Roger Waters, quella volta che Antonioni...
Roger Waters, quella volta che Antonioni...
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Roger Waters, quella volta che Antonioni...

L'esperienza di Zabriskie Point e altri aneddoti nel libro di Giovanni Rossi

Si intitola Roger Waters. Oltre il muro, il libro scritto dal giornalista Giovanni Rossi, in uscita per Tsunami Edizioni. Racconta tutto, mam proprio tutto del bassista e compositore dei Pink Floyd. Dall'inizio della sua vita, fino al marzo ultimo scorso, con tanto di brani consigliati durante la lettura di ogni singolo capitolo.

Ma per conoscere cosa fossero i Pink Floyd nel 1969, non si può trascurare il capitolo dedicato a Zabriskie Point (qui sotto, un estratto dal libro).

Roma è una città che sa affascinare sempre, in qualunque periodo e con qualsiasi predisposizione d’animo la si visiti. Roger se ne accorge subito, quando vola nella capitale italiana insieme ai suoi compagni, chiamato da uno dei registi europei più celebrati del momento, Michelangelo Antonioni. Dopo aver acquisito fama mondiale con lavori come Eclipse, Red Desert e soprattutto Blow Up, Antonioni decide di raccontare a modo suo l’America di fine anni sessanta, con una trama a metà tra la critica sociale e la trasfigurazione metaforica. Quello dei Pink Floyd è il nome che più attrae il regista, incuriosito dall’approccio visuale e psichedelico del gruppo, e così decide di commissionare loro la colonna sonora del film.

Nel novembre del 1969 i Pink Floyd sono a Roma per lavorare sotto la stretta supervisione di Antonioni. In seguito al meccanismo delle prenotazioni dello studio di registrazione, che deve far combaciare i ristretti tempi dell’incisione con gli impegni del regista, i quattro registrano praticamente sempre di notte, tra mezzanotte e le nove del mattino, trascorrendo il giorno a dormire ed il pomeriggio tra le vie di Roma ed il bar dell’Hotel Massimo D’Azeglio, centralissimo e vicino a tutto ciò che può attrarre il turista medio in visita nella capitale: Museo Nazionale Romano, Basilica di Santa Maria Maggiore, Colosseo, Fori Romani, Fontana di Trevi, Teatro dell’Opera. In più il bar dell’albergo è ricchissimo di vini, qualità che interessa ai quattro molto più delle bellezze architettoniche della città, nonché uno dei passatempi preferiti da Roger. «Eravamo a Roma in questo albergo di lusso»,ricorda Waters.«Ogni giorno ci si alzava verso le 4:30 del pomeriggio, volavamo al bar, e ce ne stavamo lì fino a circa le sette. Poi barcollavamo verso il ristorante, dove mangiavamo per circa due ore. Più o meno a metà tra le due settimane, il ragazzo del bar aveva iniziato a capire quello che ci interessava, continuavamo a chiedere questi vini pazzeschi, così alla fine se ne usciva con dei vini davvero folli. Finivamo per ingozzarci di crepes suzettes fino a un quarto alle nove».

Il clima che si è instaurato a causa dell’ambiente ed il rapporto difficile con Antonioni non fanno che ostacolare sempre più il procedere dei lavori ed i Pink Floyd si logorano prestissimo per un progetto su cui non sentono alcun tipo di coinvolgimento da parte del regista. E il risultato è un’agenda che si esaurirà in breve tempo, come ricorda Roger: «Iniziavamo a lavorare verso le nove. Lo studio era a pochi minuti a piedi lungo la strada. Abbiamo finito tutto in circa cinque giorni perché non c’era molto da fare».

Ogni progresso viene presentato ad Antonioni nello studio di Cinecittà, ed il rapporto con il regista italiano si rivela subito problematico. Del resto Antonioni non aveva esitato, solo pochi mesi prima, a liquidare i Doors in modo secco, dopo che Mick Jagger glieli aveva presentati come possibili autori per la sua colonna sonora. Ed ora che si trova ad avere a che fare con i Pink Floyd, tocca a loro scoprire quanto sia ostico il suo carattere. Antonioni non si accontenta mai della prima registrazione e non esita ad esternare le proprie riserve ogni volta che i quattro gli presentano il materiale composto. «Era tutto sempre sbagliato, per quanto in modo coerente. C’era sempre qualcosa che finiva per non essere perfetto».

Roger e Nick si inventano persino alcuni escamotage, come quelli di registrare la stessa traccia con volumi diversi o con alcune variazioni di mixaggio in modo da poter essere pronti in tempo reale a rispondere alle rimostranze del regista.

Alla fine, quasi tutto il materiale composto viene accantonato dal regista, che salva solo la strumentale «Heart Beat, Pig Meat», in cui per la prima – ma non ultima – volta nella storia dei Pink Floyd si può ascoltare il suono del battito del cuore umano, l’insolito country “Crumbling Land” e “Come In Number 51, Your Time Is Up”, un rifacimento di “Careful With That Axe, Eugene”. La stessa sorte viene riservata ai Rolling Stones, il cui brano “You Got The Silver” è presente nel film, ma non nella colonna sonora. In fretta e furia il regista coinvolge Jerry Garcia dei Grateful Dead ed altri autori che entrano nella track list definitiva. Alcuni dei restanti brani composti dai Pink Floyd verranno pubblicati solo in una futura ristampa del 1997.

Che l’intuito di Antonioni in campo musicale non sia pari al suo talento di regista lo conferma la decisione di accantonare la strumentale di Rick “The Violent Sequence”, che di lì a pochi anni diverrà uno dei pezzi più famosi dell’intera discografia dei Pink Floyd con il titolo di “Us And Them”. Roger è sicuro della bontà del pezzo, ma Antonioni lo vede troppo distante dall’atmosfera onirica che vorrebbe avere come commento musicale, esattamente sullo stile di “Come In Number 51, Your Time Is Up” . Il bassista gli chiede spiegazioni. «È troppo triste, mi fa pensare ad una chiesa», è la laconica risposta del regista.

Zabriskie Point non viene accolto bene né dal pubblico, né dalla critica. Il primo praticamente lo snobba, mentre la seconda non perdona al regista una lettura dell’America che sarebbe eccessivamente distorta da uno snobistico punto di vista europeista. Per paradosso, il film resta nell’immaginario collettivo proprio per la scena dell’esplosione finale nel deserto sulle note di “Come In Number 51, Your Time Is Up” a commento dello spettacolare rallentatore finale. E con essa i Pink Floyd.

Alcuni mesi dopo si sparge la voce su un presunto coinvolgimento della band nella colonna sonora di un cartone animato intitolato “Rollo”, la storia di un ragazzo che accompagna le bizzarre avventure del Professor Creator in giro per lo spazio alla ricerca di animali rari da portare in uno zoo intergalattico.«Era una storia magnifica»,ricorda Roger con entusiasmo.«L’idea di base era che c’era questo ragazzo, Rollo, a letto, che inizia a sognare, o forse è tutto vero: all’improvviso il letto si sveglia e ne escono due occhi, e gli crescono le gambe. Poi il letto salta fuori dalla casa e corre giù per la strada, con dei bei movimenti, e infine vola in cielo. E quando ci arriva la luna si sta fumando un grosso sigaro, che ben presto si rivela in realtà un’astronave. Avrebbe potuto essere proprio bello». Purtroppo la serie televisiva non va oltre una puntata pilota montata con le musiche dei Pink Floyd.

Tornati in Inghilterra, i Pink Floyd archiviano la veloce esperienza romana senza troppe remore.

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