Al voto contro Napolitano
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Al voto contro Napolitano

Il Colle starebbe lavorando all'eliminazione "politica" di Grillo, Renzi e Berlusconi. Ma una difesa c'è

Il 7 giugno scorso sulla scrivania di Silvio Berlusconi arrivò un’analisi dello scenario politico firmata da un esponente del Pdl, gran conoscitore delle vicende di Palazzo. L’argomento era la guerra che il Colle avrebbe scatenato nei mesi successivi contro quei populismi che non tollera (nell’accezione ispirata alla sobrietà di Napolitano, è populista chiunque provochi troppe passioni nell’opinione pubblica). In questa logica il Quirinale aveva tre personaggi nel mirino.

Il primo Beppe Grillo, che poteva essere eliminato con una campagna mediatica.

Poi Matteo Renzi, che poteva essere normalizzato seminando trappole nel Pd.

E, infine, il Cav, il più insidioso ma forse anche il più facile da abbattere: si doveva solo aspettare che la magistratura più politicizzata portasse a termine un lavoro cominciato 20 anni fa.

Per mettere in atto questo piano di «normalizzazione», la regia del Colle ha messo in piedi un partito trasversale con dentro una parte del Pd, i centristi e l’ala ministeriale del Pdl (il Cav ha sempre detto che lui ha scelto solo un ministro, Angelino Alfano). Un partito che, nei piani, avrebbe dovuto far fuori facilmente uno alla volta i tre «ismi» che, per loro natura, non possono che essere divisi. È la cronaca di questi mesi.

Solo che alla fine i tre «ismi», cioè Berlusconi, Grillo e Renzi, che continuano a farsi una guerra e a dirsi di tutto, hanno individuato, sia pure in tempi diversi, uno strumento per sottrarsi all’epilogo che il Quirinale ha escogitato per loro: le elezioni anticipate. E, per motivi diversi, continuano ad accarezzare questa idea.

C’è un argomento che mette insieme i tre ismi e li contrappone al partito di Napolitano e Letta: un atteggiamento diverso nei confronti della Ue, meno succube e più attento agli intessi nazionali. Probabilmente i prossimi mesi saranno caratterizzati dallo scontro tra i due partiti trasversali: quello del «Nap» e quello degli ismi. Anche perché i tre ismi non hanno perso la speranza di votare a primavera.

«O Letta porta dei risultati» ripete Renzi ai suoi «o meglio votare: rischiamo di fare la fine di Bersani». «Ho un unico obiettivo in testa» è la confessione di Grillo «votare al più presto». «Non possiamo andare oltre marzo» è la confidenza del Cav «altrimenti rischiamo di non sopravvivere come con il governo Monti». Insomma, non si sopportano ma su due punti sono d’accordo, visto che tutti e tre hanno il pallino fisso del consenso: la diffidenza verso Napolitano e la voglia di votare.

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