continuare a insistere nel tentativo del governo alternativo con frange di Cinquestelle, aveva fatto i conti senza l’oste. Dal discorso di Giorgio Napolitano, alla cerimonia della consegna del Ventaglio da parte della stampa parlamentare, esce sconfitto  quel partito “capeggiato dal quotidiano La Repubblica che, come ha detto due sere fa alla Camera Fabrizio Cicchitto, aveva “tolto la fiducia al governo”. Quel governo di Enrico Letta e Angelino Alfano che, invece, al contrario il capo dello Stato blinda senza se e senza ma. Ammonisce Napolitano: “Non ci si avventuri a creare vuoti o a staccare spine”. E ancora: “Inviterei coloro che lavorano su ipotesi più o meno fumose o arbitrarie  a non contare su decisioni che quando si fosse creato un vuoto politico spetterebbero al presidente della Repubblica e che io non starò di certo ad anticipare”.

Conclusione: “Non ci si avventuri a creare vuoti, a staccare spine, per il rifiuto di prendere atto di ciò che la realtà politica post-elettorale  ha reso obbligato e per un’ingiustificabile sottovalutazione delle conseguenze  cui si esporrebbe il paese”. Perché “i contraccolpi” anche a livello internazionale sarebbero “irrecuperabili”. Napolitano definisce “inaudita” la vicenda dell’espulsione dall’Italia di Alma Shalabayeva, ma afferma che “è assai delicato e azzardato evocare responsabilità oggettive per dei ministri”. In sostanza difende il ministro dell’Interno Angelino Alfano e l’intero governo.  Critica aspramente, senza nominarlo, il leghista vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, per le affernazioni “indecenti a sfondo razzista e maschilista” nei confronti del ministro Cécile Kyenge.

Un monito il capo dello Stato lo lancia anche al centrodestra. Avverte, altro passaggio fondamentale, che non ci deve essere alcuna “sovrapposizione” tra le vicende processuali di Silvio Berlusconi e la tenuta del governo Letta, il premier di cui elogia la rete di relazioni che ha saputo finora instaurare in Europa e a livello internazionale. “Dovrebbe riconoscersi – afferma il presidente della Repubblica -  che è interesse comune affidarsi con rispetto senza pressioni nè in un  senso nè nell’altro alle decisioni  della corte di Cassazione (attese per il 30 luglio per il processo Mediaset), e affidarsi correttamente chi ha da difendersi all’esercizio dei diritti e delle ragioni della difesa”. Evidente che Napolitano pone un alt ai falchi di destra e di sinistra e invita lo stesso Berlusconi ad affrontare con
pacatezza qualsiasi esito.

Quella pacatezza che però l’ex premier ha già dimostrato quando ha detto nettamente che la sentenza non avrà ripercussione alcuna sul governo di larghe intese.
A uscire più malconcio dal monito di Napolitano, certamente rivolto a tutti i partiti, è però quel partito del voto che alberga a sinistra e che ha preso le sembianze del volto di Matteo Renzi. Che un giorno sì e uno no scalpita contro le larghe intese. Non è un caso che i primi commenti di apprezzamento per il discorso di Napolitano sono stati quelli di due figure autorevoli del Pdl come Mariastella Gelmini, ex ministro e ora vicecapogruppo vicario alla Camera e di Renato Schifani, ex presidente del Senato e attuale capogruppo a Palazzo Madama. La palla ora passa nelle mani del Pd, dialaniato dalle divisioni interne, e atteso domani venerdì 19 luglio alla prova dell’aula al Senato sul caso kazago.

Napolitano certamente seguirà con attenzione. E in ogni caso, secondo attenti osservatori delle cose del Colle, non sarà certo lui il presidente che scioglie le Camere. Come, de resto, ha fatto chiaramente capire lo stesso Napolitano con quel “nessuno ci speri”. Le riforme, per le quali il governo è nato e lui ha accettato il sacrificio di rimanere, sono
l’impegno sottoscritto con gli italiani. E in testa c’è la riforma della legge elettorale, il cosiddetto porcellum sul quale è attesa la sentenza della corte Costituzionale in autunno. E c’è chi assicura che non solo Napolitano non sarà il presidente scioglitore delle Camere, perché non è questo lo scopo del suo secondo mandato, ma soprattutto non consentirà mai di mandare l’Italia al voto di nuovo con Porcellum.

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