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Jack White, Boarding House Reach: un colpo di genio - Recensione

Passato, presente e futuro nelle canzoni di uno dei musicisti più creativi ed ispirati degli ultimi due decenni

Per cogliere la natura di qust'album basta la prima canzone, Connected by love, un blues gospel intrigante accompagnato da suoni di keyboards diventati il marchio di fabbrica di decine di rock album degli anni Settanta. 

Si è rintanato in un appartamento senza distrazioni dal mondo esterno, Jack White, che per registrare questi brani ha utilizzato le stesse attrezzature che usava quando aveva 15 anni (un registratore a nastro, un semplice mixer e strumentazioni basic).

Moltissimi i musicisti convolti. Tra gli altri, il batterista Louis Cato (Beyoncé, Q-Tip, John Legend, Mariah Carey), i bassisti Charlotte Kemp Muhl (The Ghost of a Saber Tooth Tiger) e NeonPhoenix (Kanye West, Lil Wayne, Jay-Z), ai synth DJ Harrison e Anthony “Brew” Brewster (Fishbone, The Untouchables), i tastieristi Neal Evans (Soulive, Talib Kweli, John Scofield) e Quincy McCrary (Unknown Mortal Orchestra, Pitbull), i percussionisti Bobby Allende (David Byrne, Marc Anthony) e Justin Porée (Ozomatli), e le coriste Esther e Ann Rose & Regina McCrary del trio gospel di Nashville, The McCrary Sisters. 

Il risultato è un disco estremamente eclettico, una delle perle d'inizio 2018 che passa dall'attitudine New Wave di fine settanta di Everything you've ever learned a un brano recitato come Ezmerelda steals the show. Notevole anche il funk elettronico di Get in the Mind Shaft. Ritmiche complessi, echi jazz, accenni rap, chitarre rock, suoni vintage, pianoforti "pesanti". Non si è fatto mancare nulla il buon White in un disco che è un'esplosione di creatività senza confini di genere. Formidabili Hypermisophoniac e Over and over and over.  

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