Renato Zero, "Amo - Capitolo II": la recensione
Renato Zero, "Amo - Capitolo II": la recensione
Musica

Renato Zero, "Amo - Capitolo II": la recensione

Quindici brani che ti fanno entrare dentro un grande film. O dentro un musical senza tempo

È difficile parlare di Renato Zero frettolosamente, almeno per noi. Il 29 ottobre 2013 ha pubblicato nei negozi "Amo - Capitolo II", in attesa del 26 novembre, momento in cui troveremo il pacchetto completo "Amo - Capitolo III" che includerà "Amo - Capitolo I" e l'album appena diffuso insieme ad alcuni altri contenuti speciali.

Il sapore della biografia che avevamo respirato nel primo album pubblicato nel 2013, continua e diventa trilogia, una saga che si tinge di favola in un momento prolifico per l'artista. Questo album è un musical rock, ricco di contenuti.

Anche questa volta Renato Zero sfodera canzoni (scritte anche con Danilo Madonia, Maurizio Fabrizio e Mariella Nava) che se possibile, hanno intenti ancora più profondi e intensi del primo capitolo. Con una maggiore attenzione allo spessore degli arrangiamenti (Danilo Madonia, Celso Valli, Trevor Horn). 

In un mood assolutamente "classico", apre il disco con "Nuovamente", un brano che accoglie il pubblico utilizzando, con delicatezza, gli strumenti della musica che diventano strumenti dell'amore. Un abbraccio. È un po' il lato B, ma molto più romantico, dell'ormai ben noto "Chiedi di me".

In "Ti porterò con me", c'è il racconto nostalgico del viaggio e del rapporto sentimentale che diventa esplorazione, speranza, linfa per una vita piena di scoperte. In questo momento l'incanto si mescola all'intensità delle emozioni. Incantevole.

Il nostro eccentrico filosofo contemporaneo dà vita a "La fabbrica dei sogni", una canzone che respinge la depressione dei nostri tempi, alla ricerca di nuovi orizzonti basandosi sempre sulle personali possibilità. Renato rifiuta una visione della vita nella quale la speranza non esiste.

I ritmi si mescolano in modo curioso nel brano "Sia neve", dove si avvicina ai toni dell'opera nel ritornello per tornare rock e pieno di ritmo. Un brano enigmatico come lo sguardo di una donna. È come un grande quadro.

"L'eterno ultimo" è una ballad romantica, ispirato alla tradizione standard americana e parla delle grandi figure di riferimento nella vita. Renato in questo pezzo diventa padre e elargisce consigli e ti costringe a riflettere sul tuo presente e sul tuo futuro. "Scommetti sempre, lanciati e saprai chi sei". Emozionante.

Se possibile ancora più struggente, con la sua chitarra e il piano ridondante, "Nessuno tocchi l'amore", un brano che respinge l'aggressività che a volte sta dietro l'amore, la gelosia, le bugie. Solo la lotta alla noia e le emozioni e un po' di creatività possono salvare il mondo.

"Si può" è un viaggio in chitarra acustica, in mezzo alle onde. È un richiamo a prendersi al propria responsabilità con forza. "Ripetiamoci, si può". Un inno non che non esclude i problemi, le difficoltà. La visione di Renato Zero non nasconde mai le curve e i sassi.

Invece "Una volta non ci basta" ha il sapore neomelodico del canto popolare e poi decolla nell'orchestrale, trasformandosi nella colonna sonora di un bellissimo film. "La vita ci ha fatti crescere, l'amore ci salvò", canta. 

Questa è la traccia che dal punto di visto giornalistico ha fatto più scalpore, "Titoli di coda". Renato Zero ormai ci ha abituato alle sua formali accuse. Questa volta oggetto del suo ragionamento è una tv degenerata che ha perso tutta la magia del passato, quando lui era uno dei grandi protagonisti della grande tv. Non usa mezzi termini.

"E mentre l'uomo si spazzola la sua presunzione...". È così che si arriva in "Via degli Sciacalli N.0", un brano ironico e a tratti satirico. Dietro la cornice, c'è un brano delicatissimo che attira l'attenzione dei bambini (ma anche gli adulti). Vi farà davvero sorridere.

"O si suona o si muore" è totalmente immersa nell'ambiente musical, con qualcosa di circense. Renato Zero è al centro della scena e diventa attore di un brano orchestrale divertentissimo e amaro.

Siamo alle battute, ma siamo solo "Alla fine", un brano dalla filigrana importante (speciale) che inventa una storia che racconta l'amarezza di una storia conclusa. La visione di un momento solitamente triste, passa dall'acquisizione della consapevolezza.

Eccoci nel bosco profumato di "AmoR", la canzone che Renato Zero dedica alla sua Roma. Una visione contemporanea e onesta, ma non per questo meno magica. Canta in cadenza, non in dialetto romano. Un incoraggiamento alla città e alle persone che la vivono.

"Il progetto magnifico", è il titolo che con accenni jazz (ma anche molto rock, è un mix particolare) che racconta il sentimento quando tocca l'incomprensione che a volte viene dall'esterno e da chi circonda gli amanti. Anche qui l'atteggiamento è positivo, infonde coraggio.

Una voce distorta ci introduce a "Il principe dell'eccentricità", una saluto biografico che si avvicina ai fan. L'artista scende dal palco e cerca la comunicazione personale con il suo ascoltatore. Il desiderio di conoscerlo, di scoprirlo nel suo profondo. L'applauso, alla fine lo fa lui a noi che, ancora una volta, abbiamo ascoltato cosa Renato aveva di bello (e anche di duro, a volte) da dirci.

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