L'assordante silenzio del Pd sulle parole di Napolitano
L'assordante silenzio del Pd sulle parole di Napolitano
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L'assordante silenzio del Pd sulle parole di Napolitano

In una lettera di risposta a Bertinotti, il capo dello Stato ribadisce il suo no alle elezioni anticipate. Mettendo in riga (e imbarazzando) i dissidenti del partito democratico

Le parole del capo dello Stato contro le elezioni  anticipate e il partito dell’azzardo di “un governo alternativo” giungono come una staffilata in un parlamento che, nonostante il voto di fiducia al governo sia passato come era prevedibile (427 sì  su 594 presenti e  167 no), rischia di restare bloccato fino a stanotte (i pentastellati sperano addirittura fino a lunedì) dall’ostruzionismo dei Cinquestelle e di Sel (126 iscritti a parlare sugli ordini del giorno relativi al decreto  del Fare). E una volta passato questo, ci sono altri provvedimenti tra cui quello sul finanziamento ai partiti, quello sull’omofobia (che il Pd ritiene importante per riuscire a tenere a bada i suoi sulla tenuta del governo Letta) e soprattutto c’è la modifica dell’articolo 138 per istituire la Bicamerale per le riforme costituzionali, pietra miliare sulla quale è nato l’esecutivo di larghe intese. Il colpo gobbo che tentano i Cinquestelle è questo: cancellare le riforme rinviandole il più possibile per poi cercar di far saltare il banco. Se Beppe Grillo urla: “Bisogna ripulire l’Italia dal letame”, Sel propone che le riforme si riducano alla riforma del Porcellum.

La corsa contro il rischio dell’ingorgo parlamentare ferragostano del governo Letta è frenetica, ma certamente l’ulteriore presa di posizione dalla Val Fiscalina, dove si trova in vacanza , del capo dello Stato di fatto blinda ancora una volta l’esecutivo, dopo la fibrillazione sul caso kazako. Tutti zitti nel Pd, destinatario di un energico passaggio di Napolitano (nella lettera al Corriere della sera di risposta a quella di Fausto Bertinotti che aveva lamentato un presidenzialismo di fatto).

Scrive il presidente della Repubblica:  “Ma c’è bisogno di ricordare l’insuccesso del tentativo dell’on. Bersani  che, ebbe da me, dopo le elezioni di febbraio, l’incarico, senza alcun vincolo o limite, di esplorare la possibilità di una maggioranza parlamentare diversa da quella che poi è stata posta alla base del governo dell’on. Letta?”.  Insomma, un nuovo netto no ai tentativi di fare governi alternativi con i Cinquestelle. Sottolinea, il presidente della Repubblica: “So bene che in caso di crisi resta il ricorso al voto popolare e che da qualche parte si confida sulla possibilità di dare vita così a un’alternativa di governo. Ma di azzardi la democrazia italiana ne ha vissuti già troppi”. E dunque: “Si comprenderà che da presidente – guardando anche a decenni di vita repubblicana – io consideri il frequente e facile ricorso a elezioni anticipate come una delle più dannose patologie italiane”.

Come l’ha presa il Pd, il partito di cui Pier Luigi Bersani fu il segretario che fallì nel tentativo dell’esecutivo con gli stellati? “Tutti zitti. Molti magari faranno buon  viso a cattivo gioco e stringono i denti. Ma possono fare quello che gli pare: la stella polare di Napolitano splende ancora”, dice sotto anonimato un parlamentare. Al voto di fiducia nessun dissidente: “Io Pippo Civati stammatina non l’ho visto, la verità è che ora questi hanno paura delle espulsioni”.

L’unico che fa trasparire un qualche dissenso da Napolitano è il renziano Ivan Scalfarotto: “Dobbiamo avere un nuovo segretario nel 2014, poi penso si possa tornarte a diventare una democrazia dell’alternanza”. Osserva maliziosamente in Transatlantico l’ex deputato Pdl Giorgio Stracquadanio: “La verità che oggi l’oggettivo tandem Corriere-Napolitano ha vinto con un secco uno a zero sul tandem Repubblica-partito della crisi”.

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